MONDIALI SCHERMA/ Spadista tunisina rifiuta gara con israeliana

- La Redazione

Lo scabroso episodio è accaduto ai Mondiali di Catania. Protagonista la 22enne Sarra Besbes, che ha praticamente ‘consegnato’ la più facile delle vittorie all’avversaria Noam Mills.

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Un incontro di scherma (ANSA)

Spadista tunisina rifiuta di gareggiare contro l’opposta isrealiana. Ovvero il conflitto che straborda a contaminare lo sport. Quello di ieri (occasione – o meglio, pretesto – i mondiali di scherma catanesi) non è stato il primo né purtroppo sarà l’ultimo caso, ma giunge eclatante nella sua particolarità. A cominciare dall’interprete del gran rifiuto, la ventiduenne tunisina Sarra Besbes, esponente di un paese sinora estraneo ad atti di questo tipo, nell’annosa crociata islamica contro gli ebrei. Nella più assurda ed amara delle vittorie, l’avversaria Noam Mills ha potuto stoccare indisturbata sino al successo, ottenuto dopo una manciata di secondi. Al termine della manfrina, nemmeno il saluto, solo lacrime da ambo le parti. La Besbes fa parte di una nota famiglia di schermidori e viene ritenuta, in genere, come una delle migliori esponenti di questo sport nel panorama africano. E’ stata la stessa federazione tunisina a chiedere alla propria atleta di sottrarsi al confronto con la contendente israeliana. Sono bastate cinque rapide stoccate per decretare la più facile – e la più beffarda – delle vittorie. I giudici, nonostante l’anomalia della situazione, non hanno potuto prendere provvedimenti contro la Besbes, che in ogni caso è stata ufficialmente sconfitta. La tunisina è scoppiata in lacrime al termine dell’incontro, che di fatto ha condizionato notevolmente il suo Mondiale. Si è trattato di un boicottaggio nemmeno nuovo per questi mondiali, se consideriamo l’analogo episodio che ha visto l’iraniano Hamad ritirarsi prematuramente dalla sfida con l’israeliano Tomer Or (notizia fresca di weekend). Dietro i comportamenti degli atleti si celano i comandi delle rispettive federazioni, che hanno individuato nell’evento sportivo un’occasione ghiotta per dare un segnale forte. Come dire: la nostra battaglia non muore mai ed investe tutto. Così ogni occasione diventa buona. Lo sport, dal canto suo, s’è sempre ben prestato, per affluenza di pubblico e richiamo mediatico, come terreno fertile per dare sfogo alla rabbia o lanciare messaggi. Dal motorino di San Siro sino all’ostruzionismo odierno, da chi vuole ‘solo’ far casino a chi sponsorizza battaglie, la lista degli aneddoti è variopinta, basti pensare, per fare un esempio, alla vicenda Owens-Hitler del lontano 1936.

La preoccupazione principale riguarda agli imminenti giochi olimpici londinesi di quest’estate, palcoscenico assai più esposto per manifestazioni ancor più eclatanti.



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