BTP/ Perché lo Stato non rinuncia alle tasse per proteggerci dall’inflazione?

- Stefano Masa

L’inflazione crea problemi anche ai risparmiatori. Lo Stato italiano potrebbe aiutarli con una mossa molto semplice, anche se onerosa per il fisco

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La sede del Mef (Lapresse)

Niente si dà più liberamente dei consigli. A questa massima di François de La Rochefoucauld potrebbe essere accostata la proposta del Presidente della Consob Prof. Paolo Savona che, attraverso il suo discorso in occasione dell'”Incontro annuale con il mercato finanziario“, ha voluto illustrare un possibile strumento a tutela del risparmio rispetto al rischio inflazione. L’intero intervento del numero uno di Consob, oltre la premessa, si è articolato mediante l’approfondimento di otto punti. Di questi ultimi, ben due, hanno visto una particolare focalizzazione sulla sempre attuale e quotidiana inflazione. 

Doveroso, però, riprendere un primo inciso: «La globalizzazione ha consentito il miglioramento dello standard di vita di larghe fasce della popolazione mondiale, riducendo in misura significativa la povertà; si preferisce invece sottolineare che essa ha favorito l’espandersi della ricchezza di pochi, un risultato socialmente insoddisfacente, ma non nuovo nella storia dello sviluppo reale dei paesi del mondo». Se tale constatazione ha visto quasi sempre un un proprio senso (e seguito) nel corso della “storia”, oggi, con i livelli di inflazione finora raggiunti, ha ulteriormente amplificato “il bisogno” di nuove forme di protezione. E proprio in tal senso giunge la proposta del Regolatore “Per tutelare il risparmio dall’inflazione non si possono attivare gli strumenti tradizionali in misura sufficiente” (rif. quattro del discorso): «Si deve trovare una via alternativa per impedire che l’inflazione, la tassa iniqua che viola i principi fondanti della democrazia, colpisca la stabilità finanziaria e reale, erodendo i due pilastri su cui si basa la nostra crescita e il welfare». 

Ma tutto questo, come? Attraverso il ricorso di “Una proposta alternativa a una stretta di politica monetaria e fiscale: un portafoglio che si auto-protegga dall’inflazione” (rif. cinque del discorso) «nel cui ambito gli investimenti in titoli di proprietà svolgono una funzione primaria. La proposta prevede una composizione equilibrata tra attività mobiliari e immobiliari, affidando la redditività agli andamenti dell’economia reale, così alleggerendo la politica monetaria del peso di manovre inusuali sui tassi dell’interesse».

La proposta del Presidente Savona, a una prima interpretazione, potrebbe apparire come un rimedio alternativo ai già presenti strumenti finanziari in dote ai risparmiatori. Di fatto, però, lo stesso Professore ha immediatamente precisato che: «Ovviamente emissioni di BTP indicizzati all’inflazione interna, come quella programmata per questa settimana, sono ben gradite dai risparmiatori perché proteggono per un lungo periodo il valore reale dell’investimento, testimoniando fiducia nella solidità del debito pubblico e ricevendo conferma, da parte delle autorità, della fondatezza dell’istanza protettiva qui caldeggiata». Si tratta di un chiaro messaggio che non vuole escludere e neppure screditare la validità di quanto già presente, ma, nonostante questo chiarimento, il dubbio – soprattutto tra gli addetti ai lavori – potrebbe sorgere. 

Un primo e fondamentale interrogativo potrebbe essere riconducibile alla complessità di questa “nuova proposta” specificatamente in termini di adeguatezza e appropriatezza in dote ai risparmiatori: tutti potranno attingervi o solo i più specializzati? Soddisfare le esigenze di molti (ovvero tutti) sarebbe un passo fondamentale. Attualmente, anche se potrebbe essere presto, “la proposta” non può essere scartata, ma, anzi, tutti, e ripetiamo tutti, dovrebbero mettersi al lavoro per creare la migliore soluzione consapevoli che, con il trascorrere del (troppo) tempo, l’effettiva validità del nuovo strumento perderebbe inevitabilmente appeal tra i potenziali interessati.

Nel frattempo, però, al fine di poter ottimizzare il (poco) tempo a disposizione, e soddisfare al meglio le esigenze (attuali) del risparmiatori, un pronto e immediato intervento si potrebbe già attuare. Ovvio che chi scrive non ha alcun proposito e intento elitario nel distinguersi rispetto agli attuali attori, ma, in situazioni di crisi, è opportuno raccogliere più idee possibili. 

Per la “nostra proposta” non occorre molto lavoro, bensì, un semplice tratto. Una riga. Oppure, ancora meglio, una banale e voluta omissione. Nello specifico: a partire dalle prossime emissioni di titoli di Stato italiani (soprattutto quelle legate all’inflazione) perché non modificare – subito – un elemento che, per il risparmiatore, potrebbe rappresentare una immediata “copertura dell’inflazione”. Quale? Quello sul cosiddetto “Regime fiscale” che, come attualmente indicato nella prevista Scheda informativa vede un «12,5 per cento, come per tutti i titoli di Stato». Bene, se in momenti di crisi è necessario un sacrificio, almeno per questo tipo di emissioni e per tutti coloro che decidessero di mantenere il titolo fino alla scadenza (se sottoscritto in collocamento), riteniamo che un vero e proprio “premio fedeltà” possa essere rappresentato dallo Stato italiano che, rimettendoci, accetti di non incassare nulla (dal punto di vista fiscale) da questi risparmiatori. 

Siamo consapevoli di questa nostra “proposta azzardata”, ma, in situazioni anomale come l’attuale, il sacrificio accomuna tutti e pertanto la soluzione deve essere condivisa. Oggi, ma, come sempre: a chi consiglia, non gli duole il capo. Solo e soprattutto oggi, però, la miseria stuzzica l’ingegno. 

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