Besart Imeri, uccise figlio di 5 anni/ Assolto in appello “Delirio mistico religioso”

- Silvana Palazzo

Besart Imeri, uccise figlio di 5 anni tappandogli naso e bocca: assolto in appello perché “affetto da delirio mistico religioso”. E quindi sarà trasferito dal carcere ad una Rems

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Besart Imeri

Uccise il figlio di 5 anni tappandogli il naso e la bocca per non farlo respirare. Ma Besart Imeri non andrà in carcere, bensì in una struttura protetta. La Corte d’Assise di Appello di Ancona, presieduta da Giovanni Treré, lo ha infatti assolto, giudicandolo incapace di intendere e volere per il delitto di due anni fa a Cupramontana. I giudici hanno, infatti, accolto in pieno i risultati della perizia eseguita dallo psichiatra Renato Ariatti, quindi hanno deciso che il padre di Hamid debba trascorrere 10 anni in una struttura protetta in quanto socialmente pericoloso. Il macedone di 27 anni era stato condannato in primo grado, dal gip di Ancona Francesca De Palma, a 12 anni di carcere col rito abbreviato. Questa sentenza aveva riconosciuto la seminfermità mentale dell’imputato, nel solco della perizia eseguita dalla psichiatra Francesca Bozzi. Invece per il perito di parte Massimo Melchiorri il padre di Hamed presentava una totale incapacità di intendere e volere. Da qui la decisione del legale dell’ex operaio di fare ricorso in appello.

BESART IMERI, UCCISE FIGLIO DI 5 ANNI: ASSOLTO IN APPELLO

L’omicidio del piccolo Hamid risale al 4 gennaio 2018. Il padre Besart Imeri propose al figlio di uscire in auto per acquistare le sigarette, ma la Toyota Yaris non si mosse mai dal parcheggio a pochi metri dalla casa dove il bambino viveva con i suoi genitori, gli zii e il nonno paterno. Il macedone, quando fu arrestato, disse agli inquirenti che una forza sovrannaturale, legata alla sua religione, si era impossessato di lui da mesi fino a spingerlo a commettere il delitto. Hamid fu soffocato sul sedile posteriore dell’auto. Dalla relazione dello psichiatra Renato Ariatti è emerso che il macedone è affetto da un delirio mistico religioso, legato allo stress scatenato dalla perdita del lavoro di operaio e all’arrivo del secondo figli. Ora l’imputato, in seguito all’assoluzione in appello, sarà trasferito dal carcere di Montacuto a una Rems, una struttura sanitaria di accoglienza per chi commette reati ed è affetto da disturbi mentali.



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