HABEMUS PAPAM/ Il segreto di Moretti che batte le congiure di Dan Brown

- Massimo Bernardini, int. Massimo Bernardini

Moretti, afferma MASSIMO BERNARDINI, poteva raccontare una Chiesa fatta di potere e scandali, invece descrive uomini fragili ma sereni. Non si spiega però una Chiesa che resiste da 2000 anni

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Moretti tra i cardinali in una scena di Habemus Papam (Foto Ansa)

Imprevisto. Habemus Papam di Nanni Moretti cè arrivato fra capo e collo come non ce laspettavamo, tenero e amaro insieme, sapido e strambo allo stesso tempo. Sinceramente, dopo la pesantezza confusa de Il caimano (ma alla luce dellattualità ci piacerebbe rivederlo) temevamo applicasse alla Chiesa e a chi la guida certi brutti vizi del Moretti cittadino, spesso tentato dal demone della superiorità morale.
Invece, il film ci ha del tutto spiazzati, nel suo voler raccontare la Chiesa – e la Chiesa istituzione in uno dei suoi passaggi più sensibili: lelezione di un ipotetico nuovo successore di Pietro – al di là delle mura vaticane. Poteva scegliere la strada di un racconto sul potere, sulla ricchezza, sugli scandali, sulle segrete nefandezze alle quali una certa ossessione laicista si ostina a ridurre il cattolicesimo. Invece, ha scelto di ritrarla attraverso una semplice compagnia di uomini, il collegio cardinalizio, fatta di anziani preti acciaccati ma sostanzialmente sereni, nessuno dei quali brama il soglio pontificio come compimento della propria carriera, portatori di piccoli vizi tutto sommato innocenti, figli del proprio tempo e della propria latitudine di provenienza, rispettosi gli uni degli altri e consci del gravoso compito che li aspetta (casting strepitoso fra laltro, quasi tutto composto di grandi vecchi della scena teatrale italiana).
Poi cè lui, il prescelto, che ha il viso stanco e i grandi occhi malinconici di un grandissimo Michel Piccoli. il candidato a sorpresa su cui convogliano i voti dopo varie votazioni di stallo, che accetta senza sapere fino in fondo cosa lo aspetta e che al momento decisivo, la prima apparizione al balcone di San Pietro, cadrà in una profonda crisi depressiva.
Moretti guarda con toccante partecipazione allavventura umana di questo novello Celestino V figlio della nostra modernità. E pur senza credere mai che proprio nelle ambasce di quella drammatica scelta possa farsi largo quella Presenza pur amata e riconosciuta dal nuovo Papa, ne indaga i rovelli con mano felice. Quel vecchio tremante e commosso, fragile e incerto, è un uomo come noi. Ha una storia personale e delle preferenze (il grande amore per il teatro di Cechov, i cui versi sa a memoria); chiede aiuto e ha bisogno di restare solo; scappa dal Vaticano, ma solo per immergersi in una quotidianità che forse non ricordava più.

I suoi confratelli del Sacro Collegio hanno per lui mille attenzioni, e anche se non capiranno la sua scelta finale di passare la mano fanno di tutto per sostenerlo, ricorrendo persino alla psicanalisi del dottor Moretti e della sua ex consorte.
In attesa poi che il Santo Padre ritorni lucido e all’altezza del suo compito, si fanno coinvolgere in un surreale torneo di pallavolo nei cortili vaticani (Moretti’s touch), facendo emergere con libertà i loro caratteri e persino la loro allegra competitività. È una Chiesa fatta di stanzette modeste, di medicine contro l’insonnia, di guardie svizzere molto prosaiche ma dai costumi spartani.
E poi c’è il fuori, coi soliti media effervescenti e tontoloni, la tv chiacchierona e ignorante, un responsabile delle PR alle prese con la più imprevista delle emergenze, ma soprattutto il popolo della piazza che aspetta giorno e notte con ansia di sapere chi sarà il suo nuovo padre. Qui il laico Moretti è pieno di rispetto e curiosità, intuisce l’abissale distanza fra le aspettative di questa massa in attesa e la fragilità di quella piccola compagnia di uomini cui lo Spirito affida compiti così colossali.
Ma il suo viaggio-interrogativo si arresta qui, al “gran rifiuto” di un uomo travolto dall’ansia e dall’impotenza. Che ne sarà di quei vecchi addolorati e sorpresi dalla sua scelta, che ne sarà di questa Chiesa madre e insieme figlia della fragilità dei suoi figli? Davvero, se non fosse frutto dell’iniziativa misteriosa di un Altro, non potrebbe che essere scomparsa da tempo, assediata com’è dalla crisi di tanti dei suoi. Moretti sa che anche oggi, dietro quelle mura sempre meno impenetrabili, ci sono dei santi. Ma non lo dice o forse non li ha mai incontrati. Forse basterebbe un appuntamento…







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