Carlo Bonomi (Confindustria): “Ok a Fase 2, ma come riapriremo?”/ “Manca il metodo”

- Alessandro Nidi

Carlo Bonomi (Confindustria): “Come riapriremo il 4 maggio?”. Il presidente degli industriali denuncia una mancanza di metodo e sottolinea: “Nessuno sta pianificando la Fase 3”

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Carlo Bonomi (Lapresse)

La Fase 2, come ufficializzato dal premier Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa di ieri, domenica 26 aprile 2020, scatterà lunedì prossimo, ma sono ancora tanti i dubbi che permeano la ripartenza. Carlo Bonomi, presidente designato di Confindustria, ha denunciato la totale mancanza di metodologia in un’intervista rilasciata alla trasmissione di Rai Tre “Mezz’ora in più”. “Sono 5 settimane che chiedo come intendono riaprire – ha commentato –. Siamo alla soglia del 4 maggio senza sapere come si farà. È dal 5 aprile che domando quale sia il metodo per arrivare alla riapertura e non tanto la data in sé: ad oggi, non ho ancora avuto una risposta. Stiamo arrivando al fatidico 4 maggio senza sapere ancora quale sarà il metodo. Ciò di cui si dice sicuro il numero uno di Confindustria è che non si mette al sicuro la salute dei lavoratori chiudendo le imprese, ma essa dipende “da come modifichiamo e mettiamo in sicurezza le imprese per garantire la salute dei dipendenti”.

CARLO BONOMI (CONFINDUSTRIA): “NESSUNO STA PROGETTANDO LA FASE 3”

Nell’ambito del suo intervento ai microfoni di “Mezz’ora in più” su Rai Tre, Carlo Bonomi ha sottolineato come nessuno stia progettando la cosiddetta Fase 3, ovvero quella dei grandi investimenti, soprattutto sul territorio. “Bisogna sbloccare le opere pubbliche – ha asserito –. Mi aspetto che domani mattina almeno le imprese che hanno la capacità di rispondere agli accordi di sicurezza e sono nelle grandi catene del valore aggiunto dell’export possano riaprire, perché stiamo perdendo quote di mercato e molte di esse non le riacquisteranno”. Il presidente di Confindustria ha successivamente promosso l’Europa per l’atteggiamento finora mantenuto e le azioni messe in campo, rimarcando come per l’Italia si presenti una finestra importantissima a dieci anni dalla crisi finanziaria: “Abbiamo la necessità di rivedere il Paese, le imprese devono cambiare, ma serve condivisione fra la politica e il mondo delle rappresentanze datoriali e sindacali. Basta fare riunioni con 60 sigle a Palazzo Chigi, dobbiamo cambiare questo Paese e mettere al centro le persone”.



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