USA, ASSALTO A CAPITOL HILL/ “Da Trump a Biden, l’ultimo schiaffo a una democrazia fragile”

- Riro Maniscalco

Caos a Washington: i supporter di Trump assaltano il Congresso nel giorno della ratifica della vittoria di Biden

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Manifestanti pro-Trump assaltano la sede del Congresso (LaPresse)

MINNEAPOLIS – Che diavolo sta succedendo a Washington? Siamo negli Stati Uniti d’America o in qualche oscura e tormentata semi-Repubblica in un angolo selvatico del mondo?

Sto guardando la TV, in maniera rispettosamente bipartisan, un po’ di Fox e un po’ di Cnn. Le parole, i commenti, saranno anche diversi, ma le immagini sono le stesse e sono immagini inequivocabili, immagini che non ti aspetti, immagini che mettono i brividi e fanno tremare le vene ai polsi. Sembra il preludio di un colpo di Stato. Capitol Hill, nel giorno in cui i risultati elettorali dovrebbero essere ufficialmente certificati, è sotto assedio. I seguaci di Trump, coloro che non credono alla legittimità di quei risultati, scelgono la strada ancor meno legittima della protesta non pacifica costringendo i parlamentari a sospendere le loro funzioni e barricarsi in attesa che la polizia armata del Capitol riesca a farli evacuare. Where do we go from here? Dove si va a finire percorrendo questa strada?

Rabbia, frustrazione, avvelenate ancor di più da quello che sembra ormai essere l’esito dell’elezione dei due senatori della Georgia. Anche il Senato sta per finire nelle mani dei democratici, ed i fedelissimi di Trump non ci stanno. Allora? Non c’è altra strada per la nostra democrazia che quella che ci vede protagonisti o come oppressori o come oppressi?

Non si sa con esattezza che cosa effettivamente stia succedendo all’interno del palazzo, c’è chi parla addirittura di spari. Quel che si vede è la folla che spinge cercando di forzare le porte. Ma certamente non sta avvenendo nulla di buono, nulla che ci aiuti a guardare i giorni a venire con speranza.

Mi viene in mente la prima volta che mi trovai lì, davanti al Capitol, Washington DC, più di vent’anni fa. Con un bel gruppo di un centinaio di amici provenienti da ogni angolo d’America. E lì, in piedi, in un freddo gennaio del north east, proprio come oggi, intonammo quasi d’istinto “Oh Freedom!”, con l’ingenua baldanza di chi la libertà la incontra come un dono. Non come chi ne vuole imporre la propria immagine.

Questi tempi già così duri hanno bisogno di uomini operosi, non di ribelli per una causa che non intende le ragioni altrui.

Questo vale certamente per tutti coloro che stanno cercando di forzare le porte del Capitol, ma vale anche per coloro che da domani si troveranno a guidare questo paese sempre più fragile.

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