BORSE & MERCATI/ I dubbi da fugare su Vix e bond

- Stefano Masa

Le parole di Powell sembrano aver riportato il sereno sui mercati. Occorre però monitorare l’indice Vix e l’andamento delle obbligazioni

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(LaPresse)

Il tanto atteso intervento del governatore della Federal Reserve Jerome Powel è giunto all’insegna della prudenza. Il simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole ha visto protagoniste le parole del numero uno della banca centrale statunitense che, attraverso toni accomodanti, ha rassicurato la platea finanziaria internazionale: tapering non immediato ma che potrebbe iniziare entro fine anno, rialzo dei tassi di interessi ancora prematuro e inflazione sotto controllo poiché considerata oggetto di una temporanea fluttuazione.

A tali rassicuranti indicazioni i mercati finanziari hanno reagito mediante una corale fase di acquisto: a partire dalla componente equity, fino ad arrivare alla contrapposta asset class bond governativa, per poi vedere coinvolte anche le commodities (l’oro ben oltre area 1.800 dollari) e infine anche il basket valutario con in testa il principale cross Eur/Usd spinto a quota 1,18. 

Partendo dai mercati azionari, la pronta reazione dei listini a stelle e strisce ha fatto registrare nuovi record sia sul principale S&P 500 che sul parallelo comparto tecnologico Nasdaq. Di riflesso, pertanto, lo stesso benchmark MSCI World Usd, beneficiando di queste ultime dinamiche, ha visto i propri corsi concretizzare ennesimi massimi oltre area 3.100 punti ovvero la soglia in precedenza individuata. Gli attuali livelli di prezzo (chiusura weekly a 3.133,67 punti) vedono come fisiologico obiettivo di brevissimo periodo quanto stimato a inizio mese e rappresentato dal secondo target mensile rialzista a 3.175,43 punti quale prioritaria meta per l’ottava in corso; successivamente si potrà assistere a un possibile cedimento con destinazione area 3.000.

Nonostante la serenità del momento, ciò che non convince a pieno è l’andamento registrato dall’indice Vix. Gli scambi persistono nel gravitare con valori al di sopra di una “abituale” media periodale (range tra i 14,5 ed i 15 punti) e, alla vigilia dell’intervento del governatore della Fed, vedevano aggiornati i massimi settimanali andando oltre soglia 19. Ora, avendo concluso a 16,39 punti, si attende una conferma in direzione di quota 15,5 prima di poter decretare lo “scampato pericolo”. 

Nel corso delle ultime ore di negoziazione, a trarre vantaggio della prudenza professata da Jerome Powell sono stati i mercati obbligazionari. Dopo un avvio di settimana caratterizzato da una complessiva debolezza sui singoli futures di Btp, Bund, Long Gilt, Treasury e decennale nipponico, l’ultima seduta ha parzializzato il significativo calo. 

Osservando il JPM GBI Gl. Usd si può facilmente riscontrare il nostro precedente «timore di un più che probabile deprezzamento». La discesa a inizio settimana ha comportato la violazione del primario pivot point a 595,344 con le citate implicite ripercussioni negative che – al momento – appaiono ridimensionate proprio grazie all’intervento del banchiere centrale Powel. Di certo, il ritorno dei prezzi oltre l’indicata soglia favorirà acquisti con potenziale spinta oltre quota 596,26 punti, mentre una mancata continuità rialzista agevolerà il cedimento dell’importante supporto di brevissimo periodo posto a 593,68 con primo target ribassista in corrispondenza di area 592,90 punti.

La trascorsa ottava ha visto un’ottima performance delle materie prime soprattutto perché trainata dal comparto energetico. Il petrolio (rif. WTI), con un minimo a 61,74 dollari, ha successivamente concluso la propria sessione settimanale in prossimità dei propri massimi (oltre 69 dollari) a quota 68,74. Di fatto, l’auspicato rimbalzo con ingresso in area 61,56 dollari ha beneficiato di questa significativa dinamica che, in chiave di breve termine, potrebbe ulteriormente apprezzarsi andando a ritoccare soglia 71,57 dollari. Prescindendo da quest’ultimo scenario, l’upside finora compiuto impone un’attenta gestione della posizione suggerendo, pertanto, una prudenziale riduzione pari al 50% dell’intera size detenuta. Sul comparto metals (rif. preziosi), il lingotto è “entrato in portafoglio” attraverso la rottura a 1.795,70 dollari. Un ulteriore ingresso viene individuato in prossimità di quota 1.835 con successivo take profit (complessivo) in area 1.849,99 dollari. A partire da questa ottava, anche l’argento viene monitorato con possibile buy signal al superamento di soglia 24,16. Sempre nel comparto metals ma con riferimento ai “non preziosi”, da rilevare i nuovi massimi dell’alluminio che hanno visto confermata la nostra precedente view. Il positivo outlook sul nickel viene rinnovato e, a quest’ultimo, si affianca un ulteriore long sul rame qualora dovesse oltrepassare la resistenza statica posta a 434,40. 

Guardando al forex, il rapporto Eur/Usd ha invertito la rotta raggiungendo al termine della settimana area 1,18; purtroppo l’attesa di 1,164 quale price entry da noi indicato non si è concretizzato (minimo weekly a 1,169) e attualmente riteniamo a premio il recente rally intraday dell’ultima seduta. Segnaliamo il supporto dinamico a 1,1752 come potenziale soglia short con primo target a 1,1706. Possibilità long, invece, mediante rottura di area 1,1807 (obiettivo a 1,1884). Sul cross Gbp/Usd viene monitorato l’eventuale superamento di 1,3798 (buy signal) con take profit a 1,3884.

Le prossime sedute dovranno confermare la positività emersa in queste ultime ore e, come sottolineato dal governatore della Fed Powel, l’attenzione si focalizzerà sul delicato tema riconducibile al versante dell’occupazione Usa. Doveroso mantenere uno sguardo attento all’evoluzione del comparto obbligazionario che non sembra ancora maturo, mentre sul mercato azionario eventuali significativi ribassi (variazioni superiori all’unità) saranno ritenuti opportunità di acquisto frazionato. 

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