CASO SEGRE/ Decidere chi è “presentabile” (e chi no) non fa bene alla democrazia

- Dimitri Buffa

C’è il rischio che una nobile intenzione, come quella di Liliana Segre, finisca per essere usata per dividere i buoni dai cattivi

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Liliana Segre (Lapresse)

Caro direttore,
di commissioni parlamentari per promuovere il bene e combattere il male – almeno in Italia – sono lastricate le strade dell’inferno. A cominciare da quella per antonomasia, l’antimafia, che, tranne per gli organismi bicamerali varati nei primi anni 70, nel tempo è di fatto diventata una delle tante armi improprie di lotta politica. Adesso la cosa si ripete con questa commissione, pensata dalla stimabilissima senatrice a vita Liliana Segre. Che, se nelle intenzioni dovrebbe occuparsi di monitorare l’antisemitismo e il razzismo nel Bel Paese – di sicuro a un livello minimale se solo pensiamo alla Francia, alla Germania e ai paesi dell’Est europeo – nella successiva realizzazione pratica finirà per pretendere di censurare i messaggi di odio sui social e nella rete. Confondendo causa ed effetti e arrogandosi il potere, com’è già accaduto con le commissioni antimafia delle ultime due legislature, di decidere chi sia o meno “presentabile” per le future elezioni politiche.

Così magari i commenti dei fan di Salvini contro la Raggi, contro la Boldrini e purtroppo anche contro la stessa Segre verranno equiparati all’odio antisemita o al razzismo che è tutt’altra cosa delle esternazioni di antipatia verso questo o quell’esponente politico. D’altronde nei social del Movimento 5 Stelle, che pure ha votato disciplinatamente a favore dell’istituzione di questa commissione dall’oggetto assai confuso, criticata da magistrati come Carlo Nordio e da editorialisti come Mattia Feltri, si legge di tutto. Ben più e ben di peggio dei commenti alle provocazioni social della cosiddetta “Bestia” di Salvini.

Se nei fatti questa commissione parlamentare d’inchiesta, che in Italia come diceva anche Montanelli “non si nega a nessuno”, sposterà la propria attenzione come prevedibile dalle cause agli effetti dell’odio razziale e antisemita, non c’è da stare allegri. Un altro organismo di censura pedagogica con il marchio della commissione parlamentare non serve a nessuno e anzi rischia di essere controproducente. Come ha scritto Nordio sul Messaggero, la pentola a pressione dell’odio social si sfoga scrivendo “cazzate” sulle bacheche dei partiti e dei movimenti. O di singoli esponenti politici. Come una volta si scrivevano idiozie e infamità sui muri dei cessi in autostrada. Solo che all’epoca a nessuno sarebbe venuto in mente di istituirci sopra una commissione parlamentare d’inchiesta. Altra cosa sarebbe se la violenza squadrista, a forza di evocarla, venisse esercitata nelle piazze.

Ma l’impressione assai fastidiosa è che questo organismo parlamentare – come si diceva – possa essere utilizzato, con la grancassa di quotidiani che inzuppano il pane in tutto ciò, per decidere chi fa parte del bene e chi delle forze oscure del male in Italia. Ponendogli addosso un bollino nero Docg. Se si pone attenzione a questo punto di vista, l’astensione dal votarla in Parlamento, da parte di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, non è poi così scandalosa. Anzi, ha il sapore di una reazione di ripulsa epidermica quasi inevitabile.

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