Bruzzone “Liliana Resinovich non si è suicidata”/ “Forse usata sostanza ‘invisibile’”

- Davide Giancristofaro Alberti

Sul caso di Liliana Resinovich è intervenuta la criminologa Roberta Bruzzone che non crede alla teoria del suicidio come invece sostenuto dalla Procura

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Roberta Bruzzone a Estate in Diretta

Ha lasciato diversi dubbi la conclusione della procura di Trieste sulla morte di Liliana Resinovich, la donna che a gennaio di quest’anno è stata trovata senza vita nei boschi, dopo essere sparita da casa il 14 dicembre precedente. Estate in Diretta, programma in onda su Rai Uno da lunedì a venerdì di pomeriggio, ha interpellato a riguardo la nota criminologa Roberta Bruzzone, che assolutamente non crede alla tesi del suicidio, definendo la situazione ancora più incerta rispetto a prima, dopo la conclusione degli inquirenti: “Quest’autopsia – afferma Roberta Bruzzone in diretta tv sul primo canale – più che sciogliere i dubbi li alimenta”.

La criminologa si dice stupita dal fatto che sia stata cambiata radicalmente la data di morte: “Questo cambio di rotta circa l’epoca temporale della morte, inizialmente il decesso era il 14 dicembre, giorno della scomparsa… è in giro senza carte di credito, fede nuziale, senza un cambio, dove è stata per 19 giorni nel gelido inverno triestino per andare a morire a 2 km da casa con questa modalità anomala?”, aggiunge riferendosi al fatto che il suicidio sarebbe avvenuto a gennaio, poche ore prima il ritrovamento del cadavere di Liliana Resinovich.

LILIANA RESINOVICH, BRUZZONE: “NON CI CREDERO’ MAI A QUESTA TESI”

“C’è qualcosa non torna e oggi torna ancora meno – ha continuato Roberta Bruzzone – io spero che la procura decida di andare a fondo e stabilisca dove è rimasta questa donna per 19 giorni, fino a quel giorno non possiamo parlare di suicidio. Non ci si può suicidare così, la ricostruzione letta sui giornali è discutibile per non dire altro”.

“La causa di morte per asfissia non regge, qui ci deve essere un altro elemento che forse non è stato individuato – spiega la criminologa riferendosi a Liliana Resinovich – è possibile che sia stata usata una sostanza per stordirla o intossicarla, e chi si occupa di questi casi sa che esistono sostanze che non sono tracciabili se non nelle 12 ore del decesso, non è possibile che una donna si è uccisa 19 giorni dopo, non ci crederò mai”.







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