REPORT/ Eni, lo sconto sui carburanti e il rapporto tra Italia e Russia (video). 16 dicembre 2012

- La Redazione

La nuova inchiesta curata approfonditamente dalla redazione di Report si concentra in particolare su Eni, la più grande compagnia italiana operante nel settore dellenergia. Il video

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Report (Fonte Infophoto)
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Report, puntata del 16 dicembre 2012 (video) – La nuova inchiesta curata approfonditamente dalla redazione di Report si concentra in particolare su Eni, la più grande compagnia italiana operante nel settore dellenergia che nella scorsa estate ha dato vita ai maxi sconti del weekend sul prezzo del carburante (circa 20 centesimi in meno a litro su benzina e diesel). Nello specifico, linchiesta del programma condotto da Milena Gabanelli su Rai Tre si concentra sulla strategia internazionale che il colosso italiano ha tenuto soprattutto negli ultimi dieci anni, spesso fonte di diverse multe da parte del governo per delle pratiche non proprio convenzionali e lecite. Durante il servizio, infatti, vengono intervistati alcuni operatori e giornalisti che si interessano del mercato degli idrocarburi da anni e che asseriscono che, secondo alcuni rapporti realizzati dai servizi segreti britannici, laccordo tra lItalia e la Russia sulla costruzione del gasdotto attraverso il quale i russi ci riforniscono di gas e metano, ha portato enorme vantaggi personali a una stretta cerchia di personaggi russi ed italiani, tra cui il presidente Putin e lex premier Silvio Berlusconi. Infatti, laccordo sottoscritto dallItalia allora rappresentata da Berlusconi, da un punto di vista economico e strategico è senza dubbio controproducente visto che ci porta a pagare per diversi anni il metano a prezzi molto più alti dei quali avremmo pagato rispetto allaccordo sottoscritto dalla maggior parte dei Paesi europei. La cosa più incredibile è che il gas viene estratto in una ricca città del Kazakhistan proprio dallEni che poi per uno strano accordo lo rivende alla Russia a un prezzo bassissimo, dai 16 ai 40 euro ogni mille metri cubi. La stessa Russia poi lo purifica e lo rivende ad altri Paesi, tra cui proprio lItalia, a un prezzo spropositato costringendo i cittadini italiani a dover pagare le relative utenze che risultano molto più alte rispetto a quelle che si sarebbero dovute pagare altrimenti. Peraltro la stessa cosa succede con la Libia e con un gasdotto che passerà dalla Sardegna e giungerà in Emilia Romagna. Cosa che fa ancora più riflettere è che così facendo lEni, stando a quanto detto da un ex dirigente che operava proprio nel Kazakhistan, rinuncia ad introiti davvero elevati, circa 3-4 miliardi di euro. Secondo lex dirigente, diventato il testimone chiave in un processo in corso, questo è stato possibile in quanto per uno scambio di favori tra politici italiani, kazachi e russi e in particolare di esponenti del centrodestra italiano. Linchiesta di Report pone poi laccento su quanto stia facendo lattuale amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, che era stato messo a capo del Gruppo per mettere a posto i conti e fare pulizia di alcuni dirigenti che avevano gestito male e che soprattutto erano stati coinvolti in alcuni procedimenti penali per corruzione internazionale. In realtà, il bilancio di Eni soltanto nel primo anno era nettamente migliorato, con un debito sceso a 9 miliardi. Negli anni successivi, invece, è accresciuto enormemente fino ad arrivare a 28 per poi scendere agli attuali 19 miliardi, ma soltanto perché Eni ha ceduto alla Cassa dei Risparmi, e quindi allo Stato Italiano, la Snam. Un indebitamento che è pari al 47% del proprio capitale patrimoniale. Inoltre, nonostante la crisi e le difficoltà dellazienda, lo stipendio di Scaroni è aumentato dagli iniziali 3 milioni di euro netti allanno ai 4,8 milioni. Questo, come spiegato nel servizio da un consulente finanziario che ha avuto la possibilità di analizzare il bilancio di Eni, è stato un atto non regolare in quanto lo stesso Scaroni, resosi conto della svalutazione delle azioni di Eni, ha pensato di cambiare le proprie stock option (azioni) in liquidità ai danni degli azionisti con buona pace della Consob che non è intervenuta. Inoltre, linchiesta prende in esame quello che sta succedendo in Basilicata dove improvvisamente dopo anni di mancato utilizzo, il Ministero dello Sviluppo ha dato lok per utilizzare un le strutture Eni per estrarre quanto resta di petrolio e quindi svuotarle, in quanto si vuole creare una sorta di hub e quindi stoccaggio del gas per farlo trasportare in ogni parte dItalia. Tuttavia ci sono diverse problematiche relative allinquinamento ambientale e alla salute dei cittadini, per cui il 6% di fabbisogno nazionale che questo punto di stoccaggio permette non risulta essere giustificato, anche perché in quelle zone ci sono riserve dacqua che vengono utilizzate non solo dalla Basilicata ma anche da tutta la Puglia. 



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