CARAVAGGIO/ Maddalena penitente: nella tristezza, il dono della Grazia

- Giulia Sponza

Il 22 luglio è santa Maria Maddalena. Caravaggio le ha dedicato un’opera. Nell’apparente abbandono, la nostalgia di Cristo

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Caravaggio, Maddalena penitente (1594-5) (particolare)

Mai prospettiva fu più indovinata di questa, scelta dal Caravaggio per rappresentare l’accasciata desolazione di una donna che sembra aver raggiunto il crinale drammatico del proprio fallimento. La postura, con ambo le braccia raccolte in grembo, cela un abbandono rassegnato ed amaro come di chi si scopre vinto dalla sazietà di un non senso che sempre aggredisce l’io, quando la libertà è malata. 

Eppure a questa Maddalena, viene attribuito l’appellativo di “penitente” o di “convertita”, quasi a segnalare come possa, il cuore, spalancarsi tremante ad una sorta di umile contrizione, di sincero pentimento, di possibile – quanto imprevisto – riscatto.

Si tratta forse di scrutare con maggiore attenzione il dipinto, per tentare di reperire tutti gli indizi che Caravaggio vi ha disseminato, quasi a volerci suggerire da quale pertugio si sia introdotto il Mistero per riconquistare la Sua Maddalena, preferita fin dall’origine.

Risalta sul fondo scuro – tipico delle tele caravaggesche – la sagoma luminosa di lei, il mantello ondulato della chioma fulva, il niveo e seducente profilo del collo, l’ampia scollatura della serica camicetta impreziosita dal morbido pizzo che la rifinisce. Curato nella fattura, raffinato nei dettagli, anche l’abito, di spessa stoffa damascata, avvolge con misurata eleganza la Maddalena che non rinuncia ad esibire un fiocco di organza dal rosso vigoroso, annodato appena sotto il seno.

Non è trascurabile inoltre che il Merisi, sapiente conoscitore dell’animo umano, tanto più se femminile, abbia voluto disperdere, ai piedi di questa fanciulla che – a detta del Bellori – “possa esser finta per Maddalena”, due fili di perle insieme a qualche sparso gioiello e a una boccetta di olii essenziali: questi tesori, armi proprie della seduzione, giacciono ora sul pavimento, vani orpelli sviliti del loro fascino primitivo, del tutto privati della loro antica attrattiva.

“Nacque il tuo nome da ciò che fissavi”. Ma che cosa sta fissando allora questa donna, se la posizione che la ritrae rivela un innegabile ripiegamento, un’ultima disincantata solitudine?

Si è forse accorta, Maria Maddalena, mentre ancora esibisce le forme esteriori della sua naturale bellezza, di quello sguardo penetrante che l’ha preferita, di quella presenza eccezionale che l’ha ridestata con la sorpresa inedita di una corrispondenza, di schianto riconosciuta come il “bel giorno”? 

Certo quello di Gesù è uno sguardo totalizzante che, proprio nel catturarla, sa di poterla restituire a sé stessa: solo la Sua disarmante pretesa può infatti rispondere alla confusa fragilità di un io che ancora resiste, che non accetta ancora di perdersi per il sottaciuto timore di non sapersi poi ritrovare. 

Ma che importa, Maddalena? Anche se decidessi di non sollevare lo sguardo, Lui già ti ha ferita con il soave imperativo della Sua discreta e silenziosa presenza. Lui, che “sta alla porta e bussa”, oggi vuole cenare con te per farsi riconoscere, finalmente, come il primo amore.

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