CAMPIONATO GRECO/ Derby di Atene sospeso per disordini in tribuna: storia di una rivalità estrema

- La Redazione

Ripetuti tafferugli, tra la tifoseria del Panathinaikos padrone di casa e le forze dell’ordine, hanno costretto l’arbitro Kakos a sospendere il derby tra le due principale squadre elleniche 

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Altro caso di scontri nel derby di Atene (INFOPHOTO)

Ci risiamo. L’omerica rivalità tra Panathinaikos ed Olympiakos aggiunge un altro capitolo amaro alla propria storia, già insanguinata da precedenti tragici. Il fatto: l’ultimo derby di Atene, di scena allo Stadio Olimpico Domenica scorsa, è stato sospeso all’82’ minuto per incidenti sugli spalti, che hanno convinto l’arbitro Anastasio Kakos a mandare tutti anzitempo tutti negli spogliatoi. Già l’inizio del secondo tempo era stato ritardato di ben 45 minuti per il prolungato stat di disordine sugli spalti. La cosa incredibile? I tifosi dell’Olympiakos non erano nemmeno presenti allo stadio, proprio per preventivate ragioni di sicurezza. Alla faccia: i sostenitori dei “trifogli” si sono scatenati contro le forze dell’ordine, provocando una ventina di feriti ed appiccando incendi in diverse zone dell’impianto, che hanno reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Non solo: incessante la pioggia dagli spalti verso il terreno di gioco, comprensiva di razzi, petardi, fumogeni ed oggetti vario tipo, mentre alla polizia è stato riservato il trattamento speciale a base di bottiglie incendiarie. Il primo bilancio somma oltre 50 arresti (dovrebbero essere 57). La partita? Come detto sospesa a 9′ dalla fine, vedeva l’Olympiakos in vantaggio per 1-0, grazie alla rete realizzata al 51′ dall’algerino Djamel Abdoun. Questo dopo che le squadre avevano dovuto attendere tre quarti d’ora abbondanti, prima di poter rientrare in campo dopo l’intervallo. Dopo 24 giornate, la classifica offre la consueta diarchia, con l’Olympiakos al comando con 58 punti ed il Pana a seguire a meno quattro. Ma ancora una volta, il motivo tecnico resta solo il miglior pretesto per far valere le ragioni dell’appartenenza, dell’unicità, del dominio cittadino. Valori per cui lottare con ogni mezzo, come ai tempi di Omero. In Grecia, Olympiakos e Panathinaikos stanno al destino del calcio come Achille ed Ettore a quello della Guerra di Troia. Una guerra totale, sviluppata su più sport (le due società sono ‘polisportive’) ed allargata a scelta di vita. In simili presupposti si collocano i drammatici precedenti di cui sopra. Per esigenze di tempo ci limiteremo ai più eclatanti. Purtroppo, nemmeno troppo antichi: il 24 Marzo 2002, il Pana, inseguitore in rimonta sull’Olympiakos, si porta in vantaggio con Olisadebe, salvo poi farsi raggiungere nelle battute finali, da un dubbio rigore realizzato da Djordjevic. La delusione diventa ira funesta: 

I tifosi verdi invadono il campo inseguendo l’arbitro Efthimiadis, che rimarrà gravemente ferito al volto. L’indomani, un quotidiano sportivo titola: “Ena-Ena, ta Zoa”. Che, con qualche reminiscenza classica, si può ricostruire senza remore in “1-1, gli animali”. Ancor più recente il secondo episodio, risalente al 29 Marzo (non un mese fortunato) . Durante il derby di pallavolo femminile, i tafferugli sugli spalti provocano la morte di Mihalis Filopoulos, 22enne sostenitore del Pana. L’uccisione porterà alla sospensione degli eventi sportivi in tutta la penisola ellenica. Come diceva Aristotele? Uomo animale sociale? A volte, solo animale. 



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