VATICANO-CINA/ “Il Papa nominerà i vescovi, ma dovrà guardarsi da due rischi”

- int. Francesco Sisci

Il “Global Times”, organo di Pechino, ha legittimato le aspettative di una firma imminente dell’accordo tra Santa Sede e Cina. Una svolta per la Chiesa. Con due rischi, dice FRANCESCO SISCI

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Papa Francesco (LaPresse)

Si moltiplicano le voci di una firma imminente, forse entro il mese, dell’accordo tra Santa Sede e Cina. Aprirebbe a papa Francesco le porte della Repubblica popolare, sanerebbe la dolorosa frattura interna ai cattolici cinesi e garantirebbe al Papa la facoltà di nominare vescovi, assicurandogli il potere di veto sui nomi proposti da Pechino. Che l’accordo possa venire presto sottoscritto è emerso da un articolo del Global Times, organo che dipende dal comitato centrale del partito comunista cinese, e dalle recenti parole dell’ambasciatore di Taiwan in Vaticano, Matthew S.M. Lee. Francesco Sisci, giornalista, ha seguito da vicino gli sviluppi della vicenda e sul punto è intervenuto anche di recente attraverso il Wall Street Journal. “Il rischio per la Chiesa — dice Sisci al Sussidiario — è quello di essere manovrata dal governo cinese. Tutti i governi del resto cercano di manovrare la Chiesa”. E aggiunge: “Credo che alcuni settori dell’opinione pubblica internazionale si siano aggrappati alla questione di Viganò per cercare di infangare anche la vicenda cinese. Ma la posizione della Santa Sede mi pare inattaccabile”.

Secondo il Global Times siamo in dirittura d’arrivo. E’ vero che entro fine mese una delegazione andrà in Cina per la firma?

E’ possibile, anche se dobbiamo aspettare l’annuncio. Fino all’annuncio non siamo sicuri.

Quali sarebbero i punti principali dell’accordo? Come avverrebbe la nomina dei vescovi?

Non lo sappiamo nei dettagli, ma sappiamo che il potere religioso del Papa nella nomina dei vescovi certamente è assicurato.

La firma avrebbe anche un risvolto politico non indifferente perché il Vaticano riconosce Taiwan. Questo cosa significa per la Cina e rispetto all’accordo?

La questione di Taiwan non è in discussione, perché Cina e Vaticano non normalizzano le relazioni. Ma certo questo accordo arriva anche come un richiamo alla calma, e alla tranquillità, mentre la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti sta infiammando tanti animi.

Le risulta che l’Associazione patriottica sia contraria? In caso di firma, che prerogative manterrebbe o avrebbe?

Non credo che l’Associazione sia contraria. Credo che a questo punto in Cina tutti i cattolici, della comunità ufficiale e non, siano favorevoli e aspettino con ansia l’accordo.

Quali sono secondo lei i vantaggi e gli svantaggi per la Chiesa che derivano dal possibile accordo?

Il rischio è quello di essere manovrata dal governo cinese. Tutti i governi del resto cercano di manovrare la Chiesa. I comunisti cinesi saranno peggiori di altri nella storia? Ne dubito. I vantaggi sono che per la prima volta in duemila anni di storia il Papa di fatto arriva in Cina in pieno accordo con il governo cinese. Questa è una svolta epocale per la Chiesa, la Cina e il mondo.

Ci sono vescovi illegittimi che verranno legittimati?

Credo di sì. E’ una questione importante e grave, ma del resto non sono primi né saranno gli ultimi nella storia della Chiesa.

Se Pechino si prepara a riconoscere il Papa come capo dei cattolici cinesi, perché a Pechino preme perché siano riconosciuti i vescovi scomunicati? 

Perché sono stati nominati dal governo ed è importante che il governo non perda faccia e credibilità di fronte alla gente. E’ stato un errore, ma bisogna andare avanti e non fare la guerra o impuntarsi su di esso. Del resto chi non sbaglia?

Da osservatore, come giudica il dibattito interno alla Chiesa cattolica su questo accordo?

L’impressione è che per certi versi sia vacuo. Il punto non è se il governo comunista cinese sia ideale o malvagio. Il punto, come ha detto il Papa, è: che fare? La Chiesa sta ferma, come ha fatto dal 1950, o fa qualcosa? Certo, nel fare si rischia di sbagliare, ma si rischia anche di fare bene. Sempre come ha detto il Papa, non cercare di fare il bene è un male.

Vede qualche nesso tra le posizioni emerse nel caso Viganò e le scelte della Santa Sede verso la Cina?

Credo che alcuni settori dell’opinione pubblica internazionale si siano aggrappati alla questione di Viganò per cercare di infangare anche la vicenda cinese. Temo che torneranno alla carica, ma la posizione della Santa Sede è così semplice e forte che mi pare inattaccabile.

(Federico Ferraù)

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