Cina, vescovo sfrattato e senzatetto/ Guo Xijin perseguitato dalla Chiesa di Stato

- Niccolò Magnani

Cina, vescovo Vincenzo Guo Xijin sfrattato e reso senzatetto: perseguitato perchè si rifiuta di entrare nella Chiesa di Stato del Partito Comunista

Vescovo Cina
Cina, Mons. Vincenzo Guo Xijin (Twitter 2020)

Era il 29 aprile 2019 quando il direttore di Civiltà Cattolica, il gesuita assai vicino a Papa Francesco Antonio Spadaro, annunciava con letizia su Twitter un grande passo avanti per il dialogo difficile tra la Chiesa Cattolica e la chiesa in Cina: in particolare, segnalava il patto per favorire l’unità della Chiesa cinese tra Santa Sede e Governo di Pechino, con Mons. Vincenzo Guo Xijin che riceveva il ruolo di vescovo ausiliare per la diocesi di Mindong mentre il vescovo “nominato” dal Partito Comunista (Zhan Silu) diveniva il prelato ufficiale della medesima diocesi. Celebrarono insieme l’Eucaristia nel giorno del Giovedì Santo e si ebbe la sensazione che qualcosa finalmente stesse cambiando in Cina dopo anni, decenni, di persecuzione e libertà violate. Ecco, quel cammino è ancora tutt’ora drammaticamente lontano: è notizia di ieri, fonte l’autorevole Padre Bernardo Cervellera direttore di AsiaNews, che il vescovo cattolico Guo Xijin non solo è stato sfrattato dalla sua parrocchia e ora è costretto a vivere come un senzatetto, ma è anche trattato dal Governo di Pechino come un migrante «Ieri gli sono stati tagliati luce e acqua e da stasera il vescovo cinese Vincenzo Guo Xijin, già ordinario di Mindong dormirà come un senzatetto alla porta di quella che era la sua curia e casa del clero a Luojiang: ieri è giunto l’ordine di sfratto per lui e per i sacerdoti che lavorano e vivono con lui». Si cerca l’unità con Pechino ma la realtà, cruda e nuda, è che al momento se non accetti di far parte dell’Associazione Patriottica (la Chiesa di Stato) rischi davvero di essere trattato alla stregua degli ultimi della società.

LA CHIESA PERSEGUITATA IN CINA

«Ufficialmente – scrive Cervellera su AsiaNews – lo sfratto è dettato da motivi di sicurezza. Un cartello posto davanti alla curia spiega che l’edificio – costruito con tutti i permessi oltre 10 anni fa – non rispetta le regole anti-incendio e va quindi chiuso». Ma la realtà è ben diversa visto che l’operazione della polizia è un gesto di «pressione e di stizza» verso il vescovo e i suoi sacerdoti che «rifiutano di firmare l’adesione alla Chiesa ‘indipendente’», ricorda ancora Cervelliera. La Diocesi di Mindong è un progetto “pilota” per gli accordi tra la Chiesa Cattolica e il Governo della Cina e negli scorsi mesi lo stesso Papa Francesco – proprio cercando questa rinnovata unità – tolse la scomunica al vescovo “ufficiale” Zhan Silu e di contro il Partito Comunista nominò Guo Xijin come ausiliare. Un grande passo di dialogo sulla carta che però non viene seguito dai fatti reali: «Guo ha accettato di essere retrocesso a vescovo ausiliare per lasciare la sede di ordinario a mons. Zhan. Ma mons. Guo, non avendo firmato l’adesione alla Chiesa indipendente non è stato riconosciuto dal governo e ora è declassato a senzatetto e migrante. Stesso destino per molti sacerdoti che si rifiutano di firmare», conclude Cervellera. Secondo diverse fonti di AsiaNews presso la diocesi cinese, lo scorso giugno il vescovo oggi “sfrattato” ebbe modo di confessare con tutta sincerità la sua volontà di seguire Cristo prima che lo Stato comunista: «meglio la persecuzione insieme agli altri sacerdoti non ufficiali, piuttosto che aderire all’Associazione patriottica (Ap) e costringere i suoi preti a tale adesione». Lo stesso Cervelliera segnala come un grosso problema al momento è che l’accordo sino-vaticano non è stato pubblicato e reso “legge”: «l’accordo prevede la sottomissione di sacerdoti e vescovi alle leggi della Cina, ma mantiene come facoltativa l’adesione all’Associazione patriottica. Ma l’organizzazione che controlla la Chiesa, esige l’iscrizione obbligatoria». In molte diverse della Cina – anche nel Fujian – è in atto una campagna «per obbligare sacerdoti e vescovi ad aderire all’Ap, pena l’esclusione dal ministero».



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