BITCOIN & CO./ Dopo Cina e Usa anche l’Ue si schiera contro le criptovalute

- Stefano Masa

L’Ue si prepara a mosse che rischiano di mettere a repentaglio alcuni capisaldi delle criptovalute: l’anonimato e la non tracciabilità delle operazioni

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Perentorio il titolo del comunicato stampa diffuso dalla Commissione europea: “Sconfiggere la criminalità finanziaria: la Commissione riesamina le norme contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo“. Leggendo il documento appare inoltre più perentorio ed eloquente l’indiretto riferimento al mondo delle cosiddette valute virtuali. L’accomunare queste ultime al fenomeno del riciclaggio (e altro) è pressoché evidente: oggi, non essendo presenti normative in materia, la tecnicalità infrastrutturale passa in secondo piano lasciando ampi spazi a tutte quelle attività le cui tracce è bene non siano visibili. 

Approfondendo le tre pagine a firma della Commissione, il tema cripto trova particolare rilevanza rispetto all’intera informativa: attraverso specifici punti, l’attenzione (e preoccupazione) del regolatore è pressoché focalizzata su questo tipo di fenomeno. Infatti, come specificato, «le misure odierne perfezionano l’attuale quadro normativo dell’Ue, adeguandolo alle sfide nuove ed emergenti legate all’innovazione tecnologica, come le valute virtuali, la maggiore integrazione dei flussi finanziari nel mercato unico e la natura globale delle organizzazioni terroristiche».

Inoltre, osservando i prossimi interventi del legislatore, traspare un vero e proprio focus su questa delicata materia. A fronte delle quattro proposte legislative che saranno presentate e dibattute prossimamente in sede di Parlamento e Consiglio europeo è presente uno specifico intervento per il solo mondo delle valute virtuali: «Una revisione del regolamento del 2015 sui trasferimenti di fondi ai fini del tracciamento dei trasferimenti di cripto-attività (regolamento (UE) 2015/847)». 

Oltre a quanto esposto, il comunicato stampa riporta inoltre un nuovo volere che potrebbe stravolgere l’unicità di questo “strumento valutario”: la mancanza di anonimato mediante tracciabilità del detentore. Si legge: «Attualmente solo alcune categorie di prestatori di servizi per le cripto-attività sono soggette alle norme dell’Ue in materia di AML/CFT. La riforma proposta estenderà l’ambito di applicazione di queste norme all’intero settore delle cripto-attività, obbligando tutti i prestatori di servizi all’adeguata verifica della clientela. Le nuove modifiche garantiranno la piena tracciabilità dei trasferimenti di cripto-attività, come i Bitcoin, e consentiranno di prevenire e individuare il loro possibile impiego a fini di riciclaggio/finanziamento del terrorismo. Saranno inoltre vietati i portafogli anonimi di cripto-attività, applicando così in pieno le norme dell’Ue in materia di AML/CFT al settore delle cripto-attività». Di fatto viene bandito l’anonimato sia in forma statica (portafogli) che dinamica (trasferimenti).

Per opportuna e dovuta rilevanza, il documento della Commissione europea evidenzia nuovi interventi sempre in materia di lotta alla criminalità finanziaria attraverso la creazione di una specifica autorità dell’Ue «che trasformerà la vigilanza AML/CFT nell’Ue e rafforzerà la cooperazione tra le Unità di informazione finanziaria (UIF). La nuova autorità antiriciclaggio a livello dell’Ue (AMLA) sarà la centrale di coordinamento delle autorità nazionali, tesa a garantire che il settore privato applichi in modo corretto e coerente le norme dell’Ue». A corollario, anche, l’introduzione di un codice unico in materia di AML/CFT. 

Tra i vari interventi pubblicati dalla Commissione quello che però non convince è l’introduzione del massimale pari a 10.000 euro per i pagamenti in contanti di importo elevato in tutta l’Ue: «Per i criminali i pagamenti in contanti di importo elevato rappresentano uno modo facile di riciclare denaro, in quanto è molto difficile individuare le operazioni. Per questo motivo, la Commissione ha proposto oggi per tutta l’Ue un massimale di 10 000 € per i pagamenti in contanti di importo elevato. Questo massimale a livello dell’Ue è sufficientemente elevato da non delegittimare l’euro come moneta a corso legale e riconosce il ruolo essenziale del contante. In circa due terzi degli Stati membri già si applicano massimali analoghi, anche se di entità variabile, i quali possono rimanere in vigore a condizione che non superino i 10 000 €. Limitare i pagamenti in contanti di importo elevato rende più difficile ai criminali il riciclaggio di denaro sporco». 

L’intero pacchetto legislativo proposto dovrebbe entrare in funzione nel 2024 e la vigilanza prevista poco dopo («quando la direttiva sarà recepita e verrà applicato il nuovo quadro normativo»).

La Commissione europea, attraverso questo suo intervento, sembra ormai decisa a porre un argine alle cripto-attività; l’intento non è solo europeo, bensì a livello mondiale. I recenti interventi messi a segno da parte delle autorità cinesi hanno fatto da apripista ai successivi voleri: non ultimo quello di pochi giorni fa da parte del segretario al Tesoro Usa Janet Yellen artefice di una convocazione delle autorità di regolamentazione in tema di stablecoin e che ha dichiarato: «Mettere insieme le autorità ci consentirà di valutare i potenziali benefici delle stablecoin mitigando allo stesso tempo i rischi che possono porre agli utilizzatori, ai mercati e al sistema finanziario. Alla luce della rapida crescita degli asset digitali, è importante che le varie agenzie collaborino sulla regolamentazione del settore e sulla messa a punto di raccomandazioni per nuove autorità» e ancora – sempre Yellen nel corso di un incontro con la Fed, la Sec, e la Cfct – «C’è bisogno di agire rapidamente per assicurare che ci siano regole appropriate» (Ansa).

L’intento è comune e il recente susseguirsi delle notizie e aggiornamenti sui voleri di ciascun regolatore è all’ordine del giorno: un’imminente stretta è nell’aria? Questione di tempo. Poco tempo.

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