PIRANHA 3D/ La ricerca delleccesso in un film horror “acqua e sapone”

Alexandre Aja nel suo ultimo film dimostra di voler esagerare, e, commenta MATTEO CONTIN, produce un horror modesto, senza pretese, costruito su una sceneggiatura rispettabile

07.03.2011 - Matteo Contin
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La locandina di Pirahna 3D

Da una decina di anni Quentin Tarantino propaganda l’importanza del cinema di serie b, sia attraverso il suo cinema citazionista, sia attraverso una serie di interventi (basti ricordare la retrospettiva durante il Festival di Venezia di cui è stato testimonial con Joe Dante) tendenti a valorizzare a livello del tutto cinematografico ed artistico (tralasciando quindi da parte i meriti commerciali e quant’altro) quella parte di cinema che, ai suoi tempi, venne disprezzata totalmente dai critici, amata dal pubblico e poi messa quasi del tutto da parte negli anni Ottanta grazie all’intervento di registi come lo stesso Dante che, partendo dallo stile e dai modi di quel genere, tirarono fuori dal cappello magico una serie di film horror ben realizzati, ricchi di senso dello humour e di sangue, che furono, più o meno, una sorta di upgrade al cinema di serie b.

Tutto sembra cambiare quando Tarantino decide di dare il via ad un progetto delirante: perché non realizzare un film che simuli la proiezione double-feature dei drive-in (con tanto di pubblicità e trailer), omaggiando senza filtri e intellettualismi, il cinema di serie b con un prodotto esagerato, divertente, pieno di belle donne e tanto sangue? Ecco quindi che vede la luce Grindhouse, diretto in coppia con il fido Robert Rodriguez, che però fu una mezza delusione. L’episodio diretto da Tarantino (A prova di morte) erano solo lunghi e noiosi dialoghi con qualche scontro in automobile, mentre il lavoro di Rodriguez (Planet terror) era un lavoro genuino e ricco di idee deliranti. Non è un caso che sia proprio quest’ultimo ad aver raccolto il testimone e, partendo proprio da un finto trailer girato per Grindhouse, ecco saltare fuori Machete, capolavoro sconclusionato e fuori di testa e moderno b-movie.

da questo punto che nasce e cresce il nuovo film del francese Alexandre Aja, Piranha 3D, remake del cult-movie di Joe Dante. Non si può certo dire che Alexandre Aja sia il nostro regista preferito (Le colline hanno gli occhi e Riflessi di paura non erano di certo film sufficienti), ma con il suo ultimo lavoro ha dimostrato soprattutto una cosa: di avere il coraggio di esagerare e portare tutto all’estremo solo per compiacere e per far divertire il suo pubblico.

Sopra il Lago Vittoria va tutto bene: fervono i preparativi per lo Sping break e stormi di ragazze in bikini si affollano sulle rive del lago. Anche Jake vorrebbe parteciparvi, ma purtroppo deve tenere a bada i suoi fratellini, visto che la madre – che di lavoro fa lo sceriffo – è super-impegnata nel tenere sott’occhio la situazione. Ma come potrebbe fare Jake a dire di no ad un produttore di film porno che lo assume per mostrargli gli scorci più belli del lago? Jake sale così sulla barca del produttore nella speranza di passare un pomeriggio indimenticabile. E così sarà, ma non per le ragioni immaginate da Jake: una scossa tellurica apre una crepa sul fondale del lago, creando così un varco tra il lago ed un bacino preistorico che ha conservato l’animale più pericoloso di sempre: il piranha!

Insomma l’avete capito: ci sono belle ragazze seminude, c’è tanto sangue, ci sono tanti piccoli mostruosi piranha. Questo è, non aspettatevi nemmeno qualcosa in più: “Piranha 3D” è tutto qui! E Alexandre Aja sfrutta al massimo il poco (ma succoso) materiale a sua disposizione, premendo al massimo sull’acceleratore per sfornare l’unico – e sicuramente il più onesto – b-movie di questo nuovo millennio. La regia tiene in piedi una sceneggiatura meglio scritta di quanto non possa sembrare ad una prima occhiata (niente di originale, sia ben chiaro, ma se non altro ha una buona struttura narrativa), e si sbizzarrisce nel momento in cui deve mettere in scena siparietti erotici e le scene di squartamenti per mano – anzi, per zanna – dei piranha.

Un bel film? Nemmeno per sogno, ma almeno un film divertente e onesto, che non ha bisogno di usare critiche sociali per legittimarsi (come fa tanto horror moderno) e che vive solo di ciò che vediamo sulla sua superficie. Niente di più, niente di meno. 

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