PORTA A PORTA/ Governo e maggioranza “sotto torchio” nello studio di Bruno Vespa

- La Redazione

Che cosa è successo nella puntata di ieri sera di Porta a Porta? Il governo battuto per un voto, ne parlano Cicchitto, Di Pietro, Formigoni, Reguzzoni e Galletti. Lo racconta REMO GRIGIONI

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Bruno Vespa, Porta a Porta

Nel salotto di Bruno Vespa ieri sera si sono confrontati il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, il leader dellItalia dei Valori Antonio di Pietro, il Capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto, il capogruppo della Lega Nord Marco Reguzzoni, il deputato dell’Udc Gian Luca Galletti, leditorialista del Corriere della Sera Massimo Franco  e il direttore del Tempo Mario Sechi.
La puntata si apre con un servizio di cronaca sulla movimentata giornata politica dove,  a Montecitorio,  il Governo è andato sotto su un voto che riguardava il resoconto del bilancio dello Stato. Vespa passa in rassegna gli assenti della maggioranza e chiede spiegazioni a Cicchitto il quale dice che si tratta di assenze occasionali e che quella di Tremonti è emblematica nessuno non voterebbe un proprio provvedimento. 
Il capogruppo del Pdl ritiene che lassenza di Scajola sia dovuta a code mediatiche in seguito ad un suo colloquio di poche ore prima con il Premier Berlusconi. Poi, Cicchitto prospetta una richiesta di fiducia in parlamento poiché quello che è successo oggi è stato un classico incidente parlamentare. Anche Reguzzoni è possibilista sul voto di fiducia poiché è un voto di chiarezza.
Antonio Di Pietro allattacco Chi si accontenta gode! afferma additando i rappresentanti della maggioranza presenti in studio, che ridimensionano lo scivolone del governo  e non è stato approvato il bilancio dello Stato, è un fatto di sfiducia in sé ed ex sé! Di Pietro continua sottolineando il fatto che molti degli esponenti assenti erano presenti nel palazzo della Camera dei Deputati durante il voto. Il dibattito inizia ad infiammarsi. Al centro dell’attenzione di Di Pietro le assenze di Tremonti e Bossi,  Ministri della Repubblica, che non hanno votato il provvedimento. E ancora: Il voto di fiducia è troppo bello, viene comprato come il 14 dicembre. Qualsiasi soluzione è, a detta di Di Pietro, condivisibile perché occorre liberare il Paese.
Tocca a Roberto Formigoni che imputa a leggerezza e a momenti occasionali le numerose assenze tra le fila della maggioranza oggi. Anche lui è favorevole a un voto di fiducia, per spazzare via ogni polemica. Sottolinea però che non sono accettabili atteggiamenti di leggerezza, e Tonino Di Pietro lo incalza Leggerezza o minaccia?.
Regge o non regge il governo? Questa la domanda con cui Vespa rilancia il dibattito. Dibattito infiammato tra Cicchitto e Tonino Di Pietro: non cè più la testa o solo un cappello del bilancio con il voto di oggi? Galletti dellUdc sottolinea provvedimento importante, poiché i numeri di quel documento rappresentano la politica che il governo ha portato avanti nell’ultimo anno e si dichiara preoccupato per le ripercussioni a livello internazionale. Poi passaggio confusionale con Reguzzoni della Lega Nord che parla di superare il bipolarismo, di ridurre il numero dei parlamentari e di riforme perché lui viene dalla Padania, che è la Regione più produttiva del Paese. La confusione domina nello studio e la discussione sembra deragliare. Cicchitto torna a battere sul ripresentare lo stesso provvedimento con la questione di fiducia su di esso. Sciatteria frutto di malessere? chiede Vespa e Di Pietro malizioso penso ci sia piuttosto qualche seconda rata ancora da pagare.

Formigoni sottolinea che in un momento in cui la maggioranza è attaccata il parlamentare di maggioranza deve garantire la presenza ed è per questo che è un incidente tecnico che sta diventando un incidente politico sanabile con voto di fiducia. Il Presidente Formigoni conclude dicendo che c’è stata una “leggerezza colpevole e inescusabile”. Cicchitto concorda. Reguzzoni, in cravatta verde, afferma che ci sono agenzie di stampa che raccontano di giornalisti che si vantano di aver rallentato Umberto Bossi, impedendogli di fare il suo ingresso nell’aula di Montecitorio e che per questa ragione non ha votato.
Il direttore del Tempo riporta la discussione su toni più pacati e sottolinea che non è stato solo un errore, perché dal punto di vista politico c’è uno sfilacciamento della maggioranza. Quindi Massimo Franco sottolinea la reazione leghista dopo il voto che ha detto “niente intercettazioni e niente condono”. Poi aggiunge: il voto di oggi è un “messaggio brutto ai mercati finanziari ed è un colpo alla tenuta della maggioranza”. Momento di poesia con Antonio di Pietro che urlando dice “vi siete rotti e avete rotto…” il livello del dibattito si inabissa…
Quindi Formigoni prova a riprendere in mano un dibattito sereno e chiede che Berlusconi espliciti chiaramente la propria intenzione di non ricandidarsi alle prossime elezioni, così da permettere al Pdl di iniziare un lavoro che possa condurre alla creazione di nuove alleanze politiche sotto la stella polare del PPE.
Quindi ennesimo battibecco tra Di Pietro e Reguzzoni sulle province (come mai siano saltate fuori ce lo siamo perso…mah…). Quindi Vespa cambia tema e parte un servizio sulla crisi della Lega Nord, che prende le mosse dall’elezione di Maurilio Canton alla segreteria provinciale di Varese, che ha provocato una forte spaccatura tra “il cerchio magico” di Bossi, i c.d. maroniani e la base più militante. Ma la puntata sembra ormai sul finire, senza più cartucce da sparare. 
Tant’è che, in ottica pienamente da par condicio, Vespa decide di affrontare le dinamiche del centro sinistra, con il cosiddetto patto di Vasto tra Di Pietro, Bersani e Vendola. Ma la puntata ormai ha perso verve e l’ora si fa sempre più tarda. Permane l’impressione di aver visto una classica puntata del programma di Vespa, senza particolari picchi, che ha fotografato bene la situazione di estrema confusione in cui versa il nostro Parlamento.

(Remo Grigioni)

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