MESSE SOSPESE PER CORONAVIRUS/ Chiesa di Roma annulla le attività fino al 15 marzo

- Silvana Palazzo

Messe sospese per coronavirus: la Chiesa di Roma sospende ogni attività fino al 15 marzo, dagli oratori, ai corsi pre-matrimoniali, passando per i pellegrinaggi

Piazza San Pietro
Vaticano, Piazza San Pietro (LaPresse, 2019)

L’Italia si ferma per il coronavirus e anche la Chiesa sta accusando il colpo. Oltre alle Messe, sospese in determinate regioni almeno fino a domenica 15 marzo, anche gli oratori si sono svuotati. Poco fa è giunto il comunicato da parte della Chiesa di Roma, che ha deciso di sospende tutte “le attività pastorali non sacramentali fino al 15 marzo; consentite le celebrazioni liturgiche feriali e festive, purché il luogo di culto consenta di rispettare le misure di precauzione ritenute fondamentali dalle autorità competenti”. Di conseguenza, i giovani non potranno svolgere il catechismo, ne tanto meno andare all’oratorio per stare con gli amici. Sospesi anche i pellegrinaggi nonché i corsi di preparazione al matrimonio, ordinanza valida per tutte le parrocchie di Roma. Quella delle messe sospese resta una situazione senza dubbio da non sottovalutare, in quanto bisognerà capire come evolverà da qui a breve, tenendo conto che in molte regioni d’Italia, in primavera, si celebrano i sacramenti, leggasi in particolare Comunioni e Cresime, e bisognerà capire come si organizzerà la Chiesa a riguardo. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

CHIESE CHIUSE PER IL CORONAVIRUS? MESSE DI PASQUA A RISCHIO

Non solo scuole: anche le chiese sono chiuse per il Coronavirus. Nelle “zone rosse”, quelle maggiormente colpite, le diocesi hanno deciso di regolamentare l’attività pastorale per contribuire al contenimento della diffusione dell’epidemia legata al Covid-19. In Italia, infatti, il dialogo tra la Cei e il governo è serrato. Dunque comunione nelle mani, acquasantiere vuote in chiesa e niente scambio della pace con la stretta di mano: queste sono alcune delle regole di prevenzione contro il Coronavirus che la Chiesa esorta a rispettare. Ora però si avvicina la Pasqua e il pensiero dei vescovi va al 5 aprile. La speranza è che fino ad allora tutto riesca a tornare sotto controllo, ma il Coronavirus potrebbe mettere a rischio anche le celebrazioni pasquali. In calendario c’è la domenica delle Palme, attesa come il Natale. Di solito in piazza San Pietro a Roma si tiene la grande messa alle 10 (e per ora è confermata). Ma c’è pure la Messa del Crisma del giovedì, con la lavanda dei piedi, quindi il Venerdì Santo con la Passione e poi la Via Crucis. La tradizione a Roma vuole che al Colosseo si tenga la pratica, mentre il giorno successivo c’è la veglia pasquale con la benedizione del fuoco. Il 12 aprile è la domenica di Pasqua, in cui è prevista la benedizione papale Urbi et Orbi da San Pietro.

CORONAVIRUS, CHIESE CHIUSE? MESSE DI PASQUA A RISCHIO

Tutto potrebbe cambiare ora a causa del Coronavirus. La Cei infatti potrebbe decidere di chiudere le chiese per tutto il tempo considerato necessario al contenimento dell’emergenza. Il retroscena è stato svelato da Il Messaggero, secondo cui la Cei aveva atteso il decreto del governo per valutare eventuali direttive vincolanti per le 220 diocesi italiane. Finora si è deciso di lasciare libertà ai vescovi delle zone contagiate riguardo la decisione di adeguarsi alle direttive di prefetto, sindaco e organismi sanitari, col massimo spirito collaborativo. Nel weekend ci sarebbero state consultazioni informali col governo, in particolare per valutare la possibilità di far celebrare le messe feriali in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. I vescovi hanno però deciso di tenere le chiese aperte con una messa che non prevede la presenza dei fedeli, poi dopo l’uscita del decreto ci sarebbe stato un altro scambio di opinioni, ma nelle prossime ore scopriremo se la Chiesa deciderà di vietare tutte le messe o lasciare aperte le chiese a determinate condizioni. Intanto alcuni vescovi si sono mossi a livello individuale. La diocesi di Senigallia, ad esempio, ha bloccato tutte le celebrazioni religiose fino a domenica 8 marzo. A Padova è accaduto qualcosa di analogo. Ma visto che nessuno nella Chiesa si aspettava un’evoluzione di questo tipo del Coronavirus, c’è confusione ai vertici. «Continueremo a collaborare e a pensare al bene comune, perché nessuno di noi vuole favorire contagi», il commento di don Ivan Maffeis, direttore della Comunicazione.



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