Cina “rieduca” Hong Kong/ Reprimere dissenso? Con la scuola, grazie al pensiero unico

- Abate Faria, Silvana Palazzo

Cina “rieduca” Hong Kong per reprimere il dissenso. Come? Con la scuola, grazie al pensiero unico: arrivano le nuove linee guida. Addio democrazia…

Hong Kong
Proteste anti-Cina a Hong Kong (LaPresse)

Un piano per “rieducare” Hong Kong. È quello che ha messo a punto la Cina per insegnare la fedeltà all’autorità centrale. A tutte le scuole primarie e secondarie è arrivata una circolare dall’Ufficio Istruzione della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong. Riguarda implementazione e risorse dell’insegnamento della sicurezza nazionale, che è considerata «parte di, e insperabile da, l’istruzione nazionale». In pratica, la Cina, come riportato dal Fatto Quotidiano, ha fornito a Hong Kong le linee guida per far sì che gli studenti sviluppino «un senso di appartenenza» alla Cina, affetto per la popolazione cinese e quindi anche un senso di identità nazionale, con la consapevolezza e il senso di responsabilità nella salvaguardia della sicurezza nazionale.

Cosa cambia concretamente per gli studenti di Hong Kong? Viene riscritto il curriculum scolastico e modificato l’insegnamento di alcune materie, come la geografia, che si studia con libri illustrati con le meraviglie cinesi. A scuola il pensiero unico, dunque. Questa è la nuova frontiera aperta dalla Cina per combattere il dissenso: rieducare i giovani.

CINA PORTA HONG KONG ALLA SCUOLA DI PENSIERO UNICO

Hong Kong continua così a perdere pezzi di democrazia. La sua libertà è stata garantita per decenni grazie alle sue istituzioni democratiche, ma gradualmente la Cina la sta estirpando. Basti ricordare la repressione delle manifestazioni dal 2014 ad oggi, gli arresti di attivisti, l’obbligo per candidarsi alle elezioni di giurare fedeltà alla legge sulla “sicurezza nazionale” approvata da Pechino. Il Fatto Quotidiano parla di un’azione sistematica tramite cambiamenti legislativi che svuotano la rappresentanza. La novità ora è la volontà di riscrivere la Storia. Ad esempio, il governo di Carrie Lam sostiene la pubblicazione delle “Cronache di Hong Kong”, un racconto in 66 volumi che comporta una spesa di 100 milioni di dollari per raccontare i 7mila anni di storia dell’isola. L’obiettivo però è un altro: «Aiutare i residenti, specie i più giovani, a capire meglio la strettissima relazione fra Hong Kong e la Cina», ha detto Lam. Infatti, dal primo volume è sparita la marcia dei 350mila che nel 2014 ha avviato i movimenti pro-democrazia.



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