Brindisi, medico picchiato in ospedale/ Vietava ingresso a parenti di vittima Covid

- Niccolò Magnani

Caos al pronto soccorso “Perrino” di Brindisi: medico picchiato dai parenti di una donna morta per Covid per averli impedito di entrare in ospedale

ospedale Brindisi
Brindisi, ospedale ‘Perrino’ (foto Sanità Regione Puglia)

CAOS AL PRONTO SOCCORSO DI BRINDISI

Vieta ai parenti di una donna appena morta (positiva al Sars-CoV-2) di entrare in ospedale per via delle norme anti-Covid: il medico viene così picchiato selvaggiamente dai quegli stessi familiari, considerati “contatti stretti” della donna e dunque impediti all’ingresso del pronto soccorso.

È accaduto all’ospedale Perrino di Brindisi, appena fuori dal reparto Covid in cui si trovava ricoverata i gravi condizioni una donna di 52 anni: i tentativi di rianimazione del persone purtroppo non sono riusciti a salvarla. Al dramma si è aggiunto però il triste epilogo: prima viene impedito ai parenti di salutare la loro cara defunta, in virtù delle regole anti-Covid vigenti nel nosocomio brindisino, poi la furia dei familiari della donna si abbatte sul medico che si era opposto alloro ingresso «per motivi di sicurezza». Sono poi le fonti dirette dell’ospedale all’ANSA a confermare che «siccome la signora era positiva al Covid e i parenti erano, quindi, considerati contatti stretti». Un suo parente ha comunque cercato di scavalcare l’ingresso sferrando un pugno al volto e un calcio all’addome al medico che gli intimava di rimanere fuori: 10 giorni di prognosi per i colpi subiti.

SANITÀ PUGLIA IN DIFESA DEL MEDICO

Sono subito intervenute a quel punto le guardie giurate dell’ospedale Perrino, chiamando la polizia e denunciando l’uomo aggressore. La direzione generale della Asl «esprime solidarietà al personale della struttura di Medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza». Indignazione e polemiche sono poi esplose dopo la giornata di tensione vissuta ieri nell’azienda ospedaliera di Brindisi: secondo Mauro Vizzino, presidente commissione Sanità della Regione Puglia, «l’aggressione costituisce la conferma della assoluta necessità di garantire sicurezza a chi mette a repentaglio la propria vita per tentare di salvare quella degli altri. Non è immaginabile continuare ad inviare al ‘fronte’, medici, infermieri ed ausiliari – a cui va la mia convinta solidarietà – senza assicurargli condizioni di salvaguardia della propria incolumità». Sempre secondo il rappresentante della sanità pugliese, un medico picchiato per siffatti motivi necessita a questo punto «l’apporto permanente delle forze dell’ordine, non è più rinviabile. Tra l’altro, l’aggressione odierna, come quelle accadute in precedenza, non può essere in alcun modo giustificata con il livello di congestione della struttura ospedaliera. Gli autori vanno puniti». Polemiche va detto restano anche sull’altro fronte: resta inqualificabile e sempre sbagliato praticare la violenza, specie con chi sta semplicemente facendo rispettare delle regole, ma occorre forse ripensare le norme stesse in casi di emergenza come quelli che vedono un decesso e una semplice richiesta di un ultimo saluto da parte dei parenti più stretti.







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