Caso Ciro Grillo, inchiesta su stupro in Norvegia/ Nel mirino figlio di un politico

- Silvana Palazzo

Caso Ciro Grillo, nuova inchiesta per stupro: riguarda quello che sarebbe avvenuto in Norvegia. Nel mirino figlio di un altro politico, di cui aveva parlato 15 mesi fa

ciro grillo nonelarena 640x300
Ciro Grillo, Non è l'Arena

Dopo il figlio di Beppe Grillo, un altro figlio di politico rischia di finire nei guai per stupro. C’è infatti una svolta clamorosa nell’inchiesta su Ciro Grillo e i tre amici accusati di stupro di gruppo. È stato aperto un nuovo fascicolo per violenza carnale, stavolta contro ignoti, in attesa di identificare con precisione il ragazzo che avrebbe abusatod i S. J. un anno prima dei quattro amici di Genova. In realtà, gli avvocati degli indagati hanno già individuato il ragazzo, infatti il 23 maggio avevano chiesto di sentirlo come testimone per valutare l’attendibilità dell’accusatrice italo-norvegese. Lo rivela La Verità, spiegando che si tratta di David Enrique Bye Obando, nato a Managua nel 2000 e residente a Oslo dal 2017 dove si è trasferito per studiare e vivere col padre Vegard Bye, politologo, giornalista ed ex parlamentare del Partito della sinistra socialista, una formazione che ha affinità proprio col M5s. Nell’atto del 24 maggio si spiega che il pm ha disposto l’iscrizione di un nuovo procedimento a carico di ignoti per violenza sessuale aggravata in quanto nei confronti di una ragazza che non aveva ancora compiuto 18 anni, visto che ne aveva 17 e mezzo all’epoca, e in quanto «il fatto è connesso con un altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio». Il riferimento è al presunto stupro del 17 luglio 2019 per il quale sono indagati Ciro Grillo, Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria.

CIRO GRILLO, NUOVA INCHIESTA: RIGUARDA STUPRO IN NORVEGIA

Il nuovo fascicolo è stato aperto alla luce delle dichiarazioni di S. J. nel verbale del 17 febbraio 2020, in cui spiegò che nel maggio 2018 aveva subito una violenza in campeggio in Norvegia da parte di un amico di nazionalità nicaraguense. Quindi, il procedimento è stato aperto a 15 mesi dalle dichiarazioni e il giorno dopo la richiesta da parte degli avvocati di sentire il ragazzo come testimone. Stando a quanto riportato da La Verità, quando verrà ufficialmente identificato il ragazzo, l’inchiesta potrebbe essere trasferita al Tribunale per i minorenni. La giovane, dunque, ha raccontato ai magistrati di essere stata violentata dal migliore amico in un camping che aveva organizzato la scuola. «Lì lui non sapeva che stessi dormendo e allora… cioè c’era stato un flirt e tutto, eravamo nella stessa tenda… soltanto che avevo messo in chiaro che non volevo nulla e né niente… ehm… soltanto che io ero crollata dal sonno e lui ha iniziato a fare… non so… aprendo la mia tuta e io mi sono svegliata e lui stava venendo. Però io in quel momento stavo dormendo». Dopo essersi svegliata è scappata nel bosco a piangere, poi ha preso le sue cose e se ne è andata. Non l’ha però denunciato. «Perché non avevo capito che cosa fosse successo… e poi un po’ per paura e poi anche per il fatto che era il mio migliore amico mi sembrava strano, non lo so». Quando però telefonò al ragazzo per avere spiegazioni, lui le avrebbe solo consigliato di prendere la pillola del giorno dopo. Il padre del 20enne a La Verità aveva negato ogni addebito, ora il caso sta per diventare internazionale.







© RIPRODUZIONE RISERVATA