BORSE & MERCATI/ Azioni, il rialzo che può nascondere un’insidia

- Stefano Masa

Sui listini azionari si sono registrati ulteriori rialzi. È bene però essere prudenti, perché non sempre questo è un segnale positivo

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La settimana che si è conclusa porta con sé – attraverso la schiacciante vittoria di Boris Johnson nel Regno Unito – una nuova prospettiva e definizione di Europa. Una prossima Brexit sembra non aver influenzato l’umore degli operatori finanziari che, nel giorno post-elezioni, hanno premiato inizialmente gli stessi mercati azionari. Solo sul finire di ottava hanno preso forma i primi realizzi riducendo e contrastando significativamente i volumi degli stessi acquisti che avevano caratterizzato le prime ore della mattinata.

Appare evidente a tutti gli osservatori come il Vecchio Continente vivrà il proprio futuro all’insegna di una maggiore instabilità economico-politica soprattutto in caso di maggior sinergia tra il leader britannico e quello di statunitense Donald Trump. Due rappresentanti che, mediante il loro carisma, hanno saputo catalizzare il bisogno degli elettori nel voler stravolgere il sistema. Emblematica la dichiarazione nelle ultime ore da parte dell’inquilino di Downing Street: «Sarà un tempo meraviglioso per il nostro Paese, meraviglioso. E torneremo a svettare sul mondo» (fonte Ansa).

I principali mercati azionari internazionali concludono la settimana in territorio positivo. L’indice domestico Ftse Mib recupera il terreno perduto nel corso delle precedenti negative sessioni weekly. Dopo aver iniziato la propria ottava testando l’area di prezzo indicata a quota 22.946,44, si è potuto assistere nella giornata successiva, a un immediato slancio che ha visto oltrepassare i 23.000 punti. La preannunciata soglia di 23.206,91 (quale price entry) è stata raggiunta agevolando la prosecuzione del trend rialzista di brevissimo periodo con il conseguimento dell’obiettivo a 23.451,85 punti (massimo intraday a 23.487,72 nel corso di giovedì). Particolare interesse a quanto accaduto sul termine di ottava: dopo un’apertura significativamente positiva, i prezzi hanno perso quota, ripiegando a un livello inferiore rispetto alla chiusura del giorno precedente. Il monitoraggio di un eventuale ritorno sotto area 23.233,11 punti potrebbe compromettere l’attuale impostazione rialzista di brevissimo periodo: l’eventuale target ribassista troverebbe un primo livello in corrispondenza di soglia 22.969,47. Positivo il superamento di 23.651,44 con possibile upside oltre i 23.800 punti.

Il mercato statunitense (rif. S&P 500) ha aggiornato i propri massimi storici. La nostra prudenziale view rappresentata nel non aver assunto un posizionamento sul principale indice azionario mondiale appare confermata anche per l’ottava in corso. Consapevoli di un possibile allungo oltre i 3.200 punti rimaniamo in attesa di una prima fase di consolidamento sotto area 3.126,09.

Il future sul Bund ha caratterizzato la propria trascorsa settimana con un’apertura in gap up oltre i 172 punti. L’aver privilegiato uno stato di attesa sul decennale tedesco ci ha ripagato poiché, dopo aver lambito area 173, si è potuto assistere a una significativa flessione dei prezzi edun loro minimo weekly a quota 170,75. Da temere la violazione di soglia 170,70 con serie prospettive negative caratterizzate dal ritorno degli scambi sotto quota 170 punti. Positivo il superamento della resistenza dinamica in corrispondenza di 172,88 con target oltre 173,38 punti.

Il decennale Usa (rif. Treasury Note) completa il set up ribassista da noi ipotizzato mediante la discesa dei corsi che hanno raggiunto i 128,27 punti (minimo weekly a 127,906). L’attuale configurazione grafica (doppio minimo con i livelli di prezzo dello scorso novembre) potrebbe auspicare un posizionamento long in chiave tattica di brevissimo periodo: nonostante ci possano essere le basi per tale ipotesi preferiamo attendere un maggior consolidamento dei prezzi oltre area 129,5. Qualora ciò non si realizzasse, l’eventualità di nuovi minimi, potrebbero essere concreta.

Nuovi massimi trimestrali per il future sul petrolio (rif. Wti). Il paventato scenario di continuazione rialzista dei prezzi del petrolio ha trovato riscontro in particolar modo al termine di ottava. Il target a quota 62 dollari rimane confermato, ma – analizzando l’attuale dinamica degli scambi – potremmo assistere a una prima fase di ribasso qualora si violasse il supporto dinamico posto in area 59,06 dollari. Solo una chiusura superiore a 60,50 dollari potrebbe scongiurare una plausibile fase di ritracciamento in ottica di brevissimo periodo.

Il lingotto è circoscritto in un trading range definito tra la resistenza a quota 1.485 e il supporto in prossimità di 1.460 dollari. Entrambi i livelli di prezzo rappresentano le soglie che, in caso di loro superamento, potrebbero contribuire a un movimento di entità superiore all’1,21% per ciascuna direzionalità. Per l’ottava in corso viene suggerito il monitoraggio e l’eventuale posizionamento.

Il principale cross (Eur/Usd) si è riportato verso quota 1,12 dall’iniziale area posta in corrispondenza di 1,105 (giornata di lunedì). L’ampio Atr fatto registrare nel corso dell’ultima seduta di contrattazioni non ci permette una view operativa caratterizzata da un’accorta gestione del rischio sull’eventuale posizionamento. È auspicabile un ritorno degli scambi in prossimità di 1,1085 per meglio definire un prossimo outlook.

Rinnoviamo la nostra aspettativa nel poter assistere a una prima fase di ribasso (seppur contenuto) al fine di poter riportare gli attuali corsi azionari a una maggior corrispondenza con i livelli dei principali indicatori algoritmici. Il continuo perdurare di un elevato livello di ipercomprato è solo un sinonimo (anticipatore) di potenziali significativi ribassi e non – all’opposto – elemento di forza del mercato.

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