CAOS MYANMAR/ “Ecco la strategia dei militari, tra affari con Mosca e nuove elezioni”

- int. Cecilia Brighi

In Myanmar continua la repressione da parte della giunta militare. L’obiettivo è cambiare la legge elettorale e votare tra un anno

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Protesta a Rangoon (LaPresse)

È calato il silenzio sul Myanmar. Si sa solo che i militari continuano a detenere il potere con ferocia, ma non cosa succede esattamente sul posto e cosa potrà accadere in futuro. Questo perché, come ci ha detto Cecilia Brighi, segretario generale di Italia-Birmania Insieme e membro del comitato etico di Etica Sgr, “siccome nessuno sa come uscire dalla situazione tutti i paesi stanno zitti”.

Di fatto il Myanmar, ci ha detto ancora, “si trova in una situazione economica e sanitaria catastrofica, con una recrudescenza del Covid contro il quale manca ogni difesa sanitaria perché sono stati licenziati decine di migliaia di medici e infermieri considerati pericolosi dalla giunta militare. Quasi 25 milioni di persone sono sotto il livello di povertà, guadagnano un dollaro al giorno, quasi la metà della popolazione ha perso l’82% della metà del reddito, tornando così indietro di 15 anni, al periodo precedente la svolta democratica”. Mentre la leader della rivoluzione democratica, Aung San Suu Kyi, si trova agli arresti non si sa dove e ha ormai 75 anni, fortunatamente si sta creando una nuova classe politica che guida l’opposizione alla giunta militare.

Quali sono le ultime notizie sul Myanmar? Ormai non ne parla quasi più nessuno.

Il paese è in una situazione catastrofica da ogni punto di vista. Novecento dimostranti sono stati uccisi da quando c’è stato il golpe, 5mila persone si trovano in carcere, tanti sono spariti e di loro non si sa più nulla. C’è una recrudescenza del Covid e davanti a questo il capo delle forze armate è andato a Mosca per stringere accordi di fornitura di armi sofisticate.

Mentre la gente muore di Covid?

Le strutture sanitarie sono al collasso, sono state licenziati decine di migliaia tra medici e infermieri e mancano vaccini. È di adesso la notizia di una fornitura da parte della Cina, paese che ovviamente appoggia il colpo di Stato; manca l’ossigeno negli ospedali e non ci sono misure di prevenzione sanitaria. Nei prossimi giorni partirà un lockdown generale del paese che serve per arginare la pandemia ma anche per evitare ogni manifestazione.

E la situazione economica?

Quasi 25 milioni di persone sono sotto il livello di povertà, guadagnano un dollaro al giorno, si è tornati indietro di 15 anni. La situazione sanitaria e quella economica sono emergenziali, centinaia di migliaia di persone sono senza lavoro, in parte perché licenziate, come successo a 130mila professori perché si erano opposti alla giunta, mentre molti settori sono bloccati dall’opposizione.

Quindi l’opposizione continua a esistere?

Sì, esiste un comitato di difesa civile che è organizzato soprattuto dai sindacati, che mantiene alto questo livello di scontro. Molti giovani sono entrati in clandestinità nella giungla e si sono aggregati alle armate etniche che fanno formazione militare. Ci sono attacchi a livello locale di settori amministrativi gestiti dalla giunta. Ma ci sono stati anche durissimi attacchi militari alle chiese, hanno sequestrato i sacerdoti e li hanno costretti a firmare un documento in cui si chiede di non ospitare i rifugiati, attacchi feroci ai villaggi rurali, il tutto nel silenzio internazionale.

Non c’erano state diverse sanzioni dopo il colpo di Stato?

Sì, l’Unione Europea a fine giugno ha approvato ulteriori sanzioni importanti perché bloccano alcune personalità legate alla giunta, anche ministri e alcuni settori produttivi che per la giunta militare sono fondamentali come quello delle pietre preziose, della giada, del legno di teak.

I monaci buddisti protagonisti delle precedenti rivoluzioni?

I monaci non hanno un ruolo attivo se non di protezione dei rifugiati interni, è tutto in mano alle organizzazioni dei lavoratori, dei giovani e del governo unità nazionale di opposizione.

Come mai?

Una parte dei monaci, non tutti, è sempre stata legata ai militari, così è stato anche nel 2007 durante la Rivoluzione zafferano. C’è stata un’importante iniziativa del cardinale Charles Maung Bo che ha messo in piedi un coordinamento interreligioso molto importante che si è espresso per la pacificazione e ne fanno parte anche i monaci.

Che prospettive si possono immaginare per il futuro?

Va detto che la giunta militare al governo è stata esclusa dalla Fao e dall’Oms mentre le organizzazioni di opposizione stanno promuovendo il riconoscimento all’Onu del governo di opposizione. I militari puntano a una stabilizzazione, hanno liberato alcuni prigionieri politici – non quelli più importanti – per far vedere che non sono così cattivi, puntano ad arrivare fra un anno a nuove elezioni avendo modificato a loro favore la legge elettorale, e vogliono mettere fuori legge la Lega nazionale per la democrazia (Lnd) di Aung San Suu Kyi, cosa questa cosa che non paga, dato che si è visto che la gente preferisce morire che subire altri 50 anni di dittatura.

A proposito di Aung San Suu Kyi, che cosa si sa di lei?

È agli arresti non si sa dove, accusata di crimini inesistenti, da parte di una giunta che è il sistema più corrotto che si possa immaginare. Le due grandi holding che gestiscono tutti i settori produttivi del paese non versano i bilanci allo Stato ma si tengono i soldi per dividerli con i militari. L’obiettivo è di far passare il tempo, Aung San Suu Kyi ha già 75 anni; più passa il tempo meno sarà in grado di gestire l’opposizione. Però si sta formando una nuova classe politica.

(Paolo Vites) 

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