CHE BELLA GIORNATA/ Checco Zalone tra le guglie del Duomo mette in gioco il suo umorismo cattolico

- Antonio Autieri

Il pregio di Nunziante e Zalone, afferma ANTONIO AUTIERI, è che sono credibili e garbati, scherzano su tutto ma senza essere mai volgari

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“Sono cattolico… Un umorista, ma umorista cattolico… E questo ci ha aiutato a girare sul Duomo di Milano”. Era sorpreso dalle risate, come se scherzasse, alla conferenza stampa di presentazione del film il regista e sceneggiatore Gennaro Nunziante, dal 5 gennaio nei cinema con la sua seconda pellicola Che bella giornata, ancora con la nuova star della comicità Checco Zalone. Dopo il grande successo a sorpresa di Cado dalle nubi, tornano in grande spolvero (il film esce in 850 sale!) e stavolta hanno molte più attenzioni su di loro: il che è positivo ma pericoloso, in genere. E loro, che hanno scritto il film insieme (Zalone firma la sceneggiatura con il vero nome, Luca Medici), confermano le doti del primo film, anzi aumentando il livello di qualità e anche di rischio.

Se in Cado dalle nubi si scherzava sui leghisti (e questo è facile, non sono i primi a farlo) e sui gay (e questo è invece politicamente scorretto), con caustica bonarietà – ossimoro  perfetto per loro – stavolta si impegolano in una vicenda spinosissima, che tocca addirittura il terrorismo islamico e anche le missioni militari italiane in Iraq. La storia: Checco Zalone (si chiama proprio così il protagonista) si occupa di sicurezza in una discoteca brianzola (ovvero, fa il buttafuori) ma ha grandi ambizioni. Il concorso da carabiniere lo fallisce regolarmente, ma grazie alla madre si fa assumere alla Curia di Milano come guardia giurata. Ma è un pasticcione, e finisce tra le guglie del Duomo. Un posto ideale per tenerlo alla larga da guai? In teoria; in realtà un gruppo di musulmani, che per una loro vendetta vogliono “far saltare la Madonnina”, lo prende di mira: lui, rozzo e non particolarmente intelligente, può essere l’inconsapevole strumento dei loro piani. E quindi la giovane e bella Farah entra in contatto con lui. Che se ne innamora, con una serie di conseguenze che lasciamo alla sorpresa degli spettatori…

Fra i problemi del film, non solo girare davvero tra le guglie del Duomo di Milano (cosa riuscita a pochissimi) ma soprattutto a conquistarsi la fiducia della Curia di Milano (il vescovo, cardinale Rosselli, lo interpreta Tullio Solenghi) con una storia rischiosa, sotto vari aspetti. È qui che entra in scena anche Nunziante “umorista cattolico”, che intelligentemente aveva promesso in Curia: «Vi prenderemo in giro (lui ha usato un’espressione più colorita…, n.d.r.), ma bonariamente. Perché anche sui noi cattolici si può scherzare, ce ne sono di cose…». Ma si scherza (speriamo che nessuno se la prenda) con il terrorismo islamico e con i musulmani in genere (distinguendo, giustamente, tra le due cose: e l’evoluzione del personaggio di Farah, a rischio della scontata accusa di buonismo, è molto bella), e anche sui militari. Anche qui, il personaggio del militare che va in missione per pagare il mutuo e per sfuggire alla moglie petulante potrebbe far scattare polemiche, ingiustificate: ma la qualità comica, delle battute e di Rocco Papaleo che lo interpreta, dovrebbero convincere tutti che non è il caso.

Il pregio di Nunziante e Zalone/Medici è che sono credibili e garbati, scherzano su tutto ma senza essere mai volgari, anzi le scurrilità apparenti (per esempio nelle canzoni, geniali, che anche stavolta diventeranno dei tormentoni come in “Se mi aggiungerai”: «Se inventavo io Faceboòk una regola avrei messa, niente foto sul profilo se sei cessa…») sono acute e mai stupide, “castigando” i costumi come non fanno i comici “guru”: quelli che fanno politica e vogliono insegnare al popolo come si sta al mondo, quelli che Zalone mette sempre alla berlina. Non che non si occupi mai di politica – come sa chi lo segue in tv da anni, a Zelig e prima ancora nella pugliese Telenorba, o lo ha scoperto su Internet – con le sue parodie di Nichi Vendola o la sarcastica canzone su Berlusconi e la D’Addario, o la Taranta del Centrodestra. Ma non lo fa, letteralmente, per partito preso. Ma per far ridere, che è il mestiere di un comico, con un’idea semplice, smontando interpretazioni altisonanti che fanno sorridere lui e Nunziante: «L’idea di partenza è quasi una barzelletta, un plot semplicissimo… Il terrorismo a contatto con un terrone… Il nostro scopo è far ridere, dall’inizio alla fine. Ed è una cosa difficilissima».

Dietro Che bella giornata, infatti, c’è un lungo lavoro di sceneggiatura, cura nei dialoghi e nelle battute (anche quelle, rischiosissime, a base di strafalcioni: quanti ne abbiamo visti di film così?), una storia vera con un percorso in crescendo che finisce in maniera significativa (e a sorpresa), senza voler dare messaggi ma dicendo – eccome – delle cose precise, anche nei personaggi secondari. Per esempio: un amico di Checco è afflitto dall’essere ancora vergine: immaginate come questo spunto poteva essere svolto in altre commedie italiane? Lo spunto non viene lasciato cadere, ma sorprende nell’epilogo anche di questa vicenda minima… Personaggi secondari interpretati da attori di grande livello, diretti in maniera impeccabile (la cura sugli attori è proprio un tratto distintivo di una commedia di serie A rispetto a operazione furbesche e sciatte): oltre alla bella e brava Nabiha Akkari (tunisina che vive in Francia) nei panni di Farah, e ai già citati Solenghi e Papaleo, sono sottolineare le prove di Ivano Marescotti (già in Cado dalle nubi, nonché spalla di grandissimo valore in tanti film, per esempio con Benigni), Michele Alhaique giovane prete, l’amico “nerd” pugliese Luigi Luciano, Anna Bellato (la giovane brianzola innamorata di Checco), Paolo De Vita…

E se in Benvenuti al sud si scherzava su nordisti e sudisti, qui si torna a picchiare (ovviamente, sempre con affetto) anche sull’amata Puglia, e sui difetti di tutto il meridione, dalla raccomandazione elevata a metodo di vita alla mania del mangiare e di fare festa: quando la storia si trasferisce momentaneamente da Milano ad Alberobello per un battesimo il film si impenna in trovate anche geniali, come il cantante Caparezza costretto a cantare Sarà perché ti amo e non amarmi…
E quando si torna a Milano, alla ricerca di una non facile “chiusa” all’intricata vicenda della storia impossibile tra Checco e la bella ma misteriosa Farah, le soluzioni scelte sono intelligenti, argute, perfino emozionanti. E Zalone si conferma un comico conquistato alla causa del cinema, non il solito “comicarolo” che cerca nel grande schermo di lucrare sulla sua popolarità televisiva.

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