Caso Schwazer/ No alla revisione della squalifica per doping: “Manca il manomissore”

- Michela Colombo

Caso Schwazer: il tribunale di Losanna rigetta la richiesta di revisione di squalifica per doping di 8 anni all’azzurro, “Manca il manomissore”.

Alex Schwazer (LaPresse)
Alex Schwazer (LaPresse)

Si arricchisce di un nuovo capitolo il caso Alex Schwazer, il marciatore italiano squalificato per 8 anni nel 2016 per essere risultato positivo a un controllo antidoping e di cui abbiamo già ampiamente raccontato le vicende e la sua battaglia per la riabilitazione del suo nome contro WADA e la giustizia sportiva. La quale ancora una volta si è rivelata manchevole. Come apprendiamo dall’AGI la Corte svizzera di Losanna ha rigettato la revisione della squalifica dell’azzurro per doping, poiché nella richiesta non è stato indicato il soggetto autore della “manomissione” dei campiono durino incriminati.

Secondo la giustizia elvetica dunque “La decisione su cui si fonda la domanda non ha per oggetto il reato che avrebbe influito sul lodo, ma concerne una procedura penale diretta contro l’istante medesimo di un’altra infrazione. Ciò basta per escludere la possibilità di prevalersi con successo del predetto motivo di revisione”.

CASO SCHWAZER: RIGETTATA LA REVISIONE DELLA SQUALIFICA PER DOPING

Dunque la mancanza del manomissore è bastata, secondo il Tribunale di Losanna, per rigettare la domanda di revisione di squalifica di ben 8 anni, ad Alex Schwazer: ricordiamo che la sentenza è stata emanata solo ieri, anche se risale al 28 settembre scorso e il cui esito purtroppo si vociferava da tempo. Rimane ora da capire quale sarà la prossima mossa del marciatore italiano e dei suoi avvocati, ma l’impressione è che con l’ultima sentenza del tribunale di Losanna, la vicenda possa vivere una nuova fase di stallo.

Il caso rimane comunque davvero complesso e discusso: ricordiamo infatti che solo lo scorso febbraio, il tribunale di Bolzano aveva chiuso il processo di primo grado per doping a Schwazer, determinando che nel 2016 ci fu l’effettiva alterazione dei campioni di urina dell’azzurro. Una sentenza che aveva certo dato speranza al marciatore italiano, che ormai da anni sta combattendo una battaglia contro Wada e World Athletics.



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