Cappella Baglioni, Porta Venere/ Le telecamere di “Meraviglie” fanno tappa a Spello

- Francesco Davide Zaza

Cappella Baglioni protagonista di “Meraviglie” di Alberto Angela, per la sua ultima puntata. Passeggiando attorno a “Porta Venere”. Le tre eccellenze di Pinturicchio contenute all’interno

Alberto Angela Rai
Alberto Angela Rai

Questa sera il programma “Meraviglie” di Alberto Angela fa tappa a Spello. La cittadina umbra ospita, infatti, la celebre “Porta Venere“. Una delle sei porte urbiche, di arte romana, fu così chiamata nel Seicento per la vicinanza con un tempio dedicato alla dea della bellezza. Di arte romana, La porta fu realizzata in travertino bianco e decorata da lesene di ordine dorico. Elemento contraddistintorio è la triplice apertura arcuata (fornici), del periodo del regno dell’imperatore Ottaviano Augusto (27 a.C.-14 a.C.), compresa tra due possenti torrioni dodecagonali romanici, su alti sostegni quadrati. Nei suoi pressi, è possibile ammirare, come ricorderà in serata Alberto Angela, anche la Cappella Baglioni, presenta nella collegiata di Santa Maria Maggiore di Spello, celebre per la presenza di un ciclo di affreschi di Pinturicchio, databili tra il 1500 circa e il 1501.

Cappella Baglioni: le tre eccellenze di Pinturicchio

La Cappella Baglioni presenta i tre affreschi del Pinturicchio, ritenuti vari esperti la sua opera migliore. Raccontano: Annunciazione, Nascita di Gesù, Presentazione di Gesù al Tempio. I colori vividi, la ricchezza di particolari, gli elementi prospettici rendono questi degli assoluti capolavori che lasciano a bocca aperta. Si starebbe ad osservarli per ore ed ore. La volta, dove di solito si iniziava la decorazione ad affresco, contiene quattro sibille negli spicchi, sedute su troni e affiancate da targhe con profezie sulla venuta di Cristo. Ampiamente soggette a danni e ridipinture, sono forse frutto, nella stesura pittorica, della mano di Bartolomeo Caporali. Le ampie e vivaci candelabre a grottesche lungo i costoloni della Cappella Baglioni sono forse dello stesso autore, per somiglianze con quelle da lui realizzate nella chiesa di Sant’Antonio Abate a Deruta.







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