CAOS M5S/ “Conte e Di Maio facciano come il Pci dopo la fine dell’Urss”

- int. Paolo Becchi

Dopo la sentenza del Tribunale di Napoli c’è aria di resa dei conti nel M5s con Conte scalzato dal suo ruolo e Di Maio pronto a prenderne il posto

Conte-Di Maio Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, M5s (LaPresse)

Le elezioni per il Quirinale hanno portato lo scompiglio totale in un Parlamento che già si reggeva con le stampelle. Il voto per il presidente della Repubblica ha spaccato il centrodestra; ora il crollo che sta subendo il Movimento 5 Stelle mette a rischio il progetto di Enrico Letta (Pd). La mazzata finale è arrivata con la sentenza del Tribunale di Napoli, che ha sospeso in via cautelare le modifiche allo statuto del Movimento e la successiva elezione di Giuseppe Conte a presidente. La motivazione? La presenza di “gravi vizi nel processo decisionale”. Grillo prende atto di una “situazione molto complicata”, mentre Luigi Di Maio dà le dimissioni dal gruppo dei garanti. È arrivata la resa dei conti nel M5s? Secondo Paolo Becchi, ordinario di filosofia del diritto all’Università di Genova, opinionista, in passato vicino a Grillo e a Gianroberto Casaleggio, da noi intervistato, “non può esserci una resa dei conti in un Movimento che era già finito e scomparso da tempo. La sentenza del Tribunale di Napoli codifica soltanto quello che tutti sapevano: Conte all’interno del Movimento non conta nulla. Avessero almeno il buon gusto di cambiare nome, questo non è più il Movimento 5 Stelle”.

Il campione del giustizialismo stile Fatto Quotidiano, Giuseppe Conte, destituito da un tribunale: cosa significa per lui?

Intanto è una sentenza che dovrà essere sottoposta a giudizio di merito. In ogni caso, per Conte rappresenta effettivamente un problema, ma è un dato di fatto che da tempo il M5s ha perso la sua carica innovativa, rivoluzionaria, di cambiamento, molto prima che arrivasse Conte. C’è stato un tentativo di riprendere in mano quell’approccio durante il primo governo Conte, il governo giallo-verde, finito però malamente.

Cosa è oggi il M5s?

Già con la morte di Gianroberto Casaleggio il M5s era cambiato, ed ora neppure il figlio Davide fa più parte del Movimento. Stiamo parlando di un altro partito. A essere onesti dovrebbero anche cambiare il nome, come fece il Pci dopo la caduta dell’Unione Sovietica.

I contiani, secondo lei, hanno carte da giocare? E Di Maio, che sembra avvantaggiato, sarà in grado di sfruttare la sua posizione?

Al momento Di Maio credo che sia in attesa: è una persona furba e vorrà vedere soprattutto cosa farà Grillo, che è pur sempre il garante e che in questa situazione potrebbe riprendere in mano la faccenda.

Grillo ha detto che le sentenze si rispettano, di fatto scaricando Conte, è così?

Sì, ma nulla vieta di indire una seconda votazione e di confermare Conte. A mio avviso l’ex premier ha fatto un gravissimo errore: quando era all’apice del successo è andato a infilarsi in un Movimento che ormai aveva perso la sua identità. Se avesse lanciato un partito nuovo, avrebbe avuto possibilità senz’altro migliori. Ha invece cercato fino all’ultimo, magari tenendo conto di quello che gli offriva Grillo, di svolgere questo ruolo all’interno del M5s. Ma non ci si va ad arruolare in una armata Brancaleone. Se pensava di portare ordine, bisogna ammettere che non c’è riuscito.

Di fronte alla sentenza, però, Conte ha detto che il leader continua a essere lui.

Certo, può dire quello che vuole, ma nella realtà lui all’interno del Movimento non conta assolutamente nulla. Potrà continuare a dire che vuole occupare quel posto, ma ci rendiamo conto di quello che è successo con il voto per il Quirinale?

Un grande scompiglio?

Tutto faceva pensare a un presidente donna e che Conte si fosse accordato con Salvini e qualcun altro. Salvini è stato ingenuo, perché pensava che Conte contasse qualcosa, ma l’ex premier, come ho detto prima, all’interno del M5s non conta niente. Indipendentemente dal titolo formale che adesso addirittura un tribunale non gli riconosce più, dal punto di vista politico non ha alcuna rilevanza.

È Di Maio a contare adesso?

Di Maio si muove sotto traccia, è all’interno del Parlamento, è al governo. Non è che controlla tutti i grillini, ma ha la sua sfera di influenza. In parte è vero che è uno di quelli che ha fatto crollare il piano di Conte e Salvini per il Quirinale. Il giudizio del Tribunale di Napoli non fa altro che confermare l’assoluta irrilevanza di Conte.

Che scenario vede: tutti contro tutti? Caos in vista delle prossime elezioni comunali?

Direi che le comunali, con questa situazione, segneranno il crollo totale del Movimento. Per i 5 Stelle, però, questo non vuol dire niente, è solo la conferma di un trend in atto. Il prossimo anno, con le elezioni politiche, il M5s, che è il partito di maggioranza relativa, diventerà un partitino insignificante con il 5% di consensi.

Questo, però, sarebbe un colpo anche al progetto di Letta, perché i 5 Stelle rappresentano una grossa fetta del centrosinistra. Va a monte anche questo?

Bisognerà vedere come andrà a finire il discorso sulla legge elettorale. Se resta un sistema che si basa sulle coalizioni, cioè un maggioritario, allora sì, entrerà in crisi tutto il progetto di Letta. Se invece si dovesse andare nella direzione, come molti oggi sembrano auspicare, di un sistema proporzionale, ognuno se la giocherà e alla fine il governo lo farà il partito che con il proporzionale avrà raccolto più voti. Sicuramente sarà il Pd, anche se molti dicono la Meloni.

Non è d’accordo?

La Meloni è come un soufflé che nel forno si gonfia, ma quando lo tiri fuori si affloscia.

Le elezioni per il Quirinale hanno scombussolato un po’ tutti. Abbiamo un centrodestra spaccato e un centrosinistra che rischia di perdere il M5s. Il quadro è questo?

Ecco perché in tanti vogliono un sistema proporzionale. Così sarà il caos totale, ma ci sarà un partito vincitore che poi sceglierà i partitini che lo sostengano. La prima forza politica è il Pd, la frammentazione sarà totale, con piccoli gruppi di tutte le parti .

Torneremo al pentapartito della Prima Repubblica?

Sì, ma allora c’erano dei partiti di sostanza, che la Democrazia cristiana attirava a sé per formare il governo. Oggi non c’è un bel niente, solo gente che vuole mantenere il posto. Ricordiamo che i 5 Stelle sono entrati in Parlamento dicendo: facciamo due mandati e poi a casa. Oggi sono disperatamente impegnati a rimanere lì a vita.

(Paolo Vites)

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