GOLDEN GLOBE/ Il fenomeno Avatar dà una lezione al provincialismo italiano su Baaria

- Antonio Autieri

Nessuno credeva che Avatar potesse avere tanto successo. Fino a quando non è uscito nelle sale. E ha sbancato - oltre ai botteghini - i Golden Globe, accaparrandosi i premi principali. In Italia, intanto, cìè amarezza per la mancanza di assegnazione di premi a Baarìa

Avatar_Golden_GlobeR375 Il cast di Avatar ai Golden Globe

Il provincialismo italiano fa danni anche nel cinema. Come sempre, i commenti sui recenti Golden Globe partivano dalle lamentazioni sulla sconfitta dell’italiano. Nella fattispecie Baarìa di Giuseppe Tornatore, superato da Il nastro bianco di Michael Haneke come miglior film in lingua straniera nelle votazioni dell’Associated Foreing Press a Los Angeles. E invece la notizia era la vittoria, fino a qualche giorno fa a sorpresa, di Avatar di James Cameron nelle due categorie principali: miglior film drammatico e migliore regia. In realtà la corsa a sbriciolare nuovi record di incassi in tutto il mondo e il forte consenso di pubblico aveva fatto pensare che, come ai tempi di Titanic, la stampa straniera a Hollywood avrebbe premiato il film più popolare.

E che segna un deciso passo avanti nell’innovazione tecnologica, aprendo una nuova era per effetti speciali e utilizzo di macchinari tecnologici (esaltati in particolare dalle proiezioni nei locali che dispongono del 3D). Fino a qualche tempo fa i favoriti i favoriti per il miglior film sembravano Tra le nuvole di Jason Reitman (che si è consolato con la miglior sceneggiatura) e The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, con Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino in rincalzo.

Ovvero un grande esempio attuale di cinema hollywoodiano sul presente, capace di utilizzare una star come George Clooney per parlare di questioni che interessano alle persone normali (il lavoro, la crisi, i sentimenti, la famiglia, la difficoltà di avere legami, la tentazione dell’individualismo affettivo); il film sulla guerra in Irak clamorosamente snobbato alla Mostra di Venezia 2008 e in parte maltrattato come “troppo” poco anti-Bush (e invece è un gran bel film: teso, ben diretto e recitato, a tratti commovente nel rappresentare con pietà il dolore e l’angoscia della guerra: magari un suo anche parziale successo agli Oscar potrebbe far cambiare idea a chi lo ha considerato un “filmaccio” di propaganda senza valore); e l’ultima “pazzia” del regista di Pulp Fiction, capace di stravolgere la storia con il suo travolgente racconto che mischia suggestioni cinematografiche, generi e temi “importanti” (la guerra, il nazismo, la persecuzione degli ebrei) grazie a sceneggiatura eccellente, ritmo e grandi attori.

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E invece ha trionfato Avatar, un ottimo vincitore anche solo per la capacità di rinnovare completamente il cinema di genere e perché riporta nelle sale cinematografiche persone che non ci mettevano piede da tempo, suscitando entusiasmi degni di epoche passate. Il film di Cameron lancia così la sua forte candidatura ai prossimi premi Oscar, assegnati invece dal meglio dell’industria cinematografica americana. Tra gli altri premi, stupisce la vittoria come miglior commedia di Una notte da leoni, rivelazione al botteghino Usa dell’estate scorsa: che la stampa e la critica straniera a Los Angeles – gente preparata, insomma – prediliga una commedia irriverente e sopra le righe (sicuramente divertente, ma anche con momenti spesso volgari) invece per esempio di un gioiellino come (500) giorni insieme lascia molto perplessi.

Non sono mancate le sorprese neanche nei riconoscimenti assegnati agli interpreti: come miglior attore drammatico è stato preferito Jeff Bridges per Crazy Heart (non si sa se e quando uscirà in Italia) al favorito George Clooney che in Tra le nuvole regala la sua miglior prova; come migliore attore brillante si può concordare su Robert Downey Jr. per il suo Sherlock Holmes, ma personalmente abbiamo trovato superiore il Matt Damon di The Informant! Per Sandra Bullock, premiata per la migliore performance drammatica per The Blind Side (altra rivelazione dell’anno in America) la sorpresa è stata “a monte” per un’attrice considerata sempre versata nella commedia (dove è tornata su buoni livelli nel recente Ricatto d’amore) e considerata poco credibile come interprete di drammi. Anche se in passato aveva dato un’ottima prova di sé in Crash.

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Non sorprende invece il premio a Meryl Streep come attrice di commedie: non certo una novellina, essendo giunta alla sua settima vittoria, cui si aggiungono altre 18 nomination (e anche i due premi Oscar…). Pur molto brava, in Julie & Julia non passa certo alla storia. Ma non aveva grandi rivali, se la più temibile era se stessa in È complicato… Come non protagonisti, fra le donne ha vinto la cantante-attrice Mo’nique per il film Precious. Noi avremmo preferito l’affascinante e puntuta Vera Farmiga che duella con Clooney in Tra le nuvole. Senza gara, invece, l’attore non protagonista: Christoph Waltz (il nazista perfido e suadente di Bastardi senza gloria) aveva prenotato ogni possibile premio (anche l’Oscar pare sicuro) fin dalla prima proiezione al festival di Cannes.

Tarantino l’ha scoperto e ora il cinema sa di poter contare su un interprete di straordinario talento. Altrettanto senza gara è sembrata la categoria “miglior film d’animazione”: Up, che poteva tranquillamente concorrere direttamente tra le migliori commedie (o tra i drammi? Non è facile scegliere…), ha vinto a mani basse, e si è portato a casa anche il premio per la miglior colonna sonora, firmata da Michael Giacchino. Due premi come Avatar. Due premi ai due film che hanno caratterizzato il 2009 a Hollywood, superando i confini dei generi e della tecnica. E che hanno mostrato, però, come racconto ed emozioni sono il vero punto di differenza.

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Ecco tutti i vincitori dei premi cinematografici

(i Golden Globe premiano anche film e serie per la tv):

 

Miglior film drammatico: Avatar
Miglior regista: James Cameron
Miglior film commedia o musical: Una notte da leoni
Miglior attrice protagonista in un film drammatico: Sandra Bullock (The Blind Side)
Miglior attore protagonista in un film drammatico: Jeff Bridges (Crazy Heart)
Miglior attore protagonista in una commedia: Robert Downey Jr. (Sherlock Holmes)
Miglior attrice protagonista in una commedia: Meryl Streep (Julie & Julia)
Miglior sceneggiatura: Tra le nuvole
Miglior attore non protagonista: Christoph Waltz (Bastardi senza gloria)
Miglior attrice non protagonista: Monique (Precious)
Miglior canzone: The Weary Kind (Crazy Heart)
Miglior Colonna Sonora: Michael Giacchino (Up)
Miglior film straniero: Il Nastro Bianco (Germania)
Miglior cartone animato: Up
 





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