IL RITRATTO/ Federico Agliardi e quei valori vissuti dentro e fuori dal campo

- Luciano Zanardini

LUCIANO ZANARDINI racconta Federico Agliardi, portiere del Bologna che quest’anno è partito come riserva di Jean-François Gillet ma ultimamente si è messo in luce con ottime prestazioni.

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Federico Agliardi, portiere del Bologna (Infophoto)

Nella carriera di ogni sportivo gli alti e i bassi sono da mettere in conto, l’importante è avere la capacità di sapersi rialzare al momento giusto, soprattutto quando si presenta l’opportunità da cogliere. Federico Agliardi ha vissuto molti momenti positivi (si pensi alla convocazione dell’allora Ct Marcello Lippi per uno stage con la nazionale maggiore) ma anche dei momenti di difficoltà, come del resto è inevitabile, a maggior ragione per chi gioca in un ruolo (il portiere) dove il minimo errore può costare fatale alla propria squadra. E così quest’anno Federico ha accettato l’occasione del Bologna, cioè l’offerta di una compagine della massima serie per riassaporare il profumo del calcio che conta dopo l’esperienza di Padova. Con i felsinei ha avuto la bravura di farsi trovare pronto: memorabile da questo punto di vista la prestazione nel match di Coppa Italia contro la Juventus. Poi, come se il destino volesse essere protagonista, nelle ultime gare è subentrato all’infortunato Gillet, facendo un figurone e meritandosi gli elogi di tutti gli addetti ai lavori. Nell’ordine ha giocato contro Milan, Genoa, Catania e Napoli, portando il Bologna con 10 punti in quattro partite a una salvezza tranquilla. In particolare ha fatto delle ottime prestazioni a Milano e in casa contro i campani. Con la necessaria tranquillità, frutto di un matrimonio (con Irene) sereno e, soprattutto, di un carattere gentile ed educato dentro e fuori dal campo, Agliardi ha ritrovato, finalmente, la sua serie A. Del resto questo gigante dal cuore buono non poteva essersi dimenticato il mestiere del portiere. Ha fatto tutta la trafila delle nazionali minori, vincendo anche un oro all’Europeo con l’Under 21 nel 2004. E pensare che era cresciuto tirando il pallone nel cesto del campo da basket del paese natale… e anche lì – il talento è innato – era tra i migliori. Classe 1983, ha ancora l’opportunità di seguire un percorso importante, perché la storia lo insegna (vedere i recenti casi di Storari ma anche di Sorrentino) per un portiere la gloria può arrivare anche leggermente in ritardo. Ha i numeri, stimato anche dall’altro bresciano Cesare Prandelli, per entrare nel giro azzurro del dopo Europei. Molto dipenderà dalle scelte del Bologna, che ha capito di avere a disposizione un portiere affidabile. Può vantare già una discreta presenza prima con la maglia dell’Under 21 e poi con quella del Palermo, città nella quale si trovava molto bene e che ha un solo difetto: 

Il presidente fumantino. Cresciuto nelle giovanili del Brescia dove ha esordito nella massima serie (l’8 novembre 2003 proprio contro il Bologna), ha militato nel Cosenza (una stagione), nel Brescia (tre anni), nel Palermo (due anni), nel Rimini e nel Padova per due annate prima di passare la scorsa estate sotto le due torri emiliane. A Cosenza fu colpito da un tifoso durante un’invasione di campo, ma restò imperturbabile, dimostrando la giusta freddezza che contraddistingue i portieri. Di tanto in tanto passa anche a Borgosatollo, il paese alle porte di Brescia dove è cresciuto e dove nella società dell’oratorio ha tirato i primi calci e ha attirato su di sé le attenzioni della Voluntas, una società satellite delle rondinelle. A Borgosatollo torna spesso e volentieri a salutare i genitori, i parenti e gli amici conosciuti anche e non solo attraverso i campi scuola estivi organizzati dalla parrocchia. E così si scopre che anche la fede, forse, ha giocato un ruolo da protagonista nella capacità di saper aspettare. Nel calcio come nella vita i valori hanno ancora la loro discreta importanza.



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