CAOS VENEZUELA/ 4G e “festini” mentre il Paese muore di fame

- Arturo Illia

La situazione del Venezuela si fa sempre più drammatica, anche per gli scandali che coinvolgono il partito di Guaidó

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In Venezuela (LaPresse)

E così tra un dittatore (Maduro) che promette di fare il bravo e di seguire i consigli di Michelle Bachelet, l’ex Presidente cilena diventata Alto Commissario Onu per i diritti umani, e un Presidente ad interim (Guaidó) che scopre membri del suo Gabinetto a scialare in “donne e champagne”, denaro destinato alla causa della libertà dalla dittatura, il Venezuela prosegue nel suo calvario, un cammino nel quale neanche i morti possono stare tranquilli. Difatti nella città di Maracaibo, la seconda più grande del Paese, giorni fa nel cimitero di El Cuadrado diversi loculi e tombe sono stati profanati per rubare quanto possibile: nemmeno le decorazioni delle tombe sono scampate ai furti, e questo particolare macabro costituisce un altro segnale della disperazione nella quale è caduto il Venezuela, ormai paragonabile a un girone infernale.

Che finalmente è stato preso in considerazione dall’Onu, organismo che finora, complice non solo i veti di Russia e Cina, ma anche di curiosi ideali “progressisti” che rifiutano la tragedia in corso come conseguenza di un regime ma intonano la cara e vecchia canzone del complotto imperialista come colpevole della tragedia, aveva rifiutato di prendere in considerazione gli appelli lanciati dalla diplomazia di mezzo mondo. Ed ecco finalmente l’Alto Commissario muoversi, recarsi a Caracas e invitare Maduro a liberare prigionieri politici e interrompere la crudele repressione in corso. Fatto davvero emozionante, non c’è che dire, con il baffuto dittatore ligio a compiere il compitino affidatogli da Bachelet, almeno stando alle promesse.

Ma allo stesso tempo Maduro ha altro a cui pensare, una cosa importantissima per il futuro e sopratutto il presente del Venezuela: l’emergenza non della salute o alimentare, ma del 4G. Avete capito bene, 4G di connessione cellulare che, attraverso un accordo con una società cinese produttrice di cellulari, la famosissima Huawei, tanto simpatica all’attuale presidente Usa Donald Trump, si potrà introdurre nell’intero Paese attraverso la tecnologia messa a disposizione. Ovviamente però il tutto ha una sua logica: la rete armata dal colosso cinese sarà completamente sotto controllo delle autorità politiche venezuelane, che in questo modo potranno filtrarne tutti i contenuti e quindi acquisire il completo potere sull’informazione più difficile da controllare, quella via internet.

E così dopo aver chiuso giornali e canali televisivi, il quadro si completa con una manovra che rafforza il regime e allontana la possibilità di poter giungere in tempi brevi a una democrazia tanto agognata dalla maggior parte della popolazione, sebbene, secondo il Presidente della Colombia, Ivan Duque Marquez, Maduro sarebbe arrivato al punto di abbandonare il Venezuela. Problemi si registrano anche in quella che ormai sta prendendo la forma di una migrazione quasi biblica di venezuelani nel resto dell’America Latina, specie in Colombia e Perù: le autorità di quest’ultimo Paese hanno difatti iniziato a elevare barriere sul fenomeno, restringendo le norme atte a ospitare i loro confratelli latinoamericani, in modo da diminuirne l’intensità attraverso severi controlli.

Ma pure per Guaidó iniziano ad affiorare problemi: un quotidiano statunitense ha difatti scoperto che circa 800.000 dollari destinati ad aiutare i dissidenti antimaduristi sono stati sperperati in bordelli e hotel di lusso. In pratica Kevin Rojas e Rossana Barrera, due militanti del partito “Voluntad Popular” a cui appartiene Guaidó, dopo aver sottratto alla Colombia il controllo dei capitali destinati a coprire le emergenze, hanno gonfiato il numero dei militari disertori del regime Madurista da 700 a più del doppio (1.450), spendendo e spandendo nella città colombiana di Cucutà, ai confini con il Venezuela, il differenziale accumulato.

Anche se Voluntad Popular, in un comunicato, ha promesso una profonda indagine sull’accaduto, visto che lo stesso è stato preso a pretesto dal regime per screditare l’opposizione, ormai i margini di smentita paiono ridursi al nulla, dato che appaiono fatture rilasciate dagli hotel in cui si consumavano la “fiestas” a testimonianza del caso.

C’è da sperare che il fatto costituisca un episodio isolato, altrimenti non si saprebbe più che connotati dare a un dramma che ha abbondantemente superato i limiti dell’immaginazione.

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