CARO ENERGIA/ “Abbiamo messo sul tavolo 2 proposte ma l’Ue non vuole saperne”

- int. Giovanni Savorani

Il caro energia non si ferma, ma il governo non intende intervenire con un nuovo scostamento di bilancio. Intanto le imprese vanno incontro a “un disastro”

gas americano russo (LaPresse)

Se nel primo trimestre del 2021 la fattura totale di elettricità e gas per l’economia italiana era stata di circa 14,5 miliardi, oggi minaccia di arrivare a 37,5 solo nei primi tre mesi di quest’anno. Se poi queste tensioni dovessero continuare, la bolletta energetica del 2022 sarà ben più salata. Non solo: all’orizzonte si profila una minaccia ancora più seria, visto quanto ha dichiarato l’altro ieri il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani: “L’aumento del costo dell’energia rischia di avere un costo totale l’anno prossimo superiore all’intero pacchetto del Pnrr”. A far da contraltare a questo scenario fosco per il sistema produttivo italiano, ci sono le parole del ministro dell’Economia, Daniele Franco, secondo il quale non c’è spazio per nuovi scostamenti di bilancio (come chiedono alcuni partiti, Lega su tutti), ma solo per interventi limitati. Il governo lascia dunque il cerino acceso in mano agli imprenditori? “È ormai certo che si va incontro a un disastro – osserva Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica -. Da imprenditore non mi riconosco più, sto diventando assolutamente pessimista. Ma non vedo niente di positivo con l’energia che continua a costare cinque volte tanto rispetto a inizio 2021: allora quotava 22-23 centesimi di euro per metro cubo, poi si è arrivati in due colpi, a ottobre e a dicembre, fino a 1,80 euro e ancora oggi siamo sopra i 90 centesimi. Il nostro è un allarme che non vale solo per l’industria della ceramica, ma per tutto il manifatturiero”.

Sembra di capire che gli aumenti dell’energia non siano una fiammata, ma potrebbero continuare a lungo. È così?

Se quel che ha detto il ministro Cingolani sta a significare che il governo non ha alcuna intenzione di intervenire, la vicenda del caro energia può diventare davvero molto allarmante. Temo che andranno in crisi tantissime aziende. E il nostro lavoro rischia di andare perduto.

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il ministro dell’Economia, Daniele Franco, restano però contrari a un nuovo scostamento di bilancio per indennizzare le imprese sul caro energia. Quindi?

Lo scostamento di bilancio verrà di conseguenza, perché, a quel punto, quanto costeranno le casse integrazioni? E a quanto ammonteranno le mancate entrate erariali?

Se non si può ricorrere a risorse pubbliche, che misure di sostegno possono essere messe in campo per aiutare le imprese? È possibile evitare una brusca uscita dalla stagione degli aiuti?

Abbiamo scritto due giorni fa, assieme ai sindacati, una lettera a Draghi, chiedendo un intervento urgente. E anche la richiesta di una “gas release” nazionale non implica la necessità di fare ulteriori trivellazioni, basta riattivare le infrastrutture già esistenti e tuttora ferme.

Ma ci vuole un po’ di tempo, almeno 18-24 mesi, per rimetterle in funzione. Nel frattempo?

Si provveda a utilizzare le riserve di gas, che servono a proteggere da inverni freddi. Adesso stiamo andando incontro alla bella stagione, ci si può assumere un piccolo rischio, pur di salvare produzione e lavoro.

Intanto il portafoglio ordini delle imprese della ceramica è sempre pieno, ma la produzione è in perdita?

Sì, la situazione è questa. Il settore della ceramica deve cercare di recuperare un miliardo di euro sui prezzi, a fronte di un fatturato complessivo di 6 miliardi.

Come pensate di attrezzarvi?

Le poche aziende che hanno acquistato il gas quando i prezzi erano bassi oggi sono coperte, ma chi compra al mercato aperto tutti i giorni non ha alternative se non provare a scaricare sui prezzi questo costo extra. Ma così si va allo sbaraglio e non è detto che questa sia la soluzione.

Perché?

A parte il fatto che se tutti facessero così, creeremmo inflazione, noi fabbrichiamo manufatti che andiamo a vendere in giro per il mondo, ma, se aumentiamo i prezzi, i nostri clienti sono liberi di non comprarli più. E così rischiamo di rimanere senza lavoro.

C’è il serio rischio di perdere commesse, clienti e quote di mercato?

Il rischio è elevatissimo, e questa è la nostra principale angoscia.

Chi si avvantaggerà da questa situazione?

Nel medio termine sarà la Turchia, anche se in questo momento l’industria ceramica turca sta andando a ritmo ridotto per la mancanza di gas. Ma con la svalutazione della lira turca, la disponibilità delle materie prime e la promessa che Gazprom venderà loro energia a prezzi più bassi che da noi, quest’estate ce li ritroveremo in Europa, perché il risparmio sui costi di produzione compenserà i costi del trasporto, che finora hanno fatto da barriera al loro ingresso.

Teme anche possibili delocalizzazioni?

Certo, succederà presto, e non sarà un fenomeno eclatante, ma soft. Non ce ne accorgeremo, però si ripeterà quello che è già avvenuto con i produttori di sanitari. Poco rumore, ma tante fughe dall’Italia.

Vi sentite un po’ trascurati, abbandonati, inascoltati?

Ci sentiamo sfiduciati. Inascoltati no, perché ci hanno ascoltato tutti, ci danno ragione tutti, ma non vedo fatti concreti. Mi ricorda la storia della bretella.

Quale bretella?

Il nostro distretto della ceramica aspetta da quasi 50 anni la bretella di collegamento fra Sassuolo e Campogalliano per ridurre da un’ora a 15 minuti il transito degli autotreni. Ma non si è ancora mosso un dito. Possibile che 18 milioni di tonnellate all’anno che si muovono su questa direttrice non meritino un collegamento autostradale?

Lei è stato anche a Bruxelles. Che istanze ha portato?

Abbiamo messo sul tavolo due temi, che incidono sul prezzo dell’energia. Il primo: vorremmo rientrare, come altri settori, fra le attività che possono ottenere la deduzione degli oneri sull’energia elettrica relativi agli Ets. Il secondo: chiediamo che le quote di CO2 non siano più lasciate al mercato libero della speculazione, ma cedute e vendute solo agli operatori industriali che fanno parte del sistema e che ne hanno bisogno.

È riuscito a portare a casa qualcosa?

Ci siamo presentati con i colleghi spagnoli, in rappresentanza di 80mila posti di lavoro, che sono oggettivamente a rischio. Ci hanno ascoltato, ma hanno detto che hanno le loro linee guide e che per il momento non hanno alcuna intenzione di derogarvi. Ma la transizione ecologica va governata, perché avanti di questo passo andremo a sbattere.

(Marco Biscella)

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