CASO MORISI/ Il Pm archivia, dove sono ora le prime pagine di Repubblica & co?

- Monica Mondo

Il caso Morisi conferma che certa informazione e certa politica non cercano altro che rovinare la reputazione di chi non appartiene al consesso politico-mediatico che detta la linea

Luca Morisi
Luca Morisi, ex spin doctor della Lega (LaPresse)

Morisi non ci piaceva. Morisi ci piace di meno da quando abbiamo scoperto che, lui pure, si dedicava a festini sesso e droga. Lui pure, ma lui di più. Perché Morisi significa Salvini all’apice del successo, e i suoi metodi truci per bannare i nemici. Eppure, chi s’indigna moralisticamente per le sue mattane, è proprio chi si svena ogni giorno per esaltare la libertà no limit, per commendare qualunque giudizio almeno perplesso su alcune pratiche del mondo omosex e che inneggia alle canne libere. Allora Morisi è semmai una vittima, un uomo schiacciato da responsabilità che cercava un varco altrove, uno sfogo, un grido, forse.

Esagero? No, è così che si parla quando vengono colti tossicodipendenti o escort e gigolò in flagranza di reato. Reato, appunto, che nel caso di Morisi non c’è. Ha semplicemente usufruito della tanto decantata libertà no limit. Un alfiere della libera scelta! Fedina penale immacolata, ma gogna e linciaggio dalla stampa mainstream, con gli osceni titoli di Repubblica che cercano forse vendetta per i metodi indegni di Morisi, è vero, ma replicandoli. 

Che poi la stampa non dovrebbe vendicare nessuno, soprattutto la parte politica amica, ma anzi. Qui tocca stare attenti: se stai dalla parte giusta, puoi fare e dire quel che vuoi, e la parte giusta copre l’arco parlamentare da Grillo al Pd e Leu. Fuori Italia viva e tutti gli altri, naturalmente. Che essendo costituzionalmente brutti, sporchi, cattivi e immorali non hanno diritto alla difesa, dalla magistratura si danno in pasto ai media, e la chiamano giustizia. E quando si scoprono innocenti sicuramente hanno ancora scheletri nell’armadio.

A voi piace un’informazione, e la sua politica, così?

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