CAOS BRASILE/ Una “Capitol Hill” n. 2 che manda in fumo Bolsonaro e la destra

- Adriano Gaved

Ieri a Brasilia migliaia di sostenitori di Bolsonaro, che non ha riconosciuto la vittoria elettorale di Lula, hanno assaltato i palazzi di governo e parlamento

brasile bolsonaro assalto 1 lapresse1280 640x300 Brasilia: sostenitori di Bolsonaro all'assalto del Parlamento del Brasile (LaPresse, 2023)

RIO DE JANEIRO – Bolsonaro ha lasciato il Brasile prima del passaggio di consegne a Lula, domenica i bolsonaristi hanno invaso e devastato il Parlamento, imitando dopo due anni e due giorni i cugini trumpiani entrati nel Campidoglio di Washington.

L’occupazione è in atto mentre scrivo, e non è dato sapere ora l’evoluzione degli eventi. Dato l’atteggiamento di questi anni dei militari sembra comunque improbabile che questo porti ad un tentativo di golpe, piuttosto alla delegittimazione della destra.

Bolsonaro è stato in questi anni oggetto di critiche feroci. Molte di queste erano alimentate evidentemente dalla contrapposizione ideologica, altre più o meno giustificate. Una cosa, però, è sempre stata allarmante: lo scontro tra le istituzioni che ha sempre alimentato.

Uno dei difetti delle costituzioni presidenzialiste come quelle del Brasile e degli Stati Uniti è la mancanza di un “potere moderatore” tra i tre poteri dello Stato (esecutivo, legislativo e giudiziario). In Italia e nelle monarchie l’arbitro di questi conflitti è il presidente o il monarca. Senza arbitro, i soggetti hanno una responsabilità molto maggiore.

Ma equilibrio e Bolsonaro non vanno assieme. Con il legislativo si è trovato un equilibrio rapidamente: per l’emergenza Covid il governo ha avuto mano libera dal punto di vista finanziario e con questa disponibilità straordinaria di fondi si è di fatto “comprato” l’appoggio del Parlamento. Con il potere giudiziario, invece, è stato scontro continuo, e l’ex presidente non ha mai perso l’occasione di inasprire i toni, come quando ha dichiarato che per chiudere il Supremo tribunale federale (Stf, la Corte suprema brasiliana) bastavano un caporale e un soldato, o quando durante una manifestazione contro l’Stf ha sfilato davanti ai suoi a cavallo come Braveheart.

Bolsonaro non è pazzo, e aveva le sue ragioni per farlo. Molti hanno criticato e continuano a criticare l’Stf per azioni che possono essere viste come gravi attacchi alla libertà di espressione. Aveva delle ragioni, ma non aveva ragione. Per difendere un bene non si può metterne a rischio uno maggiore come la convivenza civile. Attaccare i simboli di questa convivenza, poi, come sta succedendo in queste ore, mette automaticamente fuori gioco e richiede una risposta fermissima.

Non ci sono notizie di uso della forza da parte della polizia, e speriamo che questa situazione “grave ma non seria” si risolva pacificamente e definitivamente

Questa occupazione, però, obbliga tutti a riflettere, e in modo particolare i cattolici. In termini di “principi non negoziabili” Bolsonaro sarebbe stato il candidato da sostenere nelle scorse elezioni. Ma si può in coscienza sostenere chi è a favore di vita, famiglia e educazione e allo stesso tempo fomenta una guerra civile?

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