CAOS MIGRANTI/ Il paragone impossibile tra gli sbarchi di oggi e i nostri emigrati in Sudamerica

- Arturo Illia

C'è chi paragona gli sbarchi dei migranti della nostra epoca con i viaggi Oltreoceano degli italiani tra Ottocento e Novecento

immigrazione migranti porto sbarco 5 lapresse1280 640x300 Sbarchi a Lampedusa (LaPresse)

In Italia, nello squallore politico di una casta sempre più distante dai reali bisogni del Paese, che si sfida su questioni assolutamente superficiali pur di distrarre (o almeno tentano di farlo, ma pare non funzionare molto bene) l’opinione pubblica, ecco scoppiare il caso, abbondantemente previsto, della tratta dei migranti dove lo scontro si allarga all’intera Ue e purtroppo scoppia con un vicino di casa (la Francia) che, proprio come altri “condomini” della cosiddetta “Unione” europea (sic), è in possesso di una doppia morale a uso e consumo di un umanitarismo falso fin dalle sue basi.

Questo lo hanno capito tutti tranne un’opposizione radical-chic (la sinistra ormai è morta nel nostro Paese) che spinge a più non posso soffiando sul fuoco e in definitiva appoggiando i Paesi che hanno sparato a zero sull’Italia con la stessa costruita ideologia buonista “pret-a-porter”. Questo pure quando in Francia le dichiarazioni degli esponenti del Governo transalpino vengono subissate di critiche (che la stampa “mainstream” nostrana non rileva).

È fin troppo facile invitare alcuni elementi del nostro “progressismo ZTL” a fare un salto a Ventimiglia per vedere gli effetti del buonismo francese, ma c’è anche chi, nella fiera delle castronerie, spara pure quella di un confronto tra questi traffici clandestini e mafiosi di esseri umani e la nostra emigrazione del secolo scorso, mettendoli sullo stesso piano. Risulta veramente incomprensibile, se non addirittura penoso, come opinionisti e politici da noi mantenuti con stipendi sontuosi e da primi in classifica nel nostro caro Vecchio continente possano paragonare due fenomeni che nulla hanno a che vedere.

Come tutti, ma proprio tutti, sanno l’America Latina è stato il Continente nel quale, nel secolo scorso ma pure in quello precedente, milioni di europei si sono trasferiti per poter incontrare una qualità di vita e soprattutto fuggire dalla povertà estrema, fatti che costituiscono l’unico punto in comune in tutti i fenomeni migratori, pure quello attuale che ha investito ben 5,2 milioni di italiani che hanno lasciato il nostro Paese.

Basterebbe solo vedere una pellicola girata negli anni ’40 e che ha come interprete principale il grande Aldo Fabrizi per rendersene conto: Emigrantes descrive fin nei minimi particolari la procedura che i nostri connazionali dovevano seguire e che poi si è estesa anche ai fenomeni migratori in Europa tra gli anni ’50 e ’60.

In Sudamerica le gigantesche estensioni che non potevano essere coltivate intensamente, vuoi per la mancanza di personale e anche per l’abolizione della schiavitù diedero vita, a fine Ottocento, all’inizio di migrazioni massive ma estremamente controllate, visto che i “fazenderos” brasiliani o gli “estancieros” argentini puntarono, per quanto concerne l’Italia, specialmente sui braccianti di origine veneta e di regioni limitrofe, che vennero invitati a trasferirsi. Iniziò così un fenomeno che, successivamente, a causa dell’incredibile ascesa economica, si allargò ad altre specializzazioni.

Fu così che le Ambasciate in Italia aprirono veri e propri uffici di collocamento nei quali vi si recava, a seconda del proprio mestiere o della possibilità di iniziarlo, chi voleva emigrare oltreoceano: una volta accettata l’offerta al nostro connazionale veniva pagato non solo il viaggio, ma, specie in Argentina e a partire dagli anni ’30, l’alloggio per un certo periodo nell’Hotel de los Inmigrantes per poi proseguire per la località di destinazione in qualsiasi parte dell’Argentina, visto che la stazione ferroviaria principale, quella di Retiro, distava poche centinaia di metri dall’hotel.

Successivamente, se la sistemazione lavorativa lo soddisfava, l’immigrante poteva ricongiungersi con la sua famiglia (se ancora non l’aveva portata al seguito), però in questo caso a sue spese: così come se invece la persona non si fosse adattata a questa nuova situazione e desiderasse far ritorno in Italia.

Ovviamente quest’ultima era la condizione più dolorosa, viste anche spesso le grandi distanze da percorrere per raggiungere Buenos Aires: ma la domanda che ora ci si deve fare è quella riguardante le similitudini di quanto descritto sulle caratteristiche del fenomeno migratorio italiano con l’attuale problema delle migrazioni clandestine in atto ormai da troppi anni. Praticamente nessuna, perché il nostro connazionale trovava un lavoro e aveva un trattamento legale, al contrario di quanto accade oggi dove, una volta sbarcati, di questi veri e propri schiavi non si sa quasi nulla e spesso sono inghiottiti nelle fauci di organizzazioni mafiose che li gestiscono. Ma di questo ai supposti buonisti radical-chic poco importa, per non dire nulla.

Da notare anche che tutto quanto descritto finora avvenne in epoche dove, nonostante la mancanza di mezzi di informazione adeguati, l’organizzazione funzionò magnificamente: al giorno d’oggi alcuni Paesi (Canada in primis) adottano gli stessi metodi che hanno permesso un’immigrazione stabile e con un fattore che manca a quella clandestina attuale: il rispetto della dignità umana.

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