BEZOS NELLO SPAZIO/ E la space economy che va oltre le “gare” tra miliardari

- Mario Gargantini

Le gesta trionfalistiche di Bezos e Branson rappresentano la parte più mediatica di quella che ormai molti iniziano a chiamare la “space economy”

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Jeff Bezos (Lapresse)

La data per il primo lancio suborbitale commerciale della navicella di Blue Origin, Jeff Bezos l’ha scelta accuratamente perché fosse simbolica: ieri, infatti, quando lui e i suoi tre compagni di viaggio si sono alzati in volo dalla base spaziale privata di Van Horn (Texas) ricorreva il 52esimo anniversario del primo sbarco umano sulla Luna, un traguardo storico che l’ambizione del fondatore di Amazon a suo modo ha pensato di emulare. In effetti, se voleva davvero riprodurre una tappa storica avrebbe dovuto partire tre mesi fa, il 12 aprile, sessant’anni dopo il primo vero volo umano nello spazio:

Bezos infatti, benché sulla sua navicella campeggi presuntuosamente la scritta “first human flight” (primo volo umano) è solo l’ultimo di una lunga lista di uomini e donne che hanno sperimentato, per tempi più o meno lunghi, il distacco dal nostro pianeta e la permanenza per un po’ di tempo nello spazio. Per Bezos si è trattato di qualche minuto, il volo in totale è durato poco più di 10 minuti; per Gagarin nel 1961 quasi due ore (108 minuti in orbita); mentre il record è dell’americana Peggy Whitson, che ha trascorso a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), in tre periodi, un totale di oltre 650 giorni.

Il volo comunque è stato un successo e si è svolto secondo quanto programmato dai tecnici della Blue Origin, la società che Bezos ha fondato per entrare da par suo nel business dei viaggi spaziali. Il razzo New Shepard ha terminato il countdown poco dopo le 15, ora italiana, e pochi minuti dopo ha raggiunto l’ultimo livello della stratosfera, la mesosfera, e si è affacciato sulla termosfera lanciando per qualche minuto la navicella oltre la fatidica soglia dei 100 chilometri, detta “linea di Karman”, che secondo la Fédération Aéronautique Internationale segna il confine tra la Terra e lo spazio. 

Anche qui qualche confronto può ridimensionare l’orgoglio del miliardario statunitense: lo stesso Gagarin ha orbitato tra un’altitudine massima di 302 km e una minima di 175 km; mentre la nutrita schiera di astronauti che hanno soggiornato sulla ISS – compresi diversi italiani, da Nespoli a Parmitano alla Cristoforetti – hanno viaggiato a circa 400 chilometri dalla superficie terrestre.

Anche sull’altitudine raggiunta c’è tuttavia chi ha da ridire. È noto che appena una decina di giorni fa un altro miliardario con la passione dello spazio, il fondatore della Virgin, Sir Richard Branson, ha bruciato sul tempo il rivale compiendo lui stesso un volo suborbitale a bardo della Vss Unity, il veicolo spaziale col quale la Virgin Galactic entra nel business del turismo spaziale in concorrenza con Blue Origin. Branson è arrivato “solo” a un’altitudine di 86 chilometri che però, secondo lui, può essere ugualmente considerato oltre il confine terrestre e dove anche lui ha sperimentato, per qualche minuto, l’ebbrezza del volo in condizioni di microgravità.

In ogni caso, dopo queste due performance, abbiamo la conferma che l’epoca della conquista dello spazio da parte delle società private è iniziata. Si parla di turismo spaziale e ci sono già programmi speciali e prenotazioni da parte di altri miliardari desiderosi di superare la linea di Karman e di osservare da un oblò l’evidenza della rotondità della Terra.

Ma non si tratterà solo di turismo. Le gesta trionfalistiche di Bezos e Branson rappresentano la parte più mediatica di quella che ormai molti iniziano a chiamare la “space economy”. Con questa espressione si descrive il passaggio dalle attività spaziali viste solo nelle loro valenze scientifiche e avventurose e gestite unicamente dalle agenzie governative (Nasa, Esa, Asi), allo spazio come volano di una serie di attività che, pur mantenendo tutta la loro carica e il fascino dell’avventura scientifica, acquistano anche uno spessore imprenditoriale, industriale e commerciale, diventando occasione di investimenti per privati e scenario delle tipiche operazioni della new economy.

La tipologia delle attività che si possono condurre dallo spazio si arricchisce di nuove voci: oltre alla classica ricerca in campo astrofisico, troviamo sempre più operazioni di monitoraggio ambientale, controllo del territorio, infrastrutture per telecomunicazioni, sperimentazione di nuovi materiali in microgravità. Come pure si diversifica la tipologia delle strutture e degli strumenti operativi e imprenditoriali: si progettano mini satelliti e nascono start-up e società anche di piccole dimensioni che si specializzano nelle particolari attività e nei servizi che si possono sviluppare con le tecnologie spaziali. E il trend non riguarda solo i Paesi più industrializzati: la space economy si sta affermando in tutto il mondo anche, insospettatamente, in aree come quella africana dove si stima che l’economia spaziale crescerà di oltre il 40% nei prossimi 5 anni.

Mentre nuovi attori si affacciano alla ribalta spaziale, c’è chi aveva da tempo fiutato il business e vi si era buttato senza indugi: è Elon Musk, il patron di Tesla, che nel 2002 aveva fondato SpaceX e ora può vantare una consistente flotta di lanciatori e veicoli spaziali con i quali si è qualificata come la prima compagnia privata certificata per il volo umano verso la ISS. Musk non ha in programma esibizioni come quelle di Bezos e Branson, ma non si accontenta di mandare i suoi razzi in volo suborbitale: punta almeno alla Luna e pare che sarà proprio SpaceX a fornire l’astronave del progetto Artemis per il ritorno degli americani sul suolo lunare entro il 2028.

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