Cetto La Qualunque/ Antonio Albanese: “Non è un testimonial del sovranismo”

- Rossella Pastore

Cetto la Qualunque è il personaggio di Antonio Albanese protagonista del film Cetto c’è, senzadubbiamente. “Non è un testimonial del sovranismo”, assicura l’attore

Cetto la Qualunque
Antonio Albanese è Cetto la Qualunque

Antonio Albanese torna al cinema con Cetto La Qualunque che si piazza al primo posto in classifica nel suo giorno di uscita. Questo successo testimonia l’amore degli italiani per questo personaggio, ma anche la voglia del pubblico di ridere al cinema. «Chi vuole il sovranismo deve prendersi anche il sovrano» dice il personaggio nel film. Secondo Albanese l’idea del ritorno del re è «una favola nera, una delle nostre follie, una provocazione». Albanese ha spiegato a Repubblica di aver scritto il film un anno e mezzo fa. «E non ci siamo fatti bastare un punto di riferimento: abbiamo cercato uno sguardo europeo dalla Turchia alla Svezia, dove è appena arrivata la notizia che il primo partito è di ultradestra, un argomento che mi sta spaventando». Quando gli viene chiesto se Cetto potrebbe diventare un testimonial al contrario di tutta una serie di valori negativi, Albanese ha affermato: «Non penso che Cetto possa diventare un testimonial per il sovranismo, altrimenti Scorsese lo dovrebbero arrestare. Quando interpreto Cetto a teatro mi vergogno come una bestia, un mio amico per consolarmi mi ha detto che ricordo Depardieu». (agg. di Silvana Palazzo)

Antonio Albanese: “Un personaggio sempre più attuale”

Cetto la Qualunque torna al cinema. Dopo una pausa durata 7 anni (l’ultimo film della saga, Tutto tutto niente niente, è uscito nel 2012), Antonio Albanese lo “risuscita” in Cetto c’è, senzadubbiamente, film diretto da Giulio Manfredonia con cui chiude la trilogia iniziata nel 2011. Cetto è il politico corrotto che, in questa pellicola, punta ai pieni poteri. “Uno scettro si aggira per l’Europa”, sintetizza l’attore in un’intervista ad Amica. Cetto è lo stereotipo del leader disonesto, volgare e latitante che per l’occasione diventa anche sovranista. Il pretesto è la malattia di una zia, che lo costringe a lasciare l’esilio in Germania, dove gestisce una catena di pizzerie ed evade il fisco. “A volte, quando faccio Cetto a teatro, mi vergogno come una bestia!”, racconta Albanese. “Per consolarmi mi hanno persino detto che sembro Gerard Depardieu. Giuro: io e Cetto non abbiamo niente in comune! In genere nessuno dei miei personaggi mi assomiglia, ma qui ho lavorato davvero sulla lontananza. E sul desiderio di mostrare gli orrori che ci circondano. Perché purtroppo Cetto è un personaggio sempre più attuale. Una sorta di esempio di quello che non dovremmo essere. E invece…”.

“Cetto la Qualunque è un moderato”

Lo spunto migliore, per interpretare Cetto la Qualunque, è e rimane l’attualità. Potrà sembrare banale, ma questa supera ogni sorta di finzione e comicità: “Non è una battuta: rispetto a quello che viviamo, Cetto è un moderato”, sostiene Antonio Albanese. Questo dovrebbe spaventarci: “Io credo ancora nel potere della comicità, nella sua energia, e che sia inutile isolarsi. Si deve reagire. E volersi bene”. La chiave per non disperarsi? “L’ironia. Da usare per raccontare il mondo. In giro vedo molta rassegnazione, delusione, paura… Nel 2016 c’è stato il più basso tasso di omicidi in questo paese, ma sembra il contrario. Manovrare la popolazione in questo modo è da vigliacchi! È osceno. Si creano gruppi di disperati che sperano di reagire con la rabbia, e questo mi spaventa, a prescindere da come lo racconto col mio lavoro. Raccontare con ironia questa sorta di sconfitta è sempre più difficile…”.

La personalità dietro a Cetto la Qualunque

Spostando infine l’attenzione sul suo interprete, c’è da dire che ad Antonio Albanese nessuno ha mai chiesto di candidarsi. E un po’ gli dispiace: “Magari ci avrei pensato e avrei detto di no, ma sarebbe stato bello sentirselo dire. Potrei occuparmi di infrastrutture, o di pari opportunità…”. Il lavoro, in ogni caso, non gli manca. Come riesce a conciliare tutti gli impegni, tra cinema e teatro? “Il tempo si trova. Dormi un po’ meno, magari rinunci a una serata, ad andare al cinema, e lavori fino alle due di notte. Mi è stata data questa grande possibilità e ne vale la pena… Ma è questione anche di godere di quello che fai. È importante”.





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