MIAMI 2013/ Tennis, Sara Errani cede in due set a un’opaca Sharapova

- La Redazione

Maria Sharapova gioca male, ma Sara Errani non riesce comunque a batterla: finisce 7-5, 7-5 in due ore e mezza. La siberiana va in semifinale, dove affronta la vincente tra Vinci e Jankovic.

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Maria Sharapova, 28 anni (Infophoto)

Quarantanove errori non forzati e quattordici doppi falli. In due set. In questi semplici dati c’è il riassunto della partita di Maria Sharapova contro Sara Errani. Chi non abbia visto l’incontro, durato due ore e mezzo (un’eternità) si aspetterebbe di alzare le braccia al cielo e di festeggiare, per la prima storica volta, la vittoria della bolognese sulla tennista che venne dal freddo e conquistò il circuito WTA. E’ andata così? No: la siberiana vince il quarto di Miami e se ne va in semifinale, unica giocatrice (contando anche i maschi) ad andare in profondità nel tabellone tra quelli che lo hanno fatto anche a Indian Wells (dove Masha ha vinto). Possibile? Sì, possibile. Anzi: non ha nemmeno avuto bisogno del terzo set la russa, che si è imposta con il punteggio di  battendo per la quarta volta in meno di un anno la nostra tennista, e ancora senza concedere un parziale. Sarita è uscita sconsolata dal campo, e c’è da capirla: perchè a questo punto la domanda non può che sorgere spontanea. Se la Errani non batte Maria nemmeno quando questa gioca malissimo e commette errori da prime dieci lezioni di tennis, quando mai la batterà? Oggi la bolognese ha avuto le sue brave occasioni: con l’84% di prime palle e il 54% dei punti sulle prime di servizio è stata incollata alla Sharapova sempre, anche dopo essere partita male, subendo due break (0-3). Ne ha recuperato subito uno, poi si è trascinata fino al 4-5 (annullando due set point) e quando Masha per la prima volta si è presentata a servire per il parziale ha mostrato gli artigli, cancellato lo svantaggio e salita 5-5 per poi andare alla battuta. Qui però la Sharapova (e lo farà anche nel secondo set) ha giocato da vera numero 2 al mondo, ritrovando servizio e profondità dei colpi in un amen. Sul 6-5 Sarita ha provato ancora a mettere pressione all’avversaria, che però ha chiuso (dopo altre opportunità sprecate). Nel secondo set è venuta fuori tutta la peggiore versione di Maria Sharapova: presa da una strana foga come se avesse un appuntamento a minuti, la siberiana ha iniziato a tirare a tutto braccio su ogni palla che le passava vicino, ma senza muovere i piedi a dovere e quindi trovandosi spesso o troppo lontana o troppo vicina alla palla. Risultato: innumerevoli bordate a due metri dalla riga di fondo, colpi affondati in rete, doppi falli elementari. Il set ha avuto un andamento strano: 

Subito due turni di servizio facili e 1-1, poi la Sharapova ha fatto il break ma si è fatta riprendere nel giro di un minuto. Ancora break per Masha, e risposta immediata di Sara, e un’altra volta così. Sul 4-4 la Errani ha cancellato le possibilità di Maria (che chiuderà con un pessimo 6/17 di palle break convertite, contro l’altrettanto brutto 4/12 della Errani) e si è portata sul 5-4, mettendo tutta la pressione del mondo addosso alla numero 2 del ranking. La quale infatti ha concesso due set point, ma qui come dicevamo è uscita la Sharapova ingiocabile, quella dei quattro Slam: due punti da campionessa per tornare in partita e andare sul 5-5. Forse è stato lì che Sara ha capito che non ce l’avrebbe comunque fatta: nel game successivo ha dovuto subito annullare due palle del 5-6, ma alla terza ha dovuto cedere sotto i colpi, finalmente ritrovati, della Sharapova. L’epilogo è stato amaro ma inevitabile: 30-0 Maria, la Errani con le ultime energie si è spinta sul 30-30, ma poi si è diretta a rete a stringere la mano all’avversaria dovendo poi iniziare a raccogliere le sue cose mentre la russa ringraziava il pubblico. Finisce così il torneo di singolare per Sara, non quello di doppio: con la fedelissima Roberta Vinci è in semifinale. A proposito: la tarantina gioca stasera contro Jelena Jankovic, e se vincerà andrà a incrociare la Sharapova potendo così vendicare la sua amica e partner di campo. 

 

(Claudio Franceschini)

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