CARDINALE ZUPPI: “ECCO COME SONO PARADISO E INFERNO”/ “Covid? Non è punizione divina”

- Dario D'Angelo

Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo metropolita di Bologna, ha parlato di Paradiso e Inferno, pandemia di coronavirus e timore del giudizio di Dio.

Papa e vescovo Bologna
Bologna, Papa Francesco e l'Arcivescovo Card. Matteo Zuppi (LaPresse)

Tanti i temi trattati dal cardinale Matteo Zuppi in una lunga intervista concessa al quotidiano Libero: dal Paradiso all’Inferno, dalla pandemia di coronavirus al timore di Dio. L’arcivescovo metropolita di Bologna ha smentito coloro che in questi mesi hanno parlato di “punizione divina” in relazione al Covid: “Dio dà la vita per noi, come fa a mandare la morte? Dio ci libera dal male, non ce lo invia, neppure per motivi, diciamo così, pedagogici, per metterci alla prova! Prende su di sé il castigo, non ce lo infligge e dice: “Nella prova io sono con te”. Prende su di sé la croce, che in molti casi viene costruita proprio dagli uomini. (…) La paura di morire è sana! Quando però ci domina o la ignoriamo per stare bene, ne finiamo prigionieri. Mi è stato più chiaro, in questi mesi, il significato della “Provvidenza”, di un amore che accompagna e protegge. Nella tempesta mi commuove pensare che Gesù è sulla stessa barca con noi. E vogliamo salvarci da soli? Non aiutare il prossimo? Ecco il contrario della paura“.

CARDINALE ZUPPI: “ECCO COME IMMAGINO PARADISO E INFERNO”

A proposito dell’Aldilà, il cardinale Zuppi ha descritto quello che a suo dire ci attende al termine dell’esperienza terrena: “Come me lo immagino? Come una piena riconciliazione con se stessi, con gli altri e con Dio. Quei tre amori che Gesù ci invita a vivere insieme e che ci aiutano a trovare la vita qui, nella vita, e che troveranno la loro pienezza nell’altra vita. La immagino come un amore senza diaframmi, senza distanza, senza i limiti e le paure, senza maschere. Senza il mio e il tuo. Una pienezza di luce in cui saremo una cosa sola con gli altri e con Dio. (…) L’Inferno? L’inferno è essere se stessi da soli, con l’orgoglio, la diffidenza, possedendo. Paradiso è perdersi nell’amore, appunto, come un bambino che trova se stesso nell’altro“. Zuppi è convinto che dopo la morte ritroveremo i nostri cari: “Certo, e anche tutto quello che è legato alla nostra esistenza. Entreremo nel mistero, ritroveremo ogni persona, e non con indifferenza e distanza. L’inimicizia verrà ricomposta e non ci sarà più l’estraneo, l’avversario, ma sarà il Tutto, in tutti. (…) Se loro ci guardano? Penso che c’è un legame che ci unisce con i nostri cari, con le persone che sono con il Signore. Che vivono e quindi intercedono per noi e che ci incoraggiano in tanti modi. Loro non sono inerti; l’amore non è mai inerte. E vivendo nell’amore si associano a quello di Dio“.

CARDINALE ZUPPI: “TEMO IL GIUDIZIO DI DIO, MA NON NE HO PAURA”

All’intervistatrice, che gli ha chiesto una riflessione sulle parole di Gesù per cui in Cielo non ci saranno mariti e mogli ma saremo tutti angeli, il cardinale Zuppi ha risposto: “È qualcosa che possiamo solo intuire. Forse il senso è che vivremo una dimensione di amore lato, largo, ampio. San Paolo ha detto: “Non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna”. Significa che ci sarà una piena consapevolezza di se stessi negli altri. Se iniziassimo già adesso a volerci bene e a stare uniti, un po’ del deserto che abbiamo sulla Terra diventerebbe un piccolo giardino!“. Particolarmente interessante la riflessione sul giudizio di Dio: “Se lo temo? Sì, come si teme il giudizio delle persone che si amano. Ma non ne hai paura, perché sai anche che loro ti vogliono bene. Il timore è l’inizio dell’amore, come ci hanno insegnato i padri della Chiesa. E l’amore di Dio è il senso della mia esistenza“.

© RIPRODUZIONE RISERVATA