GAS +400%/ Confindustria Ceramica: scelte Ue e costi folli, torniamo a estrarlo

- int. Giovanni Savorani

La bolletta del gas per il settore della ceramica è cresciuta del 400%: un costo insostenibile. Molte aziende sono ferme nonostante un portafoglio ordini pieno. E c’è il pericolo Turchia

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Impianto di estrazione del gas (LaPresse)

“Drammatica e paradossale”: così Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica, definisce la situazione che si è venuta a creare fra le imprese del suo settore a causa degli aumenti abnormi che hanno colpito il prezzo del gas. Il costo della bolletta che dovrà sopportare il comparto è passato di colpo da 250 milioni all’anno a 1,25 miliardi, con un balzo di oltre il 400%.

Una spesa insostenibile, che incide per il 20% abbondante sull’intero fatturato dell’industria ceramica, di poco inferiore ai 6 miliardi. “Da ottobre – ricorda Savorani – abbiamo davvero penato, tanto che abbiamo dovuto chiedere una cassa integrazione speciale, pur avendo un portafoglio ordini pieno”. Come uscirne? “Nell’immediato – risponde il presidente di Confindustria Ceramica – chiediamo di mettere mano a parte delle riserve strategiche di gas metano, che sono ingenti, così da far abbassare da subito i prezzi. Nel medio termine, invece, proprio per non dipendere solo dall’approvvigionamento estero, è necessario riprendere la produzione nazionale di gas”.

Le bollette di gas ed energia elettrica hanno subìto drastici aumenti. Lei ha parlato più volte di situazione drammatica. Perché?

Drammatica perché non sappiamo che decisioni prendere. Negli ultimi mesi del 2021 siamo stati tutti impegnati a cercare di scrivere un budget 2022, ma non sappiamo che numeri metterci. Abbiamo avuto degli squilibri troppo grandi, che rendono impossibile fare scenari.

Per esempio?

A inizio 2021 pagavamo il gas tra i 20 e i 25 centesimi al metro cubo. A ottobre abbiamo toccato una punta di 180 centesimi, poi ridiscesa, ma pur sempre a 100, quattro-cinque volte maggiore.

Il caro bollette quali effetti sta provocando sul settore della ceramica?

Credo che nell’ultimo trimestre del 2021 la grandissima parte dei produttori siano andati in perdita e ben pochi siano rimasti in attivo. E dire che venivamo da nove mesi molto positivi, caratterizzati dal consolidamento di un buon trend di vendite iniziato nella seconda metà del 2020. A fine settembre avevamo un fatturato più alto del 15% addirittura dello stesso risultato ottenuto nel settembre 2019, quindi in epoca pre-Covid. Vendite a due cifre di questa portata non ce le ricordavamo forse da mai.

Il caro bollette ha provocato dei fermi produttivi? Ci sono aziende che in questo inizio 2022 non hanno ancora ripreso l’attività a pieno regime?

Sì, si sta verificando proprio questo al 100%: alcune aziende hanno anche dovuto chiedere la cassa integrazione e molte stanno utilizzando ferie pregresse del personale, spostando in avanti la ripartenza, in attesa di capire se nel frattempo il governo farà qualcosa sul prezzo del gas per correggere questa situazione, che è anche paradossale.

Perché paradossale?

Perché abbiamo dovuto chiedere la cassa integrazione speciale mentre i nostri portafogli ordini sono pieni. Oggi che il prezzo del gas balla ancora tra gli 80 e i 90 centesimi il dubbio oggi è: spediamo ai prezzi con cui abbiamo chiuso i contratti o annulliamo le commesse?

Quanto potranno resistere ancora le imprese della ceramica?

È una previsione difficile. Noi facciamo l’85% di export, di cui un terzo fuori dall’Europa: ed è questa la quota più a rischio, perché il prezzo dell’energia è rincarato in tutto il mondo, ma non così tanto come nella Ue. I turchi, per esempio, si lamentano dell’aumento del prezzo, ma da loro è arrivato al massimo a 40 centesimi, non a 90 come da noi.

Una competizione difficile da sostenere?

Certo. In Europa dovremo difenderci da un potenziale assalto pesante proprio dei produttori turchi, che hanno sì lo svantaggio del trasporto, ma si faranno più aggressivi e competitivi grazie alla svalutazione negli ultimi due anni della lira turca, alla disponibilità, che noi non abbiamo perché le compriamo proprio da loro, delle materie prime e a un prezzo del gas che costa meno della metà del nostro. E già una multinazionale straniera ha deciso di non investire in Italia, ma in Turchia. Un brutto segnale.

