HOTEL TRANSYLVANIA/ Lhorror in maschera che affronta le paure famigliari

- Emanuele Rauco

EMANUELE RAUCO ci parla di Hotel Transylvania, animazione in 3D diretta da Genndy Tartakovsky e ispirata alle pellicole horror classiche, quelle della Universal degli anni ’30.

hotel_transylvaniaR439
Una scena del film

Dovrebbe far riflettere che il lieve morbo della parodia, della citazione ironica, dell’omaggio cinefilo abbia coinvolto anche l’animazione. Dopo ParaNorman, Grindhouse per bambini sul cinema anni ’60 e ’70, l’operazione risale ancora più indietro nel tempo con Hotel Transylvania, animazione in 3D diretta da un mezzo genio come Genndy Tartakovsky e ispirata alle pellicole horror classiche, quelle della Universal degli anni ’30.

La storia vede Dracula che apre un albergo di lusso per mostri e lo inaugura il giorno del compleanno della figlia, il giorno in cui la piccola raggiunge la maggiore età. Ma anche il giorno in cui per caso, oltre a tutti i mostri possibili, arriva un umano viaggiatore: e gli umani sono la cosa che il conte teme di più, dato che gli hanno ucciso la moglie, secoli prima.

Scritto da Peter Bayman, Robert Smiegel, Todd Durham, Dan e Kevin Hageman, Hotel Transylvania è una classica commedia familiare di stampo disneyano, su temi simili a quelli di Alla ricerca di Nemo, declinati però secondo una vena comica e cinefila che rielabora decenni di cinema horror e di creature spaventose. Ornamenti che servono a Tartakovski per un racconto di formazione paterno, su come un genitore dovrebbe affrontare le proprie paure per non rischiare di trasmetterle ai figli e di come i pargoli andrebbero lasciati liberi di capire la loro strada e seguire le aspirazioni, esplicitamente lasciandoli liberi di viaggiare e andarsene a scoprire la vita per poi tornare; senza dimenticare il grande classico del cinema animato sul capire e accettare gli altri e le proprie differenze.

Più interessante e sottile è la descrizione dei rapporti con gli altri in chiave di messinscena e travestimento, di elaborata bugia: se Dracula ha costruito un finto villaggio in cui gli zombie fingono di essere umani sanguinari per spaventare la figlia Mavis, il rapporto tra lui, l’umano Jonathan e gli altri mostri (tra cui il più divertente è l’Uomo lupo con moglie e devastante prole al seguito) è costruito come una commedia slapstick in cui il ragazzo deve fingersi cugino di Frankenstein. E il finale non a caso è legato a Halloween, ossia a una festa in cui gli umani si travestono da mostri.

Questo gioco di maschere ed equivoci scatena la verve di un film che parte fin troppo piano e placido, chiuso dentro schemi troppo noti, ma che con l’arrivo del personaggio estraneo riesce a far esplodere momenti di comicità notevole, come la gara dei mimi con l’Uomo invisibile. Il resto è routine ben confezionata e riempita di musica discutibile ma giovanile, che potrà disturbare i non appassionati, ma che a suo modo funziona, come dimostrato dagli incassi.

Resta il dubbio su come i bambini o i ragazzi possano apprezzare citazioni e parodie che non gli appartengono, ma evidentemente è una questione di lana caprina che può interessare solo al critico o al limite al sociologo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori