Pantani moriva 15 anni fa/ Cipollini “Non ho bisogno del 14 febbraio per pensarti”

Pantani moriva il 14 febbraio del 2004, esattamente 15 anni orsono: il ricordo del collega e amico Cipollini

Il post di Cipollini in ricordo di Pantani
Il post di Cipollini (Instagram)

Esattamente 15 anni fa moriva il grande Marco Pantani, campione indiscusso del ciclismo, per tutti il “Pirata”. Moriva il 14 febbraio del 2004, in un hotel di Rimini, causa un’intossicazione acuta da cocaina con conseguente edema polmonare e cerebrale, ma in molti, in questa decade e mezzo, non hanno mai creduto alla tesi del suicidio/overdose. Diverse le teorie in merito alla scomparsa dell’atleta delle due ruote, fra cui anche un collegamento con la mafia, stufa del fatto che Pantani fosse troppo forte, e le cui vittorie al Giro d’Italia e al Tour de France erano di fatto scontate. Sta a voi schierarvi dalla parte dei “complottisti” o meno, fatto sta che oggi sono in molti a ricordare la scomparsa di uno dei più grandi sportivi della storia italiana, a cominciare da un collega del Pirata, Mario Cipollini, che ha voluto dedicare un lungo pensiero all’amico morto 15 anni fa. Il Re Leone ha utilizzato il proprio account Instagram per ricordare Pantani, dove ha pubblicato uno splendido scatto di lui che abbraccia appunto il Pirata.

PANTANI MORIVA 15 ANNI FA: IL RICORDO DI CIPOLLINI

«Non ho bisogno di attendere il 14 febbraio per fermarmi a pensarti», inizia così la dedica di Cipollini, che poi prosegue, quasi scusandosi con il vecchio amico «Perdonami Marco, se non riesco più a seguire le vicende Giudiziarie e tutte le novità sulla vicenda. Mi sono distaccato da tutto ciò, ci pensano gli altri a questo». Il motivo è semplice: il Re Leone pensa ai bei momenti passati assieme quando il Pirata era in vita. «Spesso sei con me nelle nostre chiacchierate in fondo al gruppo – scrive – quando per pochi momenti prima che iniziasse la bagarre, eravamo due ragazzini, a sparar cazzate, per scrollarsi di dosso la responsabilità che avremmo dovuto gestire da lì a poco… e ne sparavamo un sacco ..». Cipollini aggiunge che i due non hanno mai parlato di ciclismo, forse per via proprio del rapporto spensierato e leggero instauratosi fra i due campioni delle due ruote, quindi la chiusura: «Marco ti porto con me così, in quei momenti leggeri e divertenti con il tuo sorriso stampato in faccia e con il tuo accento romagnolo che ancora sento dentro la mia testa…».



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