CDP/ La “cassa 2.0” che può aiutare l’Italia con 128 miliardi

- Alfonso Ruffo

Cassa depositi e prestiti ha presentato il piano strategico 2022-2024. Quattro le grandi sfide individuate da Cdp

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Dario Scannapieco (Lapresse)

Metodo e qualità solo le caratteristiche portanti del piano strategico 2022-2024 della Cassa depositi e prestiti voluto dall’Amministratore delegato Dario Scannapieco, condiviso con il Presidente Giovanni Gorno Tempini, approvato dal Consiglio di amministrazione e presentato alla stampa in un essenziale stile draghiano.

Cdp, come recita il titolo del documento – sintetizzato in comode slide – sta con l’Italia che cresce in una prospettiva inclusiva, sostenibile e digitale. Le sfide del Paese sono tante e il braccio operativo dello Stato, depositario del risparmio postale, promette di mettersi al servizio delle cause che meriteranno di essere difese e combattute.

La nuova Cdp non intende infatti correre in soccorso di ogni eventuale emergenza. Non vuole essere doppione di istituti bancari o finanziari esistenti. Non ha intenzione di essere un duplicato di qualsiasi altro soggetto già si muova sul mercato. Al contrario, rivendica per sé un ruolo addizionale e complementare.

Vuole essere un valore aggiunto per sé, i propri azionisti (ministero dell’Economia e Fondazioni bancarie) e il pubblico di riferimento fatto in prevalenza di regioni, comuni e imprese. Di quelle grandi e di quelle piccole, perché la Cassa ha soluzioni per ogni esigenza. A patto che la richiesta d’intervento riguardi settori sensibili.

Per raggiungere questi obiettivi occorre che l’Istituto si doti di un supplemento d’intelligenza con la creazione di organismi interni che sappiano individuare le opportunità e indirizzare la spesa buona verso soluzioni in linea con le scelte strategiche di fondo. Insomma, niente distrazioni e niente dispersioni.

Appare evidente che un modello operativo del genere, così rigorosamente orientato e selettivo, possa funzionare da guida alle scelte di molti altri attori sulla scena nazionale. Governatori, sindaci, capi di azienda potranno meglio orientarsi guardando alla direzione intrapresa dalla nuova Cassa.

Anche perché, vale la pena di sottolineare anche se può apparire scontato, l’impegno della Cdp è fortemente correlato alle indicazioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per perseguire le cui finalità si metteranno a disposizione dei tanti soggetti attuatori strumenti e capacità professionali.

In coerenza con questi principi la Cassa sarà dispensatrice di risorse – laddove si renderà utile farlo – e, soprattutto, dovrà essere in grado di attirare investimenti terzi come si propone di fare indicando in 128 i miliardi impegnati a sostegno del Paese: 65 propri e il resto attivato in virtù della rinnovata capacità di attrazione.

Quattro le grandi sfide individuate da Cdp: cambiamento climatico, crescita inclusiva, digitalizzazione, ripensamento delle catene del valore. All’interno di questo spazio, grande attenzione alla parità di genere, alla rigenerazione urbana, all’affermazione della banda larga come imperativo categorico.

Sono dieci i cosiddetti campi d’intervento in linea con gli indicatori Esg (ambientali, sociali, di governance): transizione energetica, economia circolare, salvaguardia del territorio, infrastrutture sociali, mercato dei capitali, digitalizzazione, innovazione tecnologica, sostegno alle filiere strategiche, cooperazione internazionale, trasporto.

Poiché il concetto di funzione strategica attraversa l’intero piano, diventano chiare le intenzioni di Scannapieco quando parla delle immobilizzazioni di Cdp: mantenere e sviluppare quelle coerenti con la missione e dismettere le altre che non lo sono una volta raggiunto lo scopo che ci si era dato.

Questa versione molto più mobile e proattiva della Cassa depositi e prestiti è una novità da accogliere con grande interesse perché è come se si mettesse in circolo nelle reti pensanti e decisionali del Paese un software potente e innovativo in grado di migliorare la capacità di risultato dell’intero sistema.

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