BLOG E CORONAVIRUS/ Complottismo, anche certi cattolici fanno la loro parte

- Silvio Pasero

Di fronte a quanto sta accadendo con l’epidemia da coronavirus, più che le visioni complottiste, serve ricordare la lezione di alcuni Santi

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Foto di fancycrave1 da Pixabay

Caro direttore, in questi giorni di forzata clausura capita di incrociare blog (anche cattolici) dove circolano idee di varia natura sul coronavirus: fioriscono ipotesi controcorrente su origine, terapie, cause dei diversi tassi di mortalità, modalità di contrasto alla diffusione, strumenti economici e provvedimenti legali per uscire dall’emergenza, ecc. Molti di questi blog sono accomunati da una visione “complottista”: le autorità scientifiche sarebbero prevenute verso altre posizioni mentre sul piano economico- politico, “i poteri forti” – una sorta di Spectre 2.0 – sarebbero dietro a molte scelte (un complotto stile quello evocato in epoca fascista: giudo-plutaico-massonico).

Sicuramente è apprezzabile che tante persone anche in buona fede impegnino tempo ed energie per discutere senza dare per scontato ciò che i media “ufficiali” dicono. Ritengo che il fenomeno per le sue dimensioni non possa essere ignorato e liquidato come fake news e, pur senza entrare nel dettaglio delle singole argomentazioni, che gli si debba una risposta.

Nei molti blog sulle tematiche mediche ho trovato varie critiche: alcune irricevibili, altre rispettabili osservazioni, ma a mio parere non possono rientrare nel campo della letteratura scientifica perché non supportati da dati scientifici sufficienti (ineludibili sennò ognuno spara la sua). In generale le critiche alle autorità scientifiche mi paiono fuori luogo: anche i più autorevoli istituti di ricerca medica riconoscono che nessuno sa già tutto su questo virus. Lasciamo che le varie ipotesi allo studio facciano il loro corso, avendo anche l’onestà di dire che non tutto potrà essere spiegato e la verità potrebbe avere molte sfaccettature. Questo vale per la genesi, per come si è propagato\modificato e per la terapia.

Anche sul come si è affrontato questa emergenza, le teorie complottistiche mi paiono fuori luogo. Era inevitabile (si pensi ai casi lombardi) che si prendessero decisioni di lockdown (le file di bare non sono fotomontaggi, le terapie intensive sature non erano fake news) ed era inevitabile che queste procedure venissero poi applicate in via preventiva a tutta l’Italia (il Sud come avrebbe fatto?). Chi ha ipotesi diverse le presenti, ma senza il retropensiero di un complotto. Il tutto poteva essere gestito meglio? Forse sì, ma ragionare con “il senno di poi” è facile.

A riguardo poi dell’ipotesi che una sorta di “grande vecchio” abbia manovrato la cosa per finalità economiche lo escludo. Il capitalismo anglosassone – visti gli effetti – no, i Paesi arabi – visto il crollo dei prezzi petroliferi – men che meno, i cinesi nemmeno (a bocce ferme gli presenteranno il conto per aver taciuto e comunque pagheranno un conto salatissimo: si pensi a tutte le loro attività nel mondo che usciranno fortemente ridimensionate). Che qualcuno dotato di liquidità pensi di avvantaggiarsene comprando a basso prezzo beni prima inaccessibili può darsi. Ma questo avviene normalmente in simili occasioni, da che mondo è mondo. Per altro, chi oggi fa queste operazioni si espone a rischi notevoli: da qui a breve i prezzi degli immobili crolleranno, come pure quelli delle aziende legate al turismo e al tempo libero (i ristoranti cinesi li vedo molto male), l’automotive, le compagnie aeree, ecc. Ma chi ha il coraggio di comprale? Fra quanti anni è previsto il breakeven?

Cosa accadrà? Anche qui gli esiti sono inevitabili. I singoli Paesi, a seconda delle tempistiche di diffusione del virus, una volta approntata la macchina sanitaria (posti letto nelle terapie intensive), finiranno per passare alla fase 2 anche se non del tutto pronti (vaccino sì, vaccino no), accettando “l’immunità di gregge” perché l’economia e la società (le pressioni per un ritorno a uno stile di vita normale – scuole, lavoro, vacanze estive – si faranno via via più forti) non possono ontologicamente sopportare a lungo una clausura forzata. È impensabile si possa attendere il giorno di contagi zero. E questo avverrà esattamente per le stesse ragioni per cui nei secoli si sono succedute tutte le varie esperienze e fasi storiche che conosciamo. Il motore è il desiderio dell’uomo di andare avanti (“Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”, San Benedetto). Le modalità, poi, con cui questo avviene sono figlie del contesto culturale del momento in cui i cambiamenti d’epoca avvengono.

Da tutto ciò traggo queste conclusioni: dal momento della zoonosi (passaggio del virus da un animale all’uomo), ciò che accaduto e accadrà non è eterodiretto. È “inevitabile” nelle sue macrodinamiche. Poteva forse approdare e propagarsi prima a San Francisco piuttosto che a Bergamo, ma nelle sue dinamiche l’esito era nella natura delle cose stante un mondo dove vige il libero mercato (inteso come libero spostamento di merci e persone) e – caduti i muri – globalizzato. Io non so se ho ragione. Ma so che non serve alimentare un clima di sospetto.

Don Giussani ebbe a dire: “Quanta fatica bisogna fare per sostenere la speranza degli uomini!”. Questo è il compito di ognuno di noi, il resto non serve, sono energie sprecate, ora più che mai. Ne va della felicità della nostra vita, perché “la vita dell’uomo consiste nell’affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione” (San Tommaso d’Aquino).

                                                                                                               

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