SERIE A/ Quella lotta per lo scudetto orfana di Inter e Roma

- La Redazione

Una corsa a due con un ospite inaspettato: questa la forma che sta assumendo il campionato. Ma lungo la strada si sono già persi protagonisti eccellenti? Il punto di SANDRO BOCCHIO

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Antonio Di Natale (foto Ansa)

Una corsa a due con un ospite inaspettato: questa la forma che sta assumendo il campionato italiano. Le due indiziate per lo scudetto sono ovviamente Juventus e Milan, l’ospite inatteso è l’Udinese. Un quadro che – ripetiamo – dovrebbe vedere i friulani come la squadra destinata prima o poi a staccarsi. In questo momento prevale il poi, vista la rinnovata capacità di fare punti in trasferta tornata a rafforzare un cammino che in casa ha finora visto sei vittorie in altrettante partite. Ma il confronto pare favorire ancora le due big, visti la forza dell’organico e il peso politico di cui godono.
La Juventus doveva dare una risposta all’attacco rossonero: nelle ultime otto giornate, il Milan ha collezionato sette vittorie e un pareggio (quello di Firenze). Un cammino fatto di 24 reti realizzate e, soprattutto, delle ultime quattro uscite senza incassare gol. Un rapporto che mette la squadra di Allegri sul livello delle grandi d’Europa e che sottolinea i nuovi equilibri raggiunti da un gruppo che ha metabolizzato l’addio al regista (Pirlo) e che ha in Ibrahimovic un leader convincente e convinto, dopo i mal di pancia sofferti qualche tempo addietro. E a proposito di Pirlo, c’era curiosità per vedere come la Juventus avrebbe affrontato il primo passaggio stagionale senza il suo punto di riferimento in campo. Con il Cesena la fatica c’è stata, perché il gioco si è sviluppato con minore fluidità. Ma non è mancata la solita rabbia agonistica che ha messo gli avversari in un angolo, incapaci di qualsivoglia reazione. Una determinazione ottimamente impersonata da Marchisio, non a caso autore della rete che ha rotto gli equilibri e divenuto miglior marcatore della squadra con sei gol, in compagnia di Matri.
L’accenno iniziale all’Udinese conduce inesorabilmente all’Inter: 14 punti in classifica, la vetta distante 15 lunghezze e la conferma dei limiti di un organico che un anno fa erano stati nascosti dagli ultimi lampi in campo. Ormai il ritornello è noto: squadra vecchia, fiato corto e assenza di ricambi all’altezza. Il mercato di gennaio dovrà essere preso come l’occasione per cercare chi possa dare una mano dell’immediato ma conterà di più (molto di più) impostare dalle fondamenta la prossima campagna estiva. Avendo soprattutto ben chiaro con quale allenatore farlo, assecondandone le idee tattiche: oggi si vede con nitidezza come tutti i problemi non fossero legati al solo Gasperini. Inter comunque in buona compagnia, visto il crollo verticale della Roma.

In casa giallorossa il problema è l’opposto, perché lì si è tentato di ripartire da zero con un nuovo progetto. L’errore di fondo è stato forse quello di puntare eccessivamente sul talento comunque acerbo e su un allenatore troppo innamorato di una sua idea di calcio, ma da calare nella realtà italiana. E rispetto a Inter a Roma gode maggiori chance di rientro il Napoli, dove Cavani sta recuperando il tempo perduto. Sarà determinante in ogni caso la Champions League: se il Napoli andrà avanti, avrà il tempo di concentrarsi sul campionato nella sosta invernale: se non andrà avanti, dovrà in ogni caso porre la propria attenzione sull’ultimo obiettivo sensibile rimasto in gioco.



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