Sul fronte di prezzi e forniture energetiche, che cosa vi aspettate in questo 2022?

Le aziende stanno aumentando i prezzi sul mercato per riassorbire in parte o in toto il rincaro dell’energia e non solo, perché anche le materie prime hanno registrato fiammate di prezzo. Al rientro dopo Capodanno tutto è aumentato a due cifre: smalti, cartoni, imballaggi, abrasivi… E poi è difficile trovare i materiali sul mercato, le consegne hanno tempi biblici, specie per i ricambi dei nostri macchinari di produzione. Non è infrequente andare dai rottamai per cercare di trovare pezzi somiglianti a quelli di cui abbiamo bisogno, come schede elettriche, cuscinetti o quant’altro.

Oggi a che ritmo lavorano i vostri impianti produttivi?

Direi al 50%. Spero che nelle prossime due settimane molte aziende riavviino le attività, proprio perché gli ordini non mancano. Da un lato, rischiamo di perdere i clienti; dall’altro, di perdere i soldi.

È tutta colpa della transizione energetica, affrettata e confusa, voluta dall’Unione Europea?

A mio avviso, siamo partiti da un principio giusto e condivisibile da tutti, e cioè che dobbiamo fare qualcosa per salvaguardare e pulire l’ambiente per i nostri figli e nipoti, ma questo obiettivo è stato lasciato in mano all’ideologia e non alla scienza. E qui cominciano i guai. Le cito solo un esempio: nel 2030 è stato deciso che tutte le auto andranno a elettricità. Ma mi spiegano come viene prodotta l’energia elettrica? Perché se andremo a comprarla dai tedeschi che la producono con il carbone, direi che è meglio tenerci il diesel 6… Stiamo parlando di processi che vanno razionalizzati e gestiti con maggiore tranquillità.

Il governo italiano sta studiando nuovi interventi che dovrebbero concretizzarsi in un contributo di solidarietà da parte delle aziende dell’energia. È una soluzione che va nella direzione giusta?

Senza dubbio. Aiuta nel breve a far scendere un po’ il livello dei prezzi dell’energia. Tenga presente che sui mercati a volte prevalgono anche dei fenomeni di natura psicologica.

In che senso?

Quando alcuni prodotti crescono, poi a catena crescono anche gli altri. Se invece si mettono in campo misure di contenimento, anche la speculazione diventa meno aggressiva. E a proposito di speculazione, una delle cose peggiori partorite dalla legislazione europea è il meccanismo degli Ets (European Union Emissions Trading Scheme, ndr).

Perché?

Doveva essere riservato al sistema industriale: si pagava una quota sulle emissioni di CO2 affinché poi venisse reinvestita per il miglioramento energetico, attraverso per esempio l’utilizzo di combustibili più green. Invece è stato lasciato al libero mercato ed è entrata in campo la speculazione finanziaria.

Risultato?

Quella quota, che all’inizio dell’Ets costava 4 euro a tonnellata, oggi ha superato addirittura quota 90 euro. Sono costi per noi pazzeschi e insostenibili. E nemmeno ritornano a noi, perché finiscono nelle tasche degli speculatori. L’accesso alle quote va riservato solo agli attori industriali. Altrimenti, andando avanti così, aumentano i costi, noi rischiamo il nostro lavoro e la transizione energetica non arriverà mai, perché mancheranno proprio le risorse che stanno drenando gli speculatori finanziari.

Oltre a questo, quali altri interventi chiedono le imprese dei settori più energivori?

Nell’immediato chiediamo di mettere mano a parte delle riserve strategiche di gas metano, che sono ingenti, e di rendere più fluido il mercato così da far abbassare da subito i prezzi. Nel medio termine, cioè di qui a qualche mese, proprio per non dipendere solo dall’approvvigionamento estero, è necessario riprendere, e lo chiediamo da tempo a gran voce , la produzione nazionale di gas. È mai possibile che la Croazia estragga gas dall’Adriatico e noi no? Ci ritroveremo tra un po’ con i giacimenti vuoti…

Le vostre istanze hanno trovato ascolto?

Sì, la gravità del problema è ben chiara, ma oggi paghiamo gli errori dei governi passati, come il blocco delle trivelle.

Ripetere i risultati del 2021 sarà difficile?

Impossibile. L’obiettivo sarà cercare almeno di salvaguardare le quote di mercato, anche se sappiamo già che sui mercati lontani faremo molta, molta fatica.

(Marco Biscella)

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