CINA vs TAIWAN/ Il gioco del cerino (per ora) favorisce Washington

- int. Carlo Jean

Secondo la presidente di Taiwan, tra 5 anni la Cina potrebbe essere in grado di scatenare un attacco anfibio. Gli Usa sono pronti

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Il sottomarino Usa USS Georgia e l'incrociatore USS Port Royal (LaPresse)

Venti di guerra che soffiano sempre più insistenti tra la Cina e quella che Pechino considera una provincia ribelle, l’isola di Taiwan. Oltre ai continui sorvoli di jet militari cinesi, che hanno destato la paura e la preoccupazione del presidente di Taiwan in un messaggio degli scorsi giorni in cui chiedeva al mondo libero di farsi carico di questa preoccupazione, fonti autorevoli come il Wall Street Journal e l’agenzia Reuters scrivono che forze speciali americane stanno già addestrando l’esercito di Taiwan in vista di un possibile attacco militare. Queste voci si aggiungono a un tweet del senatore repubblicano John Cornyn, membro della commissione di Difesa, che ad agosto parlava di 30mila marines già nell’isola. “È impossibile” ci ha detto in questa intervista il generale Carlo Jeanesperto di strategia, docente e opinionista “significherebbe un sesto della forza complessiva dei marines, che sono 180mila in tutto. Che ci sia personale specializzato che si occupa delle tecnologie di difesa, questo sì, perché si tratta di materiale così sofisticato e così segreto che gli americani non permettono neanche ai propri alleati di utilizzarlo”. In ogni caso, ci ha detto ancora Jean, “la Cina, nonostante la sua forza militare, non è oggi in grado di mettere in atto un attacco anfibio nei confronti di Taiwan”. Che però si stia preparando a farlo nei prossimi anni, è tutto un altro discorso, che tiene in ansia tutto il mondo per le possibili conseguenze.

Taiwan è oggetto da giorni di voli militari cinesi sempre più intensi, che stanno alzando il livello di tensione. Qual è la sua idea su quanto sta succedendo?

Bisogna chiarire una cosa che molti media stanno riportando in modo inesatto. Pechino non ha violato lo spazio aereo di Taiwan, ha fatto sì molti sorvoli militari, ma nella cosiddetta zona di identificazione aerea, una zona abbastanza ampia che è circa a un centinaio di miglia dallo spazio aereo nazionale di Taiwan.

Però il presidente dell’isola ha lanciato un messaggio fortemente preoccupato…

Hanno paura certo, ma è un trend normale. Taiwan alza la voce anche per ottenere armi e tecnologie militari da parte degli Stati Uniti.

Infatti gli Stati Uniti denunciano che Taiwan negli ultimi anni si è disinteressata in modo preoccupante delle proprie difese militari, è così?

Sì, gli Usa dicono che Taiwan deve rafforzare le proprie difese militari. Difese che comunque sono già notevoli, visto che dispone di una forza attiva di soldati pari a 250mila unità. Taiwan è poi favorita dalla propria geografia, è un’isola montagnosa con picchi anche di 3mila metri.

Non a caso in una delle nostre ultime interviste lei ci diceva che invadere l’isola non è semplice.

No, per nulla. Ma la stessa presidente di Taiwan ha detto che la Cina solo fra cinque anni sarà in grado di mettere in atto un attacco anfibio. Attualmente Pechino, nonostante la sua forza militare, non è in grado di attaccare un’isola che ha 250mila soldati e una aviazione e sistemi di difesa aerea nascosti in bunker nella roccia, che sono difficilmente neutralizzabili. Sarebbe una operazione estremamente costosa e dall’esito anche incerto, perché i rifornimenti cinesi dovrebbero passare per lo stretto di Taiwan  e quindi essere soggetti ad attacchi sottomarini e missilistici.

Un bombardamento missilistico sarebbe fattibile? Che effetto otterrebbe?

Farebbe il solletico. Un bombardamento missilistico in un paese preparato a sostenerlo è difficile che riesca ad avere successo, a meno che non venga accompagnato da un negoziato di carattere politico.

In che senso?

Un negoziato politico sarebbe comunque complicato dal fatto che negli accordi presi da Nixon e Kissinger con Mao nel 1972 veniva sì riconosciuta una sola Cina, quella della Repubblica popolare di Pechino, ma altresì che l’unificazione di Taiwan con la Cina non può essere attuata con la forza, cosa che comporterebbe l’intervento americano.

Un senatore americano, John Cronyn, sostiene che a Taiwan ci sarebbero già 30mila marines. Le sembra possibile? Come fanno a tenerli così nascosti?

Impossibile, i marines sono 180mila in tutto il mondo, quei 30mila sarebbero un sesto della forza totale, una divisione intera, il che mi sembra strano. Credo che ci possano essere sì alcune migliaia di istruttori e tecnici destinati al mantenimento in efficienza della strumentazione. È talmente delicata che gli americani non permettono neanche ai propri alleati di toccarla. Ma che si possa raggiungere quella cifra mi sembra davvero poco credibile.

Potrebbe essere un messaggio inviato a Pechino, del tipo: non toccate l’isola in nessun modo?

Detto da un senatore è come se un nostro deputato affermasse che la Russia vuole invaderci. Le minacce acquistano un certo spessore solo se pronunciate da organismi deputati, come il Dipartimento di Stato o della Difesa.

In effetti negli ultimi giorni Biden ha detto che vuole aprire un nuovo dialogo con Xi Jinping e non sembra interessato a una guerra. Che ne pensa?

La guerra nessuno ha interesse a farla. Comporterebbe l’uso di armi nucleari con tutto quello che ne consegue. Le economie poi si stanno appena riprendendo dallo shock causato dal Covid-19.

(Paolo Vites)

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