Cina in Consiglio Diritti Umani Onu/ “Usa, basta razzismo e intolleranza religiosa”

- Niccolò Magnani

La Cina – da poco nuovo membro del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu – bacchetta gli Stati Uniti su 9 durissime raccomandazioni: «stop razzismo e intolleranza religiosa».

Cina all'Onu
La Cina al Consiglio Onu dei Diritti Umani (Foto Twitter Un Watch)

Questo articolo nutre una fortissima esigenza di informazione ma, lo ammettiamo, non è semplice mantenere una sobria e professionale distanza quando si leggono certe “fantasiose” levate di scudi su diritti umani, religiosi e civili da parte di un Paese, come la Cina, che è ad oggi tutt’ora una dittatura comunista (per loro stessa ammissione e costituzione). Al netto della premessa che spero i lettori ci perdoneranno, entriamo nell’agone della notizia perché è davvero incredibile: in primis, lo scorso 13 ottobre – nel silenzio pressoché mondiale di media e organismi politici – la Cina di Xi Jinping è stata eletta nel Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani nell’area Asia-Pacifico. Pechino ha vinto, tra l’altro, la “concorrenza” dell’Arabia Saudita (ancora sotto accusa per il caso Khashoggi): nonostante l’opposizione di diverse organizzazioni umanitarie, l’Onu ha proceduto lo stesso per la nomina della Repubblica Popolare cinese, che segue del resto con ‘coerenza’ una lunga tradizione nel Consiglio dei Diritti Umani che vedeva già nel recente passato illustri predecessori come Cuba, Iran e la stessa Arabia. Paesi dove la libertà civile, religiosa e di parola è notoriamente ai “primissimi” posti a livello mondiale.

LA CINA BACCHETTA GLI USA SUI DIRITTI UMANI

Ma la seconda notizia è assai più recente e ne veniamo a conoscenza grazie alla Ong “Un Watch”, l’organizzazione non governativa con sede a Ginevra la cui missione dichiarata è «monitorare le prestazioni delle Nazioni Unite sulla base della propria Carta». Accade così che ieri, la stessa Ong “pro-Onu” riporti nel dettaglio le 9 richieste ufficiali che la Cina – in quanto nuovo membro del Consiglio – lancia direttamente agli Stati Uniti d’America per le presunte violazioni dei diritti umani su suolo americano: ebbene, gustiamocele assieme perché valgono davvero la pena. La Cina desidera raccomandare agli Stati Uniti in primo luogo di «sradicare il razzismo sistematico, affrontare la diffusa brutalità della polizia e combattere la discriminazione contro gli afroamericani e gli asiatici americani». Al secondo punto si trova invece l’esortazione a tutti i politici Usa – con evidente riferimento al Presidente uscente Donald Trump – «rispettare i diritti delle persone alla vita e alla salute e a smettere di politicizzare e stigmatizzare la pandemia COVID-19». La terza “raccomandazione” invece punta ad adottare «misure olistiche per eliminare la polarizzazione politica e la disuguaglianza sociale». Quarto, «combattere la sempre più grave intolleranza religiosa e i partiti xenofobi», quinto «Smettere di incarcerare i migranti, compresi i bambini migranti, e garantire i diritti dei migranti» e sesto punto «Affrontare la proliferazione delle armi da fuoco e garantire i diritti alla vita delle persone». Infine, eliminare le misure coercitive unilaterali (ad esempio la pena di morte, che infatti non esiste in Cina giusto?, ndr), all’ottavo posto «Fermare la tortura nelle operazioni antiterrorismo e fermare l’intervento militare in altri paesi e smettere di uccidere i civili» mentre l’ultima raccomandazione della Cina invita gli Usa al finire «interferire per motivi politici negli affari interni di altri paesi con il pretesto dei diritti umani».

Dovremmo aggiungere altro? Non crediamo, visto che basterebbe sostituire gli Usa con la Cina e le “raccomandazioni” sarebbero da rivolgere in primis ai democratici e certamente tolleranti governanti di Pechino. Ecco forse ci permettiamo una piccola e infinitesimale speranza per il futuro prossimo: che esista oggi qualcuno – in sede Onu, Ue, Nato o dovunque vi siano un tentativo di dialogo “diplomatico” – in grado di sollevare quantomeno il problema di una dittatura così efferata eppure così “protetta” dagli stessi organismi internazionali. George Orwell, da sinistra, aveva preconizzato la situazione attuale in un futuribile 1984: ecco, forse si è sbagliato solo di 36 anni.



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