CARTE TOP SECRET A CASA/ “Traballano le candidature, ma Trump rischia più di Biden”

- int. Andrew Spannaus

Le due inchieste sui documenti top secret portati a casa da Trump e Biden hanno sfumature diverse. Ma sono politicamente pericolose

sondaggi elezioni usa 2020 Joe Biden e Donald Trump (LaPresse)

Democratici e repubblicani alla guerra dei dossier segreti. Quelli che Trump si è portato a casa, in parte senza restituirli, e quelli che Biden si è ricordato di avere e ha riconsegnato attraverso i suoi avvocati. Due vicende simmetriche che potrebbero avere sviluppi impensati e che, soprattutto, creano qualche problema all’ex presidente e a quello attuale in vista delle loro candidature per le elezioni presidenziali del 2024. Una matassa difficile da districare anche perché ci sono indagini in corso.

Andrew Spannaus, giornalista americano fondatore di Transatlantico.info e conduttore del podcast House of Spannaus, cerca di definire il quadro di una situazione che ha molti aspetti ancora da chiarire.

Dopo il caso dei dossier segreti sequestrati a Trump, ora ecco quelli dei documenti “dimenticati” a casa da Biden: qual è la differenza tra le due posizioni?

Biden è stato costretto ad ammettere che sono stati trovati documenti classificati segreti in un suo centro studi: la sua squadra ha spiegato che non è successo niente, che è stato restituito tutto, ma adesso il caso è cresciuto e hanno ammesso di aver trovato documenti anche a casa sua. La cosa è oggettivamente scomoda per Biden, perché dimostra che è stato poco attento e poi lui era vicepresidente, non presidente, aveva meno autorità. Inoltre aveva criticato fortemente Trump la scorsa estate. La differenza c’è: per quello che sappiamo, Biden sostiene che appena ha trovato i documenti ha contattato gli archivi nazionali per restituirli; Trump, invece, si è rifiutato di dare indietro i documenti, dicendo che li aveva declassificati. Evidentemente voleva tenerli e di fatto ne ha tenuti alcuni anche dopo aver dichiarato di averli riconsegnati.

È per questo che l’Fbi è andata a Mar-a-Lago?

Sì. Decisione discutibile, certo, ma se è vero che hanno trovato tanti documenti classificati come segreti, sono andati proprio perché Trump non aveva riconsegnato quanto promesso. Mesi prima agli avvocati dell’ex presidente era stato chiesto di restituire i documenti, ne hanno inoltrati alcuni ma evidentemente non tutti: per questo l’Fbi è andata a prendere gli altri.

Che cosa riguardano questi documenti?

Alcuni riguardano temi delicati di politica estera, sembra che qualcosa nel caso di Biden riguardi l’Ucraina, però non si sa tutto. Dicono che a Biden non era stato detto esattamente cos’erano, se dobbiamo crederlo, oppure si è scordato. Probabilmente portava a casa documenti e poi li riportava in ufficio: è da capire, comunque, quanto fosse legittimo. Sicuramente, nel caso di Trump, come presidente dentro la Casa Bianca poteva farlo, però portarli in una residenza privata, anche se può succedere, era cosa che entrambi non dovevano fare.

Secondo lei si sono portati il lavoro a casa come fanno in tanti oppure quei documenti servivano per altri scopi?

Stando a quello che dichiarano, Biden li portava per leggerli e Trump li ha portati per tenerli, poi se volevano custodirli per altri motivi, non lo sappiamo, magari lo sapremo tra qualche anno. Bisogna aspettare che si indaghi.

Che cosa dobbiamo aspettarci da questa vicenda?

Il ministro della Giustizia ha nominato subito un procuratore speciale anche per il caso Biden (come per Trump, nda) per mostrare la sua imparzialità, anche se finora non ci sono indicazioni di intenzionalità, che sarebbe il prerequisito per un reato. Questo oggettivamente apre una stagione di indagini su Biden che era già in arrivo con il controllo repubblicano della Camera. I repubblicani sono pronti a indagare tutto quello che possono, su di lui e sulla sua amministrazione. Visto che non possono varare provvedimenti, non avendo il controllo del Senato e della Casa Bianca, possono cercare di fare un’azione di disturbo in altro modo.

A occhio è più grave la situazione di Trump rispetto a Biden, ma qui le sorprese potrebbero essere all’ordine del giorno.

Esatto. Nel caso di Trump c’è uno scontro sulla necessità o meno di ridare indietro i documenti. La sua situazione è più grave perché ha seguito una sorta di procedura “privata” per declassare i documenti e si è rifiutato di riconsegnarli quando richiesto. Biden, invece, sembra averlo fatto in modo volontario, ma c’è il fatto che lui era solo vicepresidente e non presidente: la domanda sul perché aveva questi documenti fuori dall’ufficio pesa di più.

In prospettiva questo vuol dire che non li vedremo più come candidati alla Casa Bianca?

I più maliziosi fanno notare che questa notizia è uscita grazie a informazioni fatte trapelare alla stampa e quindi ci si chiede: “Perché proprio adesso?”. La risposta potrebbe essere abbastanza facile: Biden ha svolto il suo lavoro, ha avuto due anni abbastanza produttivi, ha fatto vincere ai democratici le elezioni di Midterm, ma sarebbe molto azzardato pensare di ricandidarlo nel 2024. Questo lo può indebolire e può aiutare chi spinge verso il suo ritiro per aprire il campo a nuovi candidati. Che sia intenzionale o meno, potrebbe essere uno degli effetti di questa situazione.

Per Trump vale la stessa cosa?

È solo uno dei suoi tanti problemi giudiziari. L’ex presidente è in calo generale di consensi, sia per questioni giudiziarie, appunto, ma anche, cosa più importante ancora, per questioni politiche: non è più visto come un elemento positivo, come un aiuto per il partito, è considerato un perdente. Le voci repubblicane secondo le quali bisogna andare oltre Trump crescono di giorno in giorno.

La sua stella, quindi, è tramontata indipendentemente dalla vicenda dei dossier segreti.

È un chiodo nella bara politica di Trump. Una bara che non è ancora chiusa, sigillata, ma sarei molto sorpreso se fosse il candidato repubblicano 2024. E ancora più sorpreso se dovesse avvicinarsi alla Casa Bianca un’altra volta. Vedo un fortissimo tentativo dei repubblicani di non fargli vincere le primarie. C’è ancora chi lo sostiene nell’opinione pubblica, ma meno che nel passato e mi aspetto che continuino a calare. L’unico fievole elemento a favore di Trump, che lo tiene ancora vivo, è che ha ripreso a parlare di politica, e non solo di lamentele sulle elezioni e su quanto è stato bersagliato. Ha smesso di fare solo la vittima, parla di nuovo di politica estera: ci sono poche voci contrarie alla posizione americana sulla guerra in Ucraina ma nella popolazione cresce la riluttanza a essere coinvolti in questo conflitto. Questo è un esempio di come Trump potrebbe riprendere un po’ di slancio.

(Paolo Rossetti)

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