Carlotta Gilli: “Atleti paralimpici? Non siamo di serie B”/ “Io cieca da 7 anni”

- Josephine Carinci

Carlotta Gilli, nuotatrice paralimpica con tante medaglie nel palmares nonostante la giovane età, si racconta. I sogni, le ambizioni e la malattia

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Carlotta Gilli: “La mia malattia scoperta dalla maestra”

Carlotta Gilli, giovane nuotatrice italiana che ai Giochi Paralimpici ha vinto ben 2 ori, 2 argenti e un bronzo, aggiunti alle tante medaglie mondiali ed europee, si è raccontata a Il Giornale: “Per me è fondamentale crescere sia come atleta che come essere umano, impegnandomi in prima persona. La disabilità non è un disvalore, è una caratteristica che fa parte di noi. I campioni paralimpici non sono di Serie B ma purtroppo sono considerati tali. C’è un problema culturale da risolvere. E io, con il mio esempio, cerco di dare un piccolo contributo”. 
La malattia di Stargardt, quella di sui Carlotta soffre, è “una retinopatia degenerativa su base genetica che ha compromesso progressivamente la vista”. La nuotatrice spiega:La malattia non regredisce ma nella migliore delle ipotesi, può solo stabilizzarsi attraverso un decorso standard. Nella prima fase della vita i bambini sono normovedenti, io ho percepito le prime difficoltà visive in seconda elementare e ad accorgersene è stata la maestra del momento che avevo difficoltà a copiare correttamente gli appunti dalla lavagna e mi avvicinano eccessivamente al foglio quando dovevo scrivere”.

Carlotta Gilli: “Vedo tutto in piccolo, in versione mini”

Dopo le prime difficoltà alla vista, la famiglia di Carlotta Gilli si è affidata di continuo ad esperti per capire che malattia avesse la bambina: “Non è stato facile arrivare alla diagnosi. Con i miei genitori, entrambi medici, abbiamo impiegato circa due anni, finché l’indagine genetica ha confermato i sospetti. Il mio virus, come è definito il mio coefficiente di virus, è gradualmente diminuito passando nell’arco di 6 anni dai 10/10 su entrambi gli occhi a 1/10 all’età di 9 anni e dal 2010 il virus è stabile all’1/10″. Lei spiega: “Vedo tutto in piccolo. Da vicino scorgo distintamente le cose. Ma in versione mini”.
Le tante medaglie, per Carlotta, non sono la sua vittoria più grande: “Le vittorie in gara sono entusiasmanti ma le medaglie vere e più importanti sono quelle che conquisto ogni giorno con la dedizione che metto per superare le difficoltà dentro e fuori dalla piscina”. Per il futuro, quali sono i progetti della nuotatrice? “Vorrei restare in Polizia. Magari mettendo a profitto la mia laurea in Psicologia. Ammiro i poliziotto per il ruolo che ricoprono. Il loro aiuto verso i più deboli è in linea con il modo di vivere la società”.

Carlotta Gilli: “Figli? Magari un giorno, ma ora…”

In futuro, Carlotta Gilli non esclude di mettere su famiglia: “Ora penso ad altro ma avere dei figli sarebbe bellissimo” racconta a Il Giornale. Prima, però, spazio allo sport e allo studio. La prima gara, Carlotta, l’ha fatta ad otto anni: “Un’emozione indimenticabile. Prima di allora facevo l’allenamento ma poi chiedevo di andare nella vasca piccola a giocare con gli altri bambini. Ma dopo essere salire sul podio per la prima volta tutto è cambiato”. Il grande salto è arrivato poi nel 2016: “È l’anno in cui Marco Dolfin gareggiava alle Paralimpiadi di Rio. Io ero una sua tifosa. Siamo diventati amici e lui mi ha convinta a entrare nell’ambiente paralimpico”.
Adesso la giovane atleta nuota, si allena e studia. “Alle vittorie si arriva attraverso percorsi difficili fatti di sacrifici, dolore e rinunce. Ma la soddisfazione finale compensa ogni sforzo” racconta.






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