Bimba abbandonata in Ucraina dopo utero in affitto/ “Non la sentivo come mia figlia”

- Niccolò Magnani

Utero in affitto, la bimba abbandonata in Ucraina “non la sentivo come mia figlia, cosa c’entro io con lei?”. Ora per fortuna “Luna” sarà adottata

Utero in affitto
Utero in affitto (LaPresse, 2019)

Sarà adottata dalla famiglia affidataria di Torino la piccola “Luna” dopo che è stata partorita 15 mesi fa in Ucraina tramite la maternità surrogata e subito abbandonata dalla coppia italiana che aveva intrapreso la pratica di “utero in affitto”. «Non me la sono sentita più, mi dispiace», ha spiegato la stessa donna a “La Repubblica Torino”.

Il caso è emerso due settimane fa quando la coppia è stata convocata dalla Procura di Novara per chiarimenti (al momento non vi sono né ipotesi di reato né tantomeno indagati): dal profilo giuridico, la situazione è tutt’altro che semplice dato che l’abbandono di minore si può valutare solo incrociando norme e pratiche di leggi comunitarie, internazionali e nazionali. Nel frattempo la Procura assieme al Tribunale dei Minori di Torino, che già hanno curato il rimpatrio della bimba dall’Ucraina all’Italia, stanno avviando le pratiche di adozione dalla famiglia cui è stata data in affido in questi mesi. Si è pure offerta di adottare la neonata Maria Sole Giardini, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, «Non si tratta di come un bambino nasce ma dell’amore che si è disposti a dargli».

LA MATERNITÀ NON “AVVERTITA” E L’ABBANDONO

Ma non sono prima di tutto i dettagli giuridici ad impressionare in questa triste inizio di vita per una povera e innocente bimba: la donna intervistata da “Rep” ammette il vero motivo di questo abbandono improvviso dopo aver avviato e concluso le pratiche di maternità surrogata in Ucraina (ricordiamo che in Italia è pratica vietata). «Non me la sono sentita più, mi dispiace. Non la sentivo come mia figlia, mi dicevo: Che c’entro io con lei? Non ce l’ho fatta»: una resa che alla fine ha fatto desistere anche il marito, tanto da decidere di non volersi più occupare della “loro figlia”. Mentre la piccola viene accudita dalla famiglia affidataria e da una tata ucraina – per attutire il disagio dei primissimi mesi di vita già così complicati – è inutile girare attorno al problema: l’utero in affitto può arrivare a generare casi del genere, se non peggiori. «È una vicenda dolorosa – ha commentato il sindaco di Novara Alessandro Canelli – voglio ringraziare i genitori affidatari e sperare che questa bambina possa ora crescere in maniera sana e armonica». Già, proprio quel “armonico” forse rende bene l’idea del livello serissimo della questione, in questo come in tantissimi potenziali nuovi casi nel futuro: fino a che punto si può estendere il diritto a divenire genitori e fin dove invece si comincia realmente a considerare il diritto (e il bene) di una creatura appena venuta al mondo?



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