CAOS TRUMP/ “Nessun complotto, ma questo raid accelera la sua fine politica”

- int. Andrew Spannaus

L’analista americano Andrew Spannaus non ha dubbi: “Tutto ciò accelera un processo già evidente, la fine della carriera politica di The Donald”

donald trump
Donald Trump (LaPresse)

L’Fbi ha perquisito la tenuta di Donald Trump in Florida. Le autorità hanno portato via delle scatole di documenti, l’ex presidente americano non ha dubbi: si tratta di “persecuzione politica”, un attacco contro la sua candidatura alle elezioni in programma nel 2024. “Questi sono tempi bui per la nostra nazione: la mia bella casa, Mar-a-Lago a Palm Beach, in Florida, è attualmente sotto assedio, perquisita e occupata da un folto gruppo di agenti dell’Fbi. Hanno persino fatto irruzione nella mia cassaforte! Dopo aver lavorato e collaborato con tutte le principali agenzie governative questo raid non annunciato nella mia residenza non era nè necessario nè appropriato”, l’affondo di The Donald. Di questo ne abbiamo parlato con Andrew Spannaus, giornalista e opinionista americano, fondatore e direttore di Transatlantico.info.

Che idea si è fatto?

Le indagini su Trump sono multiple in questo momento. Quello che vediamo di più riguarda i documenti classificati portati via dalla Casa Bianca, poi c’è anche la questione dell’assalto al Campidoglio, dove cresce l’impressione che il dipartimento di Giustizia possa incriminare Trump. Le audizioni al Congresso effettivamente mostrano una situazione dove è difficile negare la responsabilità politica di Trump. Ma dovranno valutare bene se potranno vincere la causa. Un raid come quello fatto ieri significa che un giudice ha dato il via libera. Poi c’è anche un’indagine in Georgia, sul tentativo di cambiare il voto delle elezioni. A differenza del Russiagate, ci sono indagini che poggiano su basi più solide. Questa è la mia impressione.

In Italia si penserebbe a una inchiesta politica: nostra deformazione o fa parte di una catena di eventi avviata dal dipartimento di giustizia?

E’ ovvio che ci sia una dimensione politica. E’ impossibile non considerare le ramificazioni politiche, infatti i repubblicani hanno subito reagito. Tuttavia in questo caso le pressioni ci sono da entrambe le parti. E’ evidente che Trump abbia violato le regole. E’ chiaro anche che Trump abbia esagerato dopo le elezioni del 2020. Gli errori sono difficili da negare. La questione è l’opportunità politica: il dipartimento di Giustizia è stato cauto fino ad ora, ma ieri la cautela è finita. Hanno valutato troppo alto il rischio di non agire. Sicuramente lo scontro politico aumenterà, perché non si parte da zero: il sistema giudiziario in passato ha trattato Trump in maniera scorretta ed è difficile presentarsi oggi come vergini. Ma ribadisco che gli elementi in questo caso sono molto più evidenti, non poggiano su un teorema politico creato ad arte.

Sotto il profilo politico, Trump è ancora un competitor o è già fuori dai giochi per le prossime elezioni?

Non è fuori dai giochi, lui crede di poter rientrare. Ma oggettivamente le possibilità di diventare di nuovo presidente sono molto basse. Come vediamo, ci sono una serie di indagini giudiziarie. Le sue reazioni lo rendono invotabile per molti. Lui ha una parte del partito repubblicano dalla sua, in diminuzione, ma per tornare alla Casa Bianca dovrebbe vincere tra gli indipendenti e questo non lo può più fare. Tutto ciò accelera un processo che era già evidente, ovvero la fine della carriera politica di Donald Trump. Per arrivare alla Casa Bianca nel 2024 gli servirà un politico.

Il partito repubblicano sta già scommettendo su qualcun altro?

Decisamente, ci sono altri profili che aspettano. E c’è chi non aspetta per nulla, come Ron DeSantis. Lui vuole correre e ha buone possibilità. Certo, essere in pole a due anni dal voto non è sempre la cosa migliore, ma ad oggi sembra quello più forte. Ma ci sono anche altri profili. Anche i sondaggi all’interno del partito cominciano a indicare che il 50% preferirebbe un altro candidato. E mi aspetto che la percentuale aumenti. C’è una forte minoranza a favore di Trump, che riesce ad avere un’influenza sulle primarie, ma la maggioranza del partito sarebbe ben contenta di andare oltre.

Passando dall’altra parte della barricata, come è messo Biden in vista delle elezioni di Midterm? Potrebbero essere un bagno di sangue per il presidente…

La situazione è leggermente migliorata nelle ultime settimane. I dem hanno la possibilità di mantenere il Senato ‘grazie’ ad alcuni candidati repubblicani pessimi in Stati importanti, mentre è molto probabile che i repubblicani riprenderanno la Camera. E’ fisiologico, ma c’è anche il contesto economico: la gente è pessimista sulla direzione dell’economia, c’è l’inflazione e il costo della vita è alto. Il lavoro cresce ancora, ma perché spesso le persone fanno più di un lavoro perché devono cercare di mantenere il potere d’acquisto che si sta indebolendo.

Un giudizio sulla visita di Nancy Pelosi a Taiwan?

Rientra in un gioco politico al rialzo all’interno degli Usa, in cui i democratici e repubblicani devono dimostrare di essere aggressivi, chi è più forte dell’altro rispetto alla Cina. La Casa Bianca si trova in mezzo e infatti ha chiesto alla Pelosi di non andare in via informale. E’ stato un suggerimento. Ora la Casa Bianca chiede ai dem di non andare avanti con una nuova proposta di legge che aumenterebbe il riconoscimento formale di Taiwan, perchè è importante per gli States mantenere una situazione di ambiguità rispetto a Taiwan. Biden ha già fatto degli errori in questo senso, promettendo di difendere l’isola. Non sono errori perché Taiwan non merita aiuto, ma perché la Cina non può accettare e non accetterà una Taiwan indipendente in tempi brevi. Sarebbe come pensare che Putin possa accettare una Crimea ripresa da Kiev: non è realistico”.

(Massimo Balsamo)

